Il risultato più significativo è stato osservato nel gruppo che consumava la miscela: il 70% dei partecipanti ha registrato una notevole riduzione della concentrazione del colesterolo LDL. Al contrario, coloro che hanno consumato le altre due tipologie non hanno mostrato variazioni nei livelli né del colesterolo LDL né del totale.
La dottoressa Corrie Whisner, ricercatrice principale dello studio e professore associato al College of Health Solutions dell’università sopracitata, sottolinea come anche piccoli cambiamenti nell’alimentazione possano avere impatti significativi sulla salute cardiovascolare senza necessità di modifiche dietetiche drastiche. L’intento dello studio era infatti quello di proporre un intervento realistico facilmente integrabile nella dieta quotidiana.
Durante lo studio sono stati forniti ai partecipanti prodotti da forno per controllare tipo e quantità della farina utilizzata; questi prodotti erano sviluppati da un panettiere esperto in tecniche alimentari specialistiche. Nonostante ciò, non sono state riscontrate variazioni significative o consistenti nella diversità del microbiota intestinale dei partecipanti; solo due generi batterici hanno mostrato differenze notevoli a seconda delle fasi trattate.
Inoltre è interessante notare come durante la fase con farina integrale sia stato osservato un aumento nel genere Agathobaculum – comune nel microbiota intestinale - potenzialmente dovuto alla maggiore diversità polifenolica presente nel mais integrale rispetto ad altri cereali come grano, avena o riso. Tuttavia questa ipotesi non è stata analizzata direttamente nello studio.
Queste scoperte supportano la comprensione che le fibre presenti nei cereali integrali possono essere fermentate dai microbi portando benefici per la salute intestinale.