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Ricercatori dell’Università del Connecticut hanno sviluppato un trattamento innovativo che non solo prolunga la durata della vita dei topi, ma migliora anche le loro funzioni fisiche durante l’intero arco della vita. Lo studio ha monitorato indicatori di salute come la forza di presa e la velocità di camminata, a partire da un’età avanzata fino alla morte, evidenziando come i topi trattati fossero in condizioni migliori e meno debilitati rispetto a quelli non trattati nei loro ultimi giorni. I risultati indicano una potenziale applicazione per estendere gli anni di vita umana in buona salute fino a 10 anni.

 

Il trattamento mensile non solo allunga la durata della vita dei topi, ma li aiuta anche a mantenere una buona salute e vitalità fino alla vecchiaia. I ricercatori hanno scoperto che eliminare mensilmente dalle cellule dei topi certe cellule causanti infiammazione, a partire dalla mezza età, non solo ha prolungato la loro aspettativa di vita ma ha anche migliorato la loro salute cardiaca e funzione fisica generale per tutta la vita. Questo metodo mostra promesse per estendere il periodo di buona salute man mano che i topi invecchiano, suggerendo nuovi possibili trattamenti anti-invecchiamento per gli esseri umani.

 

Nel numero del 6 agosto della rivista Cell Metabolism, il gerontologo Ming Xu della Scuola di Medicina dell’UConn descrive come un gruppo di topi abbia vissuto il 9% più a lungo grazie ai trattamenti mensili, equivalenti circa a 79 giorni extra di vita. Tuttavia, l’aspetto sorprendente non è stato solo che i topi vivevano più a lungo: potevano camminare più velocemente e afferrare oggetti con maggiore forza rispetto ai coetanei non trattati. Nei topi, una ridotta velocità nel cammino e una minore forza nella presa sono strettamente correlate con un aumento generale della fragilità. I topi trattati hanno mantenuto le loro capacità motorie durante tutto il periodo del trattamento fino alla fine delle loro vite.

 

La ricerca è particolarmente significativa data l’esattezza delle misurazioni effettuate: dal momento in cui i roditori avevano 20 mesi (equivalenti agli umani sessantenni) fino alla morte.

Alcuni esemplari sono vissuti fino ai 43 mesi; questo approccio permetteva al team guidato da Xu valutare lo stato fisico ed il benessere complessivo dei singoli animali durante tutto il periodo del trattamento.

 

I ricercatori hanno utilizzato due gruppi di roditori: uno riceveva trattementi mensili per rimuovere dalle tessiture cellule altamente infiammatorie; l’altro no. Le ‘cellule altamente infiammatorie’ erano definite come quelle attivamente esprimenti un gene specifico chiamato p21.

 

Il team ha scoperto che questi trattementi prolungavano sia la massima durata della vita – con alcuni tra i roditori più anziani che sono arrivati a 43 mesi – sia quella media; così facendo i roditori mediamente vivevano più a lungo e in modo sano rispetto agli altri non curati.

Ora si sta lavorando su modalità per trasferire questi risultati sugli esseri umani; se efficace quanto nei roditori potrebbe equivalere ad aggiungere dagli 8 ai 10 anni di vita e vecchiaia sana nell’uomo.

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