E e se tornassimo a sciare a 300 metri di quota? Follia? Vediamolo
Nel periodo tra gli anni ’50 e ’70, le oscillazioni climatiche hanno reso possibili alcuni inverni particolarmente freddi. Questi inverni sono stati poi erroneamente assunti come la norma, ignorando che prima degli anni ’50 il clima era caratterizzato da un andamento più mite. È fondamentale ricordare che, nonostante l’inizio del Riscaldamento Globale in quel periodo, seppur non così pronunciato come oggi, le fluttuazioni climatiche esistevano ancora. Non è realistico attendersi un clima uniforme e invariabile.
• L’Inverno del 1978: una Svolta Climatica nelle Alpi Altoatesine
• Riflessioni sull’Impatto Climatico degli Anni ’70
Le future variazioni climatiche continueranno a verificarsi, anche in presenza di temperature globali molto elevate. Non possiamo però prevedere con certezza se in Italia sarà possibile sciare a 300 metri di altitudine come in passato. L’anno 1978 ha rappresentato un’eccezione e, anche se raramente, nel 1985 è stato possibile sciare in pianura per più di un mese e per due settimane nel 2012. Questi episodi di freddo estremo possono dare l’impressione che il riscaldamento globale non sia una realtà, percezione talvolta sostenuta negli Stati Uniti, la quale ha influenzato le scelte politiche del predecessore del presidente Biden, in particolare il ritiro dagli accordi internazionali per la decarbonizzazione. Le scelte politiche sono complesse, però la scienza se ad oggi ci ha consentito progresso e benessere, deve essere ascoltata. Ma la scienza non deve essere influenzata dalla politica.
L’Inverno del 1978: una Svolta Climatica nelle Alpi Altoatesine
Nel 1978, l’inverno nelle Alpi altoatesine ha segnato la fine di un ciclo climatico freddo, caratterizzando gli anni ’50, ’60 e ’70. Questo periodo è stato testimone di un’eccezionale frequenza di precipitazioni nevose e significativi accumuli di neve nelle valli.
La città di Merano, situata tra i 300 e i 500 metri s.l.m. in Alto Adige, è stata la stazione di rilevamento chiave durante questo periodo. Con un clima continentale temperato fresco tipico delle basse altitudini, Merano registrava mediamente 700 mm di precipitazioni all’anno, con inverni generalmente asciutti e soleggiati, intervallati da settimane di intenso freddo.
Novembre 1977 ha segnato l’inizio di un periodo invernale straordinario. Il 21 novembre, una nevicata ha lasciato 25 cm di neve farinosa al suolo, inaugurando un mese caratterizzato da temperature insolitamente basse. A dicembre, le correnti atlantiche hanno portato piogge e nevicate, con un accumulo complessivo di 5 cm di neve.
Gennaio ha portato con sé un freddo pungente e persistente. Tra l’11 e il 12 del mese, una nevicata ha depositato 45 cm di neve fresca, seguita da ulteriori precipitazioni che hanno causato problemi alla circolazione stradale e messo a dura prova le infrastrutture. Il 29 gennaio, un’altra grande nevicata ha aggiunto mezzo metro di neve fresca.
L’inverno ha continuato a fare sentire la sua presenza con temperature costantemente sotto lo zero. Il 10 e 11 febbraio hanno visto un’altra grande nevicata, con un accumulo totale di 50 cm di neve. Marzo ha introdotto giornate ventose e ulteriori nevicate, nonostante l’avvicinarsi della primavera.
In totale, durante questo inverno storico, sono caduti 2 metri di neve, mantenendo un continuo manto nevoso dalle dimensioni variabili per tutta la stagione.
Riflessioni sull’Impatto Climatico degli Anni ’70
Negli anni ’70, a seguito di ripetuti inverni nevosi e estati fresche e piovose, si temeva l’inizio di un raffreddamento globale, quasi una nuova “Piccola Era Glaciale”. Questa ipotesi è stata poi contraddetta dai dati climatologici successivi, che hanno mostrato un riscaldamento dell’emisfero settentrionale. L’opera di N. Calderer, “La macchina del tempo”, pubblicata nel 1977, riflette questa visione ormai obsoleta, offrendo un interessante spaccato sulle percezioni climatiche dell’epoca.
