Uno studio approfondito di studiosi di Teheran esplora e l’analizza i sistemi subtropicali ad alta pressione, come quelli delle Azzorre e di Hawaii, che svolgono un ruolo cruciale nell’influenzare i modelli meteorologici su scala larga nell’emisfero settentrionale, particolarmente evidente nella stagione calda. L’obiettivo principale è fornire una comprensione dettagliata della struttura e delle dinamiche di tali sistemi utilizzando dati atmosferici. Attraverso un’analisi meticolosa, tale lavoro cerca di arricchire la nostra conoscenza e capacità di analizzare i sistemi anticiclonici che impattano i continenti.
Alla base di questo esame vi è la distinzione fondamentale tra l’alta pressione delle Azzorre e quella di Hawaii, considerate non solo per la loro pressione a livello del mare ma anche per le caratteristiche di rotazione anticiclonica a livelli superiori dell’atmosfera. La ricerca si avvale di dati atmosferici dettagliati, esaminando la variabilità e la sezione trasversale verticale di diversi aspetti, come il flusso, la velocità verticale, la divergenza e l’altezza geopotenziale, per offrire un quadro comprensivo di questi sistemi.
L’analisi inizia con l’esame della pressione a livello del mare e delle medie dei vettori del vento a vari livelli atmosferici nel Nord Atlantico e nel Nord Pacifico. La ricerca si concentra sulle variazioni stagionali e sulle caratteristiche distintive di questi sistemi, impiegando un’ampia gamma di dati, che includono la pressione a livello del mare, i vettori del vento, l’altezza geopotenziale, e la divergenza orizzontale. Questi dati sono stati estratti dal Centro europeo per le previsioni a medio termine (ECMWF) e dalla versione ERA5, coprendo un arco temporale di quarant’anni dal 1979 al 2018. L’analisi dei dati ha permesso di esaminare in modo approfondito l’intensità, lo sviluppo e gli spostamenti dei sistemi ad alta pressione subtropicali nel Nord Atlantico e nel Nord Pacifico.
Uno dei risultati chiave dello studio è la constatazione che, nel mese di luglio, la massima pressione al livello del mare e l’altezza geopotenziale ai livelli inferiori non corrispondono necessariamente alla massima divergenza e subsidenza dell’aria. Questo mette in discussione il ruolo della subsidenza del flusso d’aria come fattore principale nella formazione della massima pressione superficiale del mare. Invece, la risalita dell’aria calda e il rilascio di calore latente sul fianco occidentale degli anticicloni sono identificati come fattori significativi nella formazione delle creste di alta altezza.
Il documento evidenzia inoltre come le teorie precedenti, compresa quella classica della cella di Hadley, non riescano a descrivere adeguatamente l’esistenza di massime pressioni a livello del mare nelle zone subtropicali dell’emisfero settentrionale. Questa osservazione è supportata dai lavori di Rodwell e Hoskins (2001), che indicano una media zonale della cella di Hadley durante l’estate dell’emisfero settentrionale notevolmente più debole rispetto a quella dell’emisfero meridionale.
Attraverso un’approfondita analisi basata sui dati, lo studio contribuisce significativamente alla comprensione dei sistemi anticiclonici subtropicali, evidenziando la loro importanza nella modellazione dei pattern meteorologici globali. La ricerca sottolinea l’importanza di considerare una gamma più ampia di fattori, inclusi quelli dinamici e termici, per comprendere appieno la struttura e la dinamica di questi sistemi ad alta pressione.
Questi risultati sfidano le interpretazioni tradizionali e suggeriscono che la teoria classica della cella di Hadley non riesce a descrivere adeguatamente la presenza di massime pressioni a livello del mare nelle zone subtropicali dell’emisfero settentrionale. Le osservazioni di Rodwell e Hoskins (2001) supportano questa visione, indicando che la media zonale della cella di Hadley durante l’estate dell’emisfero settentrionale è notevolmente più debole rispetto a quella dell’emisfero meridionale, e che la circolazione non è sufficientemente forte da giustificare i picchi estivi nell’intensità dell’alta pressione subtropicale.
Questo studio fornisce un’analisi approfondita e dettagliata dei sistemi subtropicali ad alta pressione, mettendo in luce l’importanza di una comprensione approfondita della loro struttura e dinamica. Attraverso un’analisi basata su dati solidi e una metodologia rigorosa, questa ricerca contribuisce significativamente alla nostra comprensione dei sistemi anticiclonici e alla loro influenza sui modelli meteorologici globali, offrendo spunti preziosi per ulteriori indagini in questo campo complesso e affascinante.
In parole semplici, non esistono differenze sostanziali tra le celle di Hadley nelle regioni tropicali di entrambi gli emisferi. Le anomalie osservate nell’emisfero settentrionale sono influenzate dall’estesa presenza di terre emerse che si surriscaldano più velocemente rispetto ai mari, prevalenti nell’emisfero sud, favorendo così la formazione di alte pressioni tropicali più intense nell’emisfero nord.
Questo studio esamina le variazioni nella cella di Hadley del nostro emisfero, notando un’intensificazione dell’alta pressione delle Azzorre in Atlantico settentrionale sia in estate che in inverno. L’alta pressione invernale riduce i giorni di meteo rigido, mentre quella estiva intensifica durata e frequenza delle ondate di calore, contribuendo all’aumento delle temperature terrestri. Se estate e inverno diventano più caldi, aumenteranno le anomalie climatiche, influenzando il futuro clima, specialmente nelle aree densamente popolate.
Un aumento del calore estivo in India e nel sud-est asiatico incrementa il numero di vittime, dato che le ondate di calore causano più morti rispetto a quelle di freddo. La vulnerabilità di queste aree non riguarda solo le alte temperature pre-monsone, ma anche le variazioni del monsone stesso, con alterazioni nel regime delle piogge che possono portare a gravi carestie. Le ondate di calore estivo stanno diventando deleterie anche nelle medie latitudini, da quelle del nostro emisfero, a quello meridionale.
Lo studio delle alte pressioni e del clima terrestre è prioritario non solo per prevedere nevicate nelle regioni montane, come in Italia, o la possibilità di praticare sci nei prossimi anni, ma per la prevenzione e l’attuazione di politiche su vasta scala per salvare vite umane.