Meteo pazzo: Milano -20 gradi, -40 in Emilia. Roma, 13 giorni di neve
Come sarà l’inverno 2024-2025? Non facciamo ingannare dall’attuale mitezza
Mai farsi ingannare dal meteo in un’epoca di cambiamenti climatici che esaspera i fenomeni estremi. Attualmente, il clima in Italia è insolitamente mite, con temperature troppo elevate rispetto alla norma prevista per la media mensile. In passato, sebbene in contesti differenti, si è passati più volte da settimane miti a eventi estremamente rigidi. La principale sfida da affrontare in queste circostanze è l’adattamento al clima estremo , soprattutto in Italia, dove non siamo abituati a tali sbalzi termici . Se ci trovassimo in Nord America sarebbe diverso: lì è possibile assistere, nell’arco di poche ore, a oscillazioni tra i +15°C e i -10°C o anche oltre, perfino in città come New York .
• Come sarà l’inverno 2024-2025? Non facciamo ingannare dall’attuale mitezza
• Freddo estremo, si parla troppo di 1985 e 1956
• Le temperature minime e massime di febbraio 1956
• Gelo storico in Europa e in Italia: la Piccola Era Glaciale
• La Piccola Era Glaciale (PEG) cosa è, può tornare?
• Piccola Era Glaciale fu una fluttuazione del Clima
Trieste , città porta della Bora , ha vissuto eventi meteorologici simili, passando dalla mitezza al gelo estremo. In queste circostanze, la città è colpita dal vento tagliente sotto zero, che non lascia scampo e congela le abitazioni.
Freddo estremo, si parla troppo di 1985 e 1956
La straordinaria rigidità climatica di febbraio 1956 emerge come uno degli episodi più estremi nella lunga serie di osservazioni dell’ Osservatorio di Milano Brera , con temperature medie mensili di qel mese con -2,1°C . Questa media, suddivisa in -4,9°C per le minime e 0,7°C per le massime, ha contrassegnato quel febbraio come il più freddo mai registrato, rappresentando un record senza eguali nella storia climatica italiana documentata, e richiedendo di tornare indietro fino al XIX secolo per rinvenire temperature simili. I dati climatici del febbraio 1814 e del febbraio 1858 , rispettivamente con una media di -2°C , rappresentano gli unici confronti storici che avvicinano questo evento a una persistenza di freddo così accentuata, resa memorabile dalle fitte nevicate che fecero gelare fiumi, laghi e perfino il Tamigi a Londra .
Solo il febbraio 1929 segnò un gelo così estremo , benché meno rigido, con una media per Milano Brera di -1,6°C . Tuttavia, per ritrovare un mese altrettanto rigido come febbraio 1956 bisogna tornare al gelido gennaio 1947 , quando le temperature si mantennero addirittura più basse, con una media di -2,7°C a Milano, in condizioni di gelo estremo prolungato, caratterizzate da 31 notti di gelo consecutive e 19 giorni di ghiaccio . Il giorno di ghiaccio vuol dire che la temperatura massima non supera la sogliia di 0°C. E parliamo di Milano Brera, ovvero della città che allora era già bella ampia, quindi con una sua isola di calore urbana.
Ma un confronto dettagliato tra questi mesi eccezionalmente freddi sottolinea come febbraio 1956 fu non solo intenso, ma anche duraturo, configurandosi come un periodo climaticamente rigido con pochi precedenti per durata e persistenza.
Nel 1956 , oltre al rigore delle temperature, colpisce l’aspetto delle precipitazioni, poiché i 17 mm complessivi caduti a Milano derivavano tutti dalla neve , portando giornate con nevicate lievi e gelide. Questo febbraio risultò 6,2°C più freddo rispetto alla media dei trent’anni precedenti, una discrepanza eccezionale rispetto alle variazioni stagionali standard dell’epoca. Ai tempi d’oggi annoveriamo annate che potrebbero essere anche di 6°C più miti in febbraio rispetto alla media.
A Milano Linate , il 16 febbraio 1956 venne registrata la temperatura minima di -15,6°C , un record per Linate che tuttora rimane imbattuto e che trova parziale confronto soltanto con il gennaio del 1947, con una minima assoluta di -15°C . Nessun mese successivo ha più raggiunto un freddo simile, neppure il gennaio 1985, che pure segnò una fase meteorologica rigida, ma con una media di -0,6°C . Ma nel 1985 il gelo ebbe una durata decisamente inferiore.
Le temperature minime e massime di febbraio 1956
Durante febbraio 1956 , le temperature giornaliere oscillavano costantemente sotto lo zero, tracciando una curva di gelo intensa e persistente. Nei primi giorni del mese, le minime sfiorarono valori estremamente bassi, toccando -8°C il 3 febbraio e mantenendosi al di sotto di -4°C quasi senza interruzioni. Anche le massime giornaliere rimasero sottozero, con valori che difficilmente superavano -1°C , mentre l’eccezione di una massima di 4°C il 7 febbraio rappresenta un netto contrasto rispetto alla rigidità dei giorni precedenti.
Dal 10 al 12 febbraio , la situazione si intensificò ulteriormente, portando la temperatura minima a scendere fino a -10,7°C il 12 febbraio, con una massima di appena -3,6°C . Questa fase rispecchia una delle ondate di gelo più rigide dell’intero secolo, un periodo in cui il clima milanese, già freddo, raggiunse estremi insoliti, stabilendo un quadro meteorologico che rimase impresso nella memoria collettiva.
Gelo storico in Europa e in Italia: la Piccola Era Glaciale
Per rintracciare eventi meteorologici estremi simili a quello del 1956, occorre considerare l’epoca della Piccola Era Glaciale (XVII-XIX secolo), caratterizzata da freddo intenso e persistente in gran parte dell’Europa e accompagnata da effetti climatici severi e duraturi. L’inverno del 1708-1709 rappresenta uno degli episodi più eccezionali, durante il quale, tra il 5 e il 6 gennaio 1709 , un anticiclone termico russo si spostò verso l’Europa, generando un’ondata di gelo di intensità senza pari. Tale fenomeno provocò il congelamento di fontane, fiumi, laghi e addirittura mari, con porti ghiacciati a Marsiglia e Genova .
Durante quell’epoca, il Lago di Garda venne attraversato da carri, e la Laguna Veneta ghiacciò completamente, rendendo navigabili su ghiaccio percorsi mai affrontati prima. La coltre di freddo si estese fino a Parigi , dove si registrarono -23,1°C nel centro urbano e valori prossimi a -26°C in periferia. A Berlino , i termometri scesero fino a -29,4°C , mentre Roma vide 13 nevicate tra il 6 e il 24 gennaio , un evento climatico di rara intensità anche per le temperature rigide.
La Piccola Era Glaciale non risparmiò la vegetazione europea, con danni devastanti per uliveti e alberi da frutto , che non sopravvissero al gelo intenso di quell’epoca. In Emilia-Romagna , interi frutteti si seccarono, con danni estesi agli alberi di melo, susino e noce, mentre il gelo raggiungeva temperature fino a -36°C in alcune aree di Faenza . La massiccia presenza di una massa d’aria a -22°C a 850 hPa penetrò stabilmente in Pianura Padana , mantenendo temperature eccezionalmente basse anche nel Sud Italia , con minime vicine a -14°C o -16°C .
Al termine di gennaio , una parziale risalita termica riportò le temperature sopra lo zero in Francia , ma un nuovo ritorno del gelo a febbraio stabilizzò il clima rigido in diverse aree del Nord Europa fino alla primavera .
A Milano , città con una tradizione meteorologica antica e ben documentata, l’idea di temperature fino a -20°C sembra realistica in questo contesto climatico: benché oggi improbabile, in quei tempi le configurazioni atmosferiche più frequenti e la minor urbanizzazione rendevano il gelo intenso un fenomeno che invadeva anche il centro storico cittadino.
La Piccola Era Glaciale (PEG) cosa è, può tornare?
La Piccola Era Glaciale (PEG) è stata un periodo di raffreddamento climatico che interessò parte dell’ emisfero nord della Terra tra il XIV e il XIX secolo , con i suoi effetti più intensi registrati tra il 1550 e il 1850 . Nonostante il termine “era glaciale” possa suggerire una fase di freddo paragonabile a quella delle grandi glaciazioni, la PEG si manifestò soprattutto attraverso inverni più lunghi e rigidi, estati fresche e una tendenza generale verso climi più estremi , ma comunque meno severi rispetto alle ere glaciali più remote . Tra i principali fattori che contribuirono a questa fase climatica vi furono la bassa attività solare, eruzioni vulcaniche imponenti, variazioni dell’orbita terrestre e cambiamenti nella circolazione oceanica.
Piccola Era Glaciale fu una fluttuazione del Clima
Al giorno d’oggi appare sempre più chiaro che a innescare quei grandi freddi invernali tra Europa e Nord America orientale fu una fluttuazione climatica . C’è chi ipotizza una variazione nella portata della Corrente del Golfo come causa di tali eventi. All’epoca non vi erano strumenti avanzati né satelliti, e tutto ciò che si conosce deriva dall’interpolazione di dati e da rilevamenti di vario tipo , quindi da ipotesi. Tuttavia, le vere cause di quel freddo restano incerte , e si suppone che fenomeni simili possano ripresentarsi in un futuro non troppo lontano dai giorni nostri, a causa del calo di intensità della Corrente del Golfo , un evento già attivo e ben documentato.
In Italia , la Piccola Era Glaciale si manifestò con inverni particolarmente rigidi e lunghi, primavere fredde e umide, estati brevi e instabili. Queste condizioni determinarono impatti notevoli, influenzando sia l’agricoltura che la vita quotidiana. Le temperature in diverse regioni italiane scesero ben al di sotto della media odierna, e si registrarono numerose ondate di gelo intenso. Tra le testimonianze storiche, i documenti riportano laghi e fiumi completamente ghiacciati, incluso il Po e, occasionalmente, perfino la Laguna Veneta . Inverni come quelli del 1709 e del 1740 furono eccezionalmente rigidi, con nevicate prolungate che paralizzarono molte città, da Torino a Roma .
Ma un evento come questo può realmente ripresentarsi? Con una combinazione di fluttuazioni climatiche e altre condizioni coincidenti, esiste la possibilità di sperimentare un freddo simile a quello della Piccola Era Glaciale , sia come singolo evento meteorologico sia come una serie di inverni consecutivamente rigidi.
Uno degli episodi più estremi si verificò nell’inverno del 1708-1709 , quando un anticiclone freddo di origine russa, noto come Anticiclone Termico Russo , si mosse verso l’Europa, portando un’ondata di gelo senza precedenti. In Italia, ciò causò nevicate straordinarie e temperature che scesero fino a -20°C in pianura . La Laguna Veneta gelò completamente, permettendo ai veneziani di attraversarla a piedi, mentre il Lago di Garda si solidificò tanto da consentire il passaggio di carri. A Roma , i documenti descrivono una neve che coprì la città, un evento raro e temuto per i danni che portava alle colture e ai raccolti.
L’influenza della PEG sull’agricoltura italiana fu profonda. L’accorciamento della stagione calda ridusse il periodo utile per la coltivazione, compromettendo i raccolti di cereali, viti e ulivi. In Emilia-Romagna e Toscana , intere coltivazioni di alberi da frutto come il melo e il ciliegio soffrirono, mentre il freddo intenso degli inverni danneggiò la produzione di vino e olio, fondamentali per l’economia di allora. Gli ulivi, particolarmente sensibili alle basse temperature, subirono gravi danni nelle aree collinari e pianeggianti, riducendo drasticamente la produzione di olio d’oliva.
Le conseguenze della Piccola Era Glaciale non furono solo climatiche : il freddo prolungato e la carenza di raccolti portarono a una crescita della malnutrizione e delle epidemie , contribuendo a un generale impoverimento della popolazione rurale e urbana. Inoltre, la PEG influenzò i fenomeni migratori e i rapporti politici tra le regioni, innescando talvolta tensioni sociali legate alla scarsità di risorse.
In conclusione, non ci sono elementi che permettano di ipotizzare, nemmeno minimamente, l’arrivo di colpi di gelo di tale portata per questo inverno, e forse nemmeno per il prossimo. Tuttavia, è innegabile come eventi di simile intensità si verifichino, come singoli episodi, in altre aree del nostro Pianeta . Questo scenario non è affatto rassicurante.
