10 metri di neve sulle Alpi: avvenne nel 1951, ma si potrà ripetere
L’inverno del 1950-1951 resta impresso come uno degli eventi più estremi della storia climatica delle Alpi europee, quando abbondanti precipitazioni nevose e successive valanghe devastarono gran parte dei territori montani di Italia , Svizzera e Austria . Le eccezionali nevicate, alimentate da un’inusuale sequenza di Basse Pressioni che dal Mar Ligure portavano masse d’aria umida verso le Alpi, accumularono fino a dieci metri di neve su alcuni versanti, costituendo un primato storico ancora vivo nella memoria collettiva delle popolazioni alpine.
• Gli effetti delle nevicate in Italia
• Valanghe devastanti in Svizzera e Austria
• Prevenzione del rischio valanghe
Un evento eccezionale avvenne nel 2014. Questo evidenzia che simili nevicate possono ripetersi, ma l’inverno che analizziamo adesso, fu davvero record per le conseguenze.
Nel corso di questo rigido inverno, le forti nevicate causarono oltre 1.300 valanghe complessive, di cui 649 solo sul versante italiano delle Alpi . Le conseguenze furono devastanti: più di 600 edifici furono distrutti e il bilancio di vittime raggiunse 279 morti . Italia e Austria contarono tra le più alte perdite umane, con 46 vittime italiane e 135 austriache , mentre in Svizzera si registrarono 98 morti . In questo drammatico contesto, il 1951 si configura come l’anno della “grande nevicata alpina”.
Gli effetti delle nevicate in Italia
In Italia , tra le aree più colpite si annovera la Valtellina in Lombardia . A Livigno , tra il 19 e il 21 gennaio 1951 , una nevicata ininterrotta incrementò la coltre nevosa già presente dal novembre precedente, facendo aumentare il rischio di valanghe . Proprio il 21 gennaio , la località di San Rocco fu investita da una valanga che travolse alcune abitazioni, causando la morte di sette persone, sei delle quali erano appena rientrate a casa dopo la messa domenicale. Gli uomini del villaggio, già impegnati nei soccorsi per altre valanghe che avevano colpito la zona poche ore prima, non poterono evitare la tragedia.
Anche in Piemonte , la Val Formazza visse momenti di dolore e distruzione. Il 12 febbraio 1951 , una valanga travolse il villaggio di Canza , con il tragico bilancio di sei morti e numerose abitazioni distrutte. Questo evento ha lasciato un segno indelebile nella memoria delle comunità walser della valle, ancora oggi custodi di una storia segnata da queste catastrofi invernali.
L’ Alto Adige non fu risparmiato: nelle vicinanze di Fundres , in Val Pusteria , si registrarono danni ingenti. In alcuni punti, gli accumuli di neve arrivarono a superare i quattro metri . Gli abitanti della valle affrontarono per giorni le difficoltà di un isolamento pressoché completo, reso più arduo dall’impossibilità di accedere a rifornimenti di viveri e di energia. Il 20 marzo , nel Passo di Montecroce, la neve superava ancora i quattro metri , ricoprendo quasi completamente le strutture e lasciando visibili solo le sommità dei pali della luce.
Valanghe devastanti in Svizzera e Austria
In Svizzera , l’inverno del 1950-1951 è noto come “l’inverno delle valanghe”. Il Canton Ticino e i Grigioni furono le aree più duramente colpite, con più di 1.000 valanghe tra gennaio e febbraio. La devastazione fu impressionante: oltre 100 persone persero la vita e oltre 1.000 edifici furono distrutti. Il villaggio di Vals subì una delle più gravi sciagure, con un’intera porzione del paese spazzata via da una valanga, che portò alla luce l’urgenza di potenziare le misure di protezione e prevenzione del rischio valanghe. Fu in questo periodo che l’ Istituto federale per lo studio della neve e delle valanghe (SLF) intensificò le ricerche per sviluppare modelli di previsione più accurati, migliorando così i sistemi di difesa contro le valanghe.
In Austria , le valanghe causarono 135 vittime e danneggiarono pesantemente molte comunità alpine. Il caso più drammatico si verificò a Blons , nel Vorarlberg , dove una gigantesca valanga travolse gran parte del villaggio, uccidendo 57 persone e causando un’enorme distruzione. Il disastro di Blons spinse le autorità austriache a promuovere importanti riforme nella gestione del rischio di valanga, che portarono alla realizzazione di infrastrutture più sicure e strategie di evacuazione più rapide.
Prevenzione del rischio valanghe
Il drammatico inverno del 1950-1951 segnò una svolta nella gestione del rischio valanghe in tutta l’area alpina. Gli eventi di quell’anno fecero emergere la necessità di implementare sistemi più efficaci di monitoraggio e previsione. In Svizzera , l’ SLF (Istituto federale per lo studio della neve e delle valanghe) intensificò gli studi e creò modelli per prevedere i movimenti delle masse nevose, mentre in Italia vennero adottate misure per migliorare le infrastrutture nelle zone alpine più isolate.
A Livigno , in Valtellina , l’evento del gennaio 1951 portò le autorità italiane a potenziare le vie di comunicazione, riducendo l’isolamento del paese durante i mesi invernali. Fu grazie a queste iniziative che, successivamente, venne costruita la strada invernale del Passo del Foscagno , permettendo a Livigno di rimanere accessibile anche durante le stagioni più rigide.
L’inverno 1950-1951 fu estremo, ma le caise sono da ricercare nelle precipitazioni molto abbondanti. E considerando il trend che vede un aumento di quantità di precipitazioni, eventi meteo come quell’inverno potrebbero nel futuro ripetersi.
