Meteo, ancora Inverni di una volta. Lo studio da Nature Geoscience

Meteo, ancora Inverni di una volta. Lo studio da Nature Geoscience

Espansione dell'Alta Pressione delle Azzorre: Cambiamenti Climatici inediti nell'Europa Occidentale

La ricerca sul cambiamento climatico e i suoi effetti sul nostro pianeta è sempre più al centro dell’attenzione scientifica, e uno studio recentemente pubblicato su Nature Geoscience getta luce su un fenomeno di particolare rilevanza: l’espansione dell’Alta Pressione delle Azzorre . Questo sistema di alta pressione, situato nell’Atlantico settentrionale, è emerso come un fattore determinante nei cambiamenti climatici che stanno interessando l’Europa occidentale, con conseguenze significative che meritano una disamina approfondita.

L’ Alta Pressione delle Azzorre , descritta dagli autori dello studio come il “custode delle precipitazioni” in Europa, ha mostrato un’espansione senza precedenti nel corso degli ultimi 1.200 anni, a seguito dell’aumento delle temperature globali. Questo fenomeno ha avuto un impatto diretto sul clima europeo, in particolare modificando i modelli di precipitazione in modo significativo.

Durante gli inverni caratterizzati da un’ Alta Pressione delle Azzorre particolarmente estesa, si è osservata una riduzione delle precipitazioni invernali nell’area mediterranea e , al contrario, un aumento nel Regno Unito. Questi estremi sono diventati più frequenti dall’inizio della rivoluzione industriale , passando da un inverno estremo ogni dieci anni nel periodo pre-industriale a uno ogni quattro anni nel XXI secolo. Questa tendenza suggerisce un’intensificazione della siccità in Spagna e in Portogallo nei prossimi cento anni, con una prevista riduzione delle precipitazioni invernali del 10-20%, rendendo l’agricoltura di queste regioni tra le più vulnerabili in Europa.

Attenzione, facciamo un appunto da osservatori del tempo atmosferico in Italia, ma anche alla luce di quanto è avvenuto in questo quinquennio, dove vediamo che la vulnerabilità del regime pluviometrico risulta parzialmente compromesso, salvo cambiamenti nei prossimi 25 anni (la definizione di media del clima viene per convenzione internazionale stabilità in un’osservazione meteo di 30 anni), anche sulla Francia meridionale, parte dell’Italia. Insomma, dobbiamo pertanto capire cosa succederà prossimamente in Italia perché attualmente ci sono pochi anni di anomalie. Ma il cambiamento del regime delle piogge e neve è ancor più ampio alle nazioni citate, anche se l’epicentro del cambiamento climatico derivante dall’eccessiva presenza dell’ Alta Pressione delle Azzorre si è consolidata in Spagna e Portogallo.

La ricerca ha combinato osservazioni, simulazioni di modelli e dati paleoclimatici per analizzare i cambiamenti climatici nell’Atlantico settentrionale, confermando l’importanza cruciale dell’alta pressione delle Azzorre nel modellare il clima europeo. Formata da aria secca che discende nei subtropici, questa alta pressione genera venti che fluiscono in senso orario attorno al nord Africa, la costa orientale degli Stati Uniti e l’Europa occidentale , influenzando così i modelli di precipitazione.

Il ruolo dell’ Alta Pressione delle Azzorre come “custode delle precipitazioni” emerge chiaramente dalla sua capacità di spostare i sistemi meteorologici portatori di pioggia più a nord, causando una riduzione delle precipitazioni in Spagna e Portogallo e condizioni più umide nel Regno Unito. Per identificare le variazioni storiche di questo fenomeno, gli autori dello studio hanno confrontato la pressione a livello del mare attraverso l’Atlantico settentrionale con la media a lungo termine, definendo gli eventi dell’ Alta Pressione delle Azzorre come “estremi” quando superano una determinata soglia.

L’analisi dei cambiamenti dell’ Alta Pressione delle Azzorre nel corso dell’ultimo millennio rivela un’espansione significativa, sostenuta da tre diverse fonti di evidenza: simulazioni di modelli climatici, osservazioni di pressione a livello del mare e precipitazioni, e dati paleoclimatici derivati da stalagmiti. Queste ultime, formatesi nel corso di lunghi periodi attraverso l’accumulo di depositi minerali, forniscono preziose informazioni sulle condizioni ambientali passate, inclusi i livelli di precipitazione.

Nonostante alcune discrepanze tra i modelli climatici utilizzati nello studio, che hanno sollevato dubbi sull’effettiva inedità dell’espansione dell’ Alta Pressione delle Azzorre negli ultimi 1.200 anni, il lavoro di ricerca offre comunque una visione dettagliata dell’impatto di questo fenomeno sul clima europeo. In particolare, l’attenzione si concentra sull’attribuzione dell’espansione dell’ Alta Pressione delle Azzorre all’aumento delle emissioni di gas serra, evidenziando come l’intensificarsi di eventi estremi nell’ultimo secolo sia meglio rappresentato nei modelli che includono questo fattore.

In sintesi, lo studio evidenzia l’importanza critica dell’ Alta Pressione delle Azzorre nel modellare il clima dell’Europa occidentale e sottolinea le profonde implicazioni che i cambiamenti in questo sistema di alta pressione possono avere sulle precipitazioni, l’agricoltura e, più in generale, sugli ecosistemi e le società umane. Mentre la ricerca continua a esplorare e comprendere i complessi meccanismi alla base dei cambiamenti climatici, è chiaro che l’espansione dell’ Alta Pressione delle Azzorre rappresenta un fenomeno chiave che richiede ulteriori indagini e una riflessione approfondita sulle strategie di mitigazione e adattamento da adottare a livello globale.

Ebbene, se l’epicentro del malessere pluviometrico invernale è la Penisola Iberica, se l’ Alta Pressione delle Azzorre è divenuta più frequente dal periodo industriale, vuol dire che man, mano che aumenteranno le temperature globali, avremo anticicloni sempre più persistenti, insidiosi quindi, oltrettutto intensi, con elevatissimi geopotenziali, quindi una maggiore compressione dell’aria nei bassi strati, con temperature più elevate.

L’ Alta Pressione delle Azzorre , presente sempre più spesso in Italia, Francia e Penisola Iberica, è caratterizzata da alte pressioni a tutte le quote, le quali generano ondate di calore anche invernale durante i picchi massimi dell’anticiclone. È importante sottolineare che in Europa meridionale il calore non proviene esclusivamente dall’Africa, ma è anche il risultato della compressione dell’aria , poiché l’alta pressione comporta un maggiore peso dell’aria. La misurazione al suolo viene quantificata in millibar, ectopascal o millimetri di mercurio, attraverso l’uso dei barometri. La crescente compressione dell’aria da parte dei potenti anticicloni, insieme alle condizioni meteorologiche e orografiche locali, contribuisce a stabilire record di temperature elevate .

Al momento, non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino che l’Alta Pressione delle Azzorre si manifesterà ogni inverno in Italia o nella Penisola Iberica. Se ciò accadesse, soprattutto la Spagna rischierebbe di diventare in gran parte un’area semi-desertica nei prossimi anni.

Di conseguenza, non siamo davanti ad una catastrofe che distruggerà tutti i prossimi inverni , ma ci attendono anni con stagioni invernali con condizioni meteorologiche spesso variabili, inclusi periodi con intrusione di aria fredda, che porteranno a inverni nevosi sui rilievi e fino alle quote basse in Italia. Pertanto, affermare che tutti i futuri inverni saranno miti e privi di neve non è supportato da prove scientifiche fino ad oggi , anche se, con l’ulteriore aumento della temperatura globale, tenendo conto in particolare degli Oceani, è probabile secondo altre ricerche che ci sia un marcato incremento nella frequenza delle alte pressioni.