Il team di ricerca, guidato dal professor Thomas Efferth e finanziato dal gruppo di formazione alla ricerca “Life Sciences – Life Writing” della Fondazione Tedesca per la Ricerca (DFG), ha iniziato analizzando un database di oltre 40.000 sostanze naturali. L’obiettivo era identificare quelle che si legano efficacemente ai recettori oppioidi e possiedono le proprietà necessarie per essere sviluppate come farmaci. Ogni sostanza è stata sottoposta a circa 750.000 calcoli, utilizzando il supercomputer MOGON, per valutare la sua efficacia e sicurezza.
Dopo una selezione iniziale, i migliori 100 candidati sono stati ulteriormente analizzati attraverso metodi analitici diversi. Le prime dieci sostanze selezionate sono state poi testate in laboratorio per verificare la loro tossicità su cellule renali umane e l’effettiva capacità di legame ai recettori del dolore. Inoltre, è stato necessario confermare che questo legame influenzasse realmente la funzionalità dei recettori, simulando l’inibizione dell’attività biologica tipica dell’uso di oppioidi.
Aniquinazolin B si è distinto nei test, mostrando un’efficacia simile agli oppioidi ma con molti meno effetti collaterali indesiderati. Questi risultati suggeriscono che potrebbe diventare un’opzione terapeutica valida per il trattamento del dolore, contribuendo a mitigare la crisi degli oppioidi senza i rischi associati al loro uso. La ricerca, pubblicata su ChemMedChem il 23 maggio 2024, continua a esplorare le potenzialità di aniquinazolin B come analgesico sicuro e efficace.