Meteo gelido dalla Siberia: gli effetti in Italia possono essere davvero estremi

Meteo gelido dalla Siberia: gli effetti in Italia possono essere davvero estremi

Il 21 febbraio 1956 segna un momento cruciale nel corso dell’ondata di gelo che, iniziata tre settimane prima, è destinata a entrare nella storia come la più estesa del ventesimo secolo. Dopo un periodo tanto prolungato di freddo intenso, finalmente si intravedono i primi segni di una possibile attenuazione, nonostante in alcune zone si verifichino ancora precipitazioni nevose e le temperature rimangano decisamente sotto la media stagionale.

Nel contesto meteorologico europeo, si osserva la formazione di un collegamento tra l’anticiclone atlantico, posizionato a latitudini superiori al solito, e quello russo. Questa configurazione favorisce il flusso di correnti fredde orientali lungo il margine meridionale dell’anticiclone, dirigendosi verso la Gran Bretagna e provocando un ulteriore abbassamento delle temperature. L’aria fredda prosegue il suo percorso attraversando la Francia fino a raggiungere la Penisola Iberica, dove contribuisce alla formazione di una profonda depressione centrata sui Pirenei.

A un livello di pressione di 500 hPa, è evidente la presenza di una cintura di anticicloni settentrionali che avvolge gran parte del Centro Europa in una estesa area di bassa pressione, con il suo nucleo situato sul Golfo di Biscaglia. Mentre, a circa 1380 metri di altitudine (850 hPa), l’isoterma di -4°C divide l’Italia in due, dal Lazio alle Marche.

Il 21 febbraio a Milano si registra una copiosa nevicata, che aveva iniziato il giorno precedente, portando lo spessore della neve a 17 centimetri alle ore 9 del mattino. Il Lago Maggiore è stato colpito da una violenta tempesta di neve e vento, con accumuli di 20 centimetri lungo le sue rive e fino a un metro sui monti limitrofi.

Durante la notte, Genova ha visto ulteriori nevicate, con temperature che sono rimaste particolarmente basse per l’intera giornata. Firenze ha ricevuto un’ulteriore, seppur lieve, quantità di neve.

Nella Lunigiana, area al confine tra Liguria e Toscana, intense nevicate hanno lasciato fino a 50 centimetri di neve a Pontremoli, isolando alcuni villaggi nelle colline di Sarzana e il comune di Zeri. Il fiume Magra si è completamente ghiacciato.

La neve ha ricoperto anche Lucca, la valle del Serchio e la Garfagnana, raggiungendo persino la costa vicino a Torre del Lago, dove il Lago di Massaciuccoli, ghiacciato da venti giorni, inizia a mostrare segni di disgelo. In Toscana e in Umbria, escluse le zone montane, ha inizio il processo di disgelo, segnando una svolta nell’evoluzione delle condizioni meteorologiche.

In Abruzzo, il ritorno del sole ha permesso di effettuare lanci aerei di viveri verso i paesi isolati da giorni, anche se la situazione rimane critica in alcune aree appenniniche, dove la neve accumulata raggiunge altezze fino a otto metri. Nonostante il rischio di valanghe, nelle province abruzzesi la situazione sembra lentamente migliorare.

Più a sud, il clima non è ancora diventato mite, ma l’implacabile ondata di freddo sembra ormai giunta al termine, segnando l’avvio di una fase più mite e la progressiva normalizzazione delle condizioni climatiche.