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Il mese scorso, la sonda Parker Solar Probe ha effettuato il suo ventesimo passaggio ravvicinato al sole, avvicinandosi a circa 8 milioni di chilometri dalla sua superficie. Questa missione di NASA, gestita dal Johns Hopkins Applied Physics Laboratory, è stata lanciata nel 2018 con l’obiettivo di indagare alcuni dei più grandi enigmi del nostro astro, tra cui il motivo per cui la corona solare è centinaia di volte più calda della fotosfera, nonostante sia molto più distante dal nucleo solare dove avvengono le reazioni di fusione nucleare che generano calore ed energia.

 

Durante i primi sorvoli del sole, gli strumenti a bordo della sonda hanno rilevato improvvisi cambiamenti nella direzione dei campi magnetici solari. Queste inversioni sono state denominate “switchbacks” e si sospetta che contribuiscano al riscaldamento della corona principalmente attraverso il rilascio dell’energia magnetica accumulata mentre si muovono all’interno del sole e nello spazio.

 

La ricerca recentemente pubblicata su The Astrophysical Journal Letters ha esaminato i dati raccolti da oltre una dozzina di orbite completate dalla sonda attorno al sole. Tuttavia, le caratteristiche ricercate degli switchbacks non sono state trovate all’interno della corona stessa ma piuttosto come fenomeno comune nel vento solare vicino al sole. Ciò suggerisce che gli switchbacks che potrebbero riscaldare la corona probabilmente non iniziano sulla superficie del sole.

 

Un’altra ipotesi considerata dagli scienziati include meccanismi scatenanti come collisioni esplosive tra linee caotiche del campo magnetico sulla superficie solare. Durante tali collisioni, i campi magnetici vibrano simili a corde di chitarra pizzicate e accelerano il plasma nel vento solare ad alte velocità. Questa dinamica potrebbe distorcere le onde magnetiche trasformandole in switchbacks vicino al sole; se alcune di queste onde perdono energia prima di uscire dal sole, tale energia verrebbe dispersa negli strati superiori dell’atmosfera solare contribuendo così al surriscaldamento della corona.

 

Queste scoperte affinano ulteriormente la nostra comprensione delle dinamiche interne del nostro astro e possono eventualmente aiutare gli scienziati a prevedere e prepararsi per tempeste solari future grazie alla migliore comprensione dei processi alla base delle temperature estreme nella corona rispetto alla fotosfera visibile durante un’eclissi o tramite l’utilizzo di uno strumento speciale chiamato coronografo.

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