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Un’indagine subacquea condotta presso il villaggio sommerso di Habonim North, lungo la costa del Carmelo in Israele, ha portato alla luce nuove prove che dimostrano come le comunità umane abbiano continuato a prosperare nonostante i cambiamenti climatici avvenuti durante il periodo neolitico. Intorno al 6200 a.C., il clima globale subì variazioni significative, con una riduzione delle temperature globali, un innalzamento del livello del mare e una prolungata siccità nel Levante meridionale, che comprende l’odierno Israele e altre aree circostanti.

 

Studi precedenti suggerivano che tali cambiamenti, noti come evento 8.2ka, avessero causato l’abbandono di numerosi insediamenti costieri in questa regione. Tuttavia, recenti ricerche pubblicate sulla rivista Antiquity da un team di studiosi dell’Università della California a San Diego, dell’Università di Haifa e dell’Università Bar-Ilan, hanno rivelato che il villaggio di Habonim North non solo rimase abitato, ma continuò a fiorire durante tale periodo.

 

Il sito di Habonim North fu scoperto a metà degli anni 2010 e successivamente esplorato da un gruppo di ricerca guidato dall’Università di Haifa. Prima di questa esplorazione, le prove di abitazione umana lungo la costa levantina meridionale durante l’evento 8.2ka erano scarse. L’escavazione del sito, avvenuta durante il lockdown per il COVID-19, ha rappresentato la prima indagine formale di questo sito sommerso.

 

Il team internazionale, guidato da Assaf Yasur-Landau, direttore dell’Istituto Leon Recanati per gli Studi Marittimi all’Università di Haifa, e Roey Nickelsberg, dottorando alla stessa università, ha condotto l’escavazione utilizzando tecniche di dragaggio dei sedimenti, campionamento, fotogrammetria e modellazione 3D. Durante l’indagine sono stati recuperati frammenti di ceramica, utensili in pietra, resti di animali e piante, e strutture architettoniche.

 

L’analisi mediante datazione al radiocarbonio ha permesso di collegare questi materiali organici al Neolitico della Ceramica Antica (EPN), periodo che coincide sia con l’invenzione della ceramica sia con l’evento 8.2ka. Sorprendentemente, le attività nel sito sono state datate anche al Neolitico della Ceramica Tarda, quando si pensava che il villaggio fosse stato abbandonato.

 

I ricercatori suggeriscono che il villaggio potrebbe aver superato le difficoltà legate all’instabilità climatica grazie a un’economia che si diversificò dall’agricoltura per includere la cultura marittima e il commercio, mantenendo un’identità culturale distinta. Tra le prove di questa diversificazione ci sono pesi per reti da pesca, utensili in basalto, una pietra non presente naturalmente in questa parte del Mediterraneo orientale, e una mazza cerimoniale.

 

Il team ha anche utilizzato la tecnologia dei “gemelli digitali” in 3D e la collaborazione tra Haifa e UC San Diego per ricreare virtualmente l’escavazione e stampare in 3D gli artefatti, aprendo la strada a ulteriori studi. Questo lavoro ha ricevuto un premio per le applicazioni innovative di networking da parte dell’organizzazione non-profit CENIC per l’uso esemplare di reti ad alta larghezza di banda durante la pandemia di COVID-19.

 

In definitiva, la scoperta di un’attività sociale duratura e in evoluzione a Habonim North durante un periodo di instabilità climatica dimostra una notevole capacità di adattamento delle società neolitiche precoci, gettando le basi per le successive società urbane.

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