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Uno studio recente condotto dall’Università dello Utah ha finalmente risolto il mistero dei precursori PKP, segnali sismici che da tempo confondevano gli scienziati. Questi segnali, rilevati prima delle onde sismiche principali che attraversano il nucleo terrestre, provengono da zone di ultra-bassa velocità situate in profondità sotto il Nord America e l’oceano Pacifico occidentale. Queste aree sono collegate a fenomeni geologici rilevanti, come i vulcani dei punti caldi, grazie all’uso di tecniche sismiche avanzate che hanno permesso di tracciare l’origine di tali segnali fino al confine tra il mantello e il nucleo della Terra.

 

I precursori PKP sono segnali che precedono le onde sismiche principali e si propagano da regioni profonde del pianeta. Questi segnali sono collegati alle zone a ultra-bassa velocità (ULVZs), sottili strati del mantello dove la velocità delle onde sismiche rallenta drasticamente. Tali zone si trovano a circa 2.900 chilometri sotto la superficie terrestre, in corrispondenza del confine tra il nucleo esterno liquido e il mantello.

 

Il professor Michael Thorne, che ha guidato lo studio, ha evidenziato che queste ULVZs potrebbero essere legate alle colonne di materiale che risalgono dal mantello e che alimentano fenomeni vulcanici in aree come Yellowstone, le Hawaii, le Samoa, l’Islanda e le isole Galápagos. Thorne ha anche identificato una delle più grandi zone a ultra-bassa velocità mai osservate, situata sotto le Samoa.

 

Il progresso nelle tecniche di analisi sismica è stato fondamentale per questa scoperta. Il team ha sviluppato metodi innovativi che hanno permesso di modellare con precisione le onde sismiche, rilevando dettagli finora sfuggiti. Grazie all’uso di array sismici e simulazioni teoriche avanzate di terremoti, i ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da 58 terremoti verificatisi vicino alla Nuova Guinea e registrati in Nord America dopo aver attraversato il pianeta.

 

Questo nuovo approccio ha consentito di localizzare con precisione la dispersione delle onde sismiche al confine tra il nucleo esterno e il mantello, fornendo prove che i precursori PKP originano dalle zone a ultra-bassa velocità. Questi strati, con spessori che vanno dai 20 ai 40 chilometri, si formano dove le placche tettoniche subdotte raggiungono il confine tra nucleo e mantello, nella crosta oceanica.

 

Thorne ha suggerito che la formazione delle ULVZs potrebbe essere il risultato della fusione di basalti della dorsale medio-oceanica. Questo materiale fuso potrebbe poi accumularsi nelle vicinanze di punti caldi o lungo i margini delle Grand Large Low Velocity Provinces (LLVP), strutture geologiche di vasta scala presenti sotto il Pacifico e l’Africa, che si distinguono per la loro composizione.

 

La ricerca, finanziata dalla National Science Foundation, è stata realizzata in collaborazione con geoscienziati dell’Arizona State University e dell’Université de Leeds nel Regno Unito. Queste scoperte aprono nuove strade per comprendere meglio la dinamica interna del nostro pianeta e i complessi processi che avvengono al confine tra il mantello e il nucleo terrestre.

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