Meteo la replica di "Ondate di Gelo in stile 1985"

Meteo la replica di "Ondate di Gelo in stile 1985"

Recentemente, il Vortice Polare è al centro di un vivace dibattito scientifico, soprattutto in relazione a previsioni che indicano un possibile intenso riscaldamento della Stratosfera ormai imminente, o magari in attivazione entro i primi giorni di dicembre. Tale riscaldamento potrebbe causare una divisione del Vortice Polare o un suo prolungamento.

Al momento, stiamo assistendo a quest’ultimo fenomeno, che continua a persistere nel Nord America. L’attenzione degli esperti è focalizzata sull’impatto del primo significativo riscaldamento di questa stagione, che potrebbe innescare ulteriori eventi simili nel corso di dicembre, forse intorno al periodo natalizio o anche dopo.

Questi sviluppi potrebbero creare le condizioni ideali per un fenomeno ancora più marcato, in grado di modificare le correnti atmosferiche occidentali, invertendole e facendo scendere verso Italia ed Europa il freddo siberiano. Va sottolineato che queste sono ipotesi, non certezze. Tuttavia, se un tale fenomeno dovesse verificarsi in una stagione caratterizzata da una marcata variabilità come quella attuale, e in particolare verso la fine di dicembre, il rischio di ondate di freddo di notevole intensità aumenterebbe notevolmente.

La discussione attuale riguarda un fenomeno atmosferico che sta attirando l’attenzione degli esperti di meteorologia: il Major Midwinter Warming. Questo fenomeno, che potrebbe sembrare prematuro da discutere, è invece rilevante se consideriamo certi segnali che il Vortice Polare sta mostrando, come segni di indebolimento. Già dall’inizio della stagione invernale, ci sono indizi di un riscaldamento della stratosfera, noto come Stratwarming. Questi eventi potrebbero anticipare il Major Midwinter Warming, che si verifica solitamente a fine gennaio, eccezionalemente ai primi di febbraio, come già accaduto nel 2012.

Il tempo che intercorre tra il Major Midwinter Warming e uno Split Polare, che impatta gli strati bassi dell’atmosfera, è incerto e può variare notevolmente. Un esempio si ebbe nel 2018, quando lo Stratwarming si verificò nella prima decade di febbraio, ma il vero freddo arrivò solo due settimane dopo con un Split Polare e addirittura il Buran.

Esaminando più da vicino il Major Midwinter Warming, vediamo che si tratta di un riscaldamento significativo della stratosfera polare, caratterizzato da un improvviso aumento della temperatura. Questo incremento può essere talmente elevato da provocare variazioni di temperature di diverse decine di gradi in pochissimo tempo. L’effetto di questo riscaldamento è notevole, poiché ha la capacità di influenzare la circolazione atmosferica a latitudini elevate, indebolendo o addirittura disgregando il Vortice Polare stratosferico. Questo cambiamento può modificare i modelli meteorologici prevalenti nelle latitudini medie, portando a conseguenze climatiche significative.

Lo studio del Major Midwinter Warming è fondamentale in meteorologia e climatologia, poiché fornisce dati preziosi sull’interazione tra stratosfera e troposfera e i loro effetti sul clima globale. La comprensione di questo fenomeno è essenziale per lo sviluppo di modelli meteorologici più accurati e per la previsione dei cambiamenti climatici a lungo termine.

Questo fenomeno atmosferico fu scoperto da Richard Scherhag nel 1952 e successivamente esaminato in dettaglio da Labitzke nel 1981. Scherhag, un meteorologo tedesco, è stato una figura chiave nella scoperta e nello studio dei riscaldamenti stratosferici di metà inverno. Le sue ricerche hanno segnato una svolta nella comprensione del clima e della circolazione atmosferica, aprendo la strada a ulteriori studi sull’interazione tra le diverse parti dell’atmosfera e il loro impatto sul clima globale.

Le mappe dei campi di temperatura e di altezza, tipiche delle condizioni stratosferiche, mostrano come durante il riscaldamento in stratosfera avvenga un raffreddamento nella mesosfera e un abbassamento della stratopausa. Queste mappe sono state confermate da rilevamenti effettuati con sonde.

Ogni riscaldamento di metà inverno presenta caratteristiche uniche, pur seguendo alcune tendenze generali. L’inverno stratosferico nell’emisfero settentrionale è tipicamente caratterizzato da un vortice occidentale freddo e stabile o da un significativo riscaldamento di metà inverno. I mesi di novembre e dicembre sono solitamente freddi, ma da fine dicembre fino a marzo, la variazione di temperatura in stratosfera può essere estremamente ampia.

Quest’anno, quindi, il Vortice Polare merita una particolare attenzione, poiché influenzerà significativamente il nostro inverno. Già stiamo assistendo ai primi effetti di questo fenomeno, con le prime nevicate e un repentino calo delle temperature. Tuttavia, bisogna tenere presente che un vero e proprio ondata di gelo è qualcosa di ben più estremo e incisivo.

Attenzione, questo fenomeno non è da confondere con il “Final Warming”. Il “Final Warming”, o riscaldamento stratosferico finale, è un fenomeno atmosferico che si verifica generalmente verso la fine della stagione invernale. Questo surriscaldamento, una volta innescato, ha la tendenza a diffondersi lentamente verso l’alta troposfera, influenzando progressivamente il Vortice Polare.

Questo processo di espansione e influenzamento si svolge tipicamente nell’arco di due a quattro settimane. Durante questo periodo, il settore della troposfera situato immediatamente sotto la stratosfera subisce una serie di deformazioni. Queste deformazioni sono causate dall’interazione tra i cambiamenti termici in atto nella stratosfera e i dinamismi atmosferici della troposfera. Questa interazione tra strati atmosferici diversi è fondamentale per comprendere le variazioni climatiche e meteorologiche che si verificano durante il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile.