Il glioblastoma è noto per essere la forma più aggressiva di tumore cerebrale, con trattamenti attuali che includono chirurgia, radioterapia e chemioterapia, ma che spesso non riescono a prevenire la ricorrenza del tumore, lasciando ai pazienti una sopravvivenza di pochi mesi. La nuova terapia, testata su modelli animali, ha dimostrato di poter eliminare le cellule tumorali recidive in almeno il 50% dei casi, in due delle tre malattie esaminate.
Per comprendere il percorso utilizzato dalle cellule tumorali per invadere il cervello, i ricercatori hanno applicato tecnologie avanzate di editing genetico, confrontando le dipendenze genetiche del glioblastoma al momento della diagnosi e dopo la recidiva a seguito di trattamenti convenzionali. Questo ha permesso di identificare un nuovo meccanismo legato alla guida assiale, un asse segnaletico cruciale per l’architettura normale del cervello, che viene sfruttato dalle cellule tumorali per la loro infiltrazione.
La professoressa Sheila Singh, coautrice dello studio e direttrice del Centro per la Scoperta nella Ricerca sul Cancro presso McMaster, spiega come il glioblastoma sequestri questa via segnaletica per invadere il cervello. L’obiettivo è quindi bloccare questo percorso di invasione, impedendo così la diffusione del tumore e colpendo le cellule tumorali non asportabili chirurgicamente.
Tra le strategie adottate per contrastare l’invasione delle cellule tumorali, spicca lo sviluppo di un farmaco dal team di John Lazo dell’Università della Virginia. Inoltre, è stata messa a punto una nuova terapia grazie alla collaborazione di Kevin Henry e Martin Rossotti presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche Canada, utilizzando cellule CAR T mirate a questo specifico pathway nel cervello. Queste cellule sono state progettate per riconoscere una proteina chiamata Recettore della Guida Roundabout 1 (ROBO1), che funge da sistema di navigazione cellulare.
Chirayu Chokshi, autore principale dello studio ed ex dottorando sotto la supervisione della professoressa Singh, descrive come la terapia cellulare sia stata sviluppata prelevando cellule dal paziente stesso, modificandole geneticamente e reinfondendole con funzioni aggiornate. In questo caso, le cellule erano programmate per cercare ROBO1 sulle cellule tumorali nei modelli animali.
L’applicazione pratica di questa terapia mostra potenziale non solo per il glioblastoma, ma anche per altri tipi di tumori cerebrali invasivi, come metastasi polmonari-cervicali negli adulti e medulloblastomi pediatrici. Lo studio ha evidenziato un raddoppio dei tempi di sopravvivenza nei modelli trattati rispetto ai controlli non trattati, con un’eradicazione completa dei tumori in circa il 50% dei casi esaminati.
I risultati preliminari indicano che questa nuova terapia CAR T offre speranze concrete per il futuro sviluppo clinico nella lotta contro diverse forme maligne di tumori cerebrali recidivi.