Major Midwinter Warming? Possibile da questo inizio Inverno. Conseguenze, Neve diffusa
Potrebbe apparire prematuro parlare di Major Midwinter Warming , ma forse non lo è quando il Vortice Polare presenta segni di stanchezza precoce. Ovvero, quando osserviamo già prima dell’inizio dell’inverno il preludio di un riscaldamento della “stratosfera” noto come Stratwarming. Infatti, se durante il mese di dicembre, poi in gennaio avremo eventi di Stratwarming, si potrebbe realizzare anche quello successivo, di fine gennaio o febbraio, noto come Major Midwinter Warming . Un evento analogo, ad esempio, avvenne a fine gennaio 2012, poi ai primi di febbraio.
Il lasso di tempo tra Major Midwinter Warming ed uno Split Polare capace di coinvolgere i bassi strati dell’atmosfera è variabile, ma può essere anche di tre settimane. Ad esempio, nel 2018 lo Split Polare avvenne attorno al 12 febbraio, mentre il gelo giunse due settimane dopo.
Cosa vogliamo sostenere con questo strano nome detto Major Midwinter Warming ? Innanzitutto, cerchiamo di comprendere di cosa si tratta e perché può esser causa delle peggiori ondate di gelo.
Il riscaldamento maggiore di metà inverno, noto come Major Midwinter Warming (MMW), rappresenta un fenomeno atmosferico distintivo che interessa primariamente la stratosfera polare. Questo evento si caratterizza per un rilevante e repentino incremento della temperatura in questa regione dell’atmosfera, che si verifica generalmente durante il periodo invernale. Il riscaldamento può essere così intenso da provocare un aumento di decine di gradi Celsius in pochi giorni.
L’importanza del MMW sta nella sua capacità di influenzare significativamente la circolazione atmosferica a latitudini elevate. Tale fenomeno può portare alla debolezza o alla disgregazione del Vortice Polare stratosferico, una vasta area di bassa pressione situata normalmente sopra i poli. Questa alterazione può avere ripercussioni sul clima delle latitudini medie, potenzialmente modificando i modelli meteorologici prevalenti.
Inoltre, il MMW è oggetto di studi approfonditi nella meteorologia e nella climatologia, poiché offre spunti significativi per la comprensione delle interazioni tra la stratosfera e la troposfera, nonché degli effetti di questi processi sul clima globale. La sua previsione e analisi sono pertanto cruciali per la comprensione dei cambiamenti climatici a lungo termine e per lo sviluppo di modelli meteorologici più accurati.
I riscaldamenti stratosferici di metà inverno rappresentano un fenomeno atmosferico peculiare in cui si verifica una rottura occasionale del vortice ciclonico freddo, causando un riscaldamento dell’Artico che lo rende più caldo delle latitudini medie e sostituendo i venti occidentali con venti orientali. Questo fenomeno è noto come “ Major Midwinter Warming “. Scoperto da Scherhag nel 1952, le sue caratteristiche sono state dettagliatamente esaminate da Labitzke nel 1981.
Richard Scherhag (1907-1970) fu un meteorologo tedesco noto per i suoi significativi contributi nel campo della meteorologia, in particolare per la sua ricerca sulla stratosfera. Scherhag è stato una figura chiave nella scoperta e nello studio dei riscaldamenti stratosferici di metà inverno, noti anche come Major Midwinter Warmings .
Una delle sue scoperte più importanti fu proprio l’identificazione del fenomeno del riscaldamento stratosferico sopra l’Artico, un evento che modificava radicalmente la comprensione del clima e della circolazione atmosferica. Il suo lavoro ha aperto la strada a ulteriori ricerche in questo campo, permettendo agli scienziati di esplorare più a fondo l’interazione tra le varie parti dell’atmosfera e il loro impatto sul clima globale.
Le sue ricerche e osservazioni hanno contribuito notevolmente alla meteorologia moderna, fornendo una base per lo studio dei cambiamenti atmosferici a grande scala e per la comprensione dei meccanismi che regolano il clima della Terra.
Il processo di disgregazione del vortice viene illustrato attraverso mappe dei campi di temperatura e di altezza durante la fase fredda che precede il crollo e nel punto culminante del riscaldamento. Queste mappe, tipiche delle condizioni stratosferiche, mostrano che mentre avviene il riscaldamento in stratosfera, si verifica un raffreddamento nella mesosfera e un abbassamento della stratopausa, come illustrato schematicamente e confermato da rilevamenti con razzosonde.
Ogni riscaldamento di metà inverno presenta caratteristiche uniche, pur mostrando alcune tendenze generali. In particolare, l’inverno stratosferico nell’emisfero settentrionale tende a essere caratterizzato da un vortice occidentale freddo e intenso, stabile, o da un significativo riscaldamento di metà inverno. Ciò si traduce in una grande variabilità di temperatura e altezza geopotenziale rispetto alla media. Le curve di temperatura a 10 mb al Polo Nord in 11 inverni distinti riflettono bene questa variabilità; ad eccezione dell’inverno 1987/1988, i mesi di novembre e dicembre sono uniformemente freddi, ma dal fine dicembre fino a marzo, la gamma di temperature può coprire fino a 80°C.
Pertanto, osservato speciale quest’anno sarà il Vortice Polare perché avrà una notevole influenza sul nostro inverno, e questo lo stiamo già sperimentando questi giorni, con le prime nevicate sino a quote basse, il repentino abbassamento della temperatura. Ma un’ondata di gelo è ben altro.
