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nevicata alpina poi

In Ottobre la neve a bassa quota, in Italia è sempre stata un’eccezione. Il Mediterraneo è ancora caldo, lo zero termico resta alto e le irruzioni fredde faticano a produrre accumulo in pianura. Sulle Alpi, invece, qualche centimetro in quota nella prima settimana del mese rientra nella climatologia di stazioni come Courmayeur e Cortina d’Ampezzo. Il racconto che segue tiene distinti questi due piani: da una parte gli episodi documentati, soprattutto a quote insolite, dall’altra il quadro di lungo periodo in cui vanno letti.

 

Perché Ottobre resiste alla neve

La neve d’Ottobre in pianura è più rara di quella di Aprile e, in alcune serie storiche, persino di quella di Maggio. Il mare che circonda la penisola inibisce il raffreddamento della colonna d’aria: serve un cuscino freddo già depositato nei bassi strati, oppure un’irruzione artica abbastanza secca e intensa da vincere l’umidità mediterranea. Per questo gli accumuli urbani si concentrano quasi tutti nell’ultima decade del mese, e per lo più sul versante padano occidentale o sull’Emilia, dove l’Appennino e la pianura chiusa favoriscono il ristagno del freddo.

 

Gli episodi documentati

Piccola Età Glaciale e Ottocento. A Torino, il 22 Ottobre 1748, caddero circa 10 centimetri: è la nevicata ottobrina più precoce della serie cittadina, ancora dentro la Piccola Età Glaciale. In Emilia le cronache locali registrano più casi. A Parma la neve d’Ottobre compare almeno sei volte in tre secoli: 31 Ottobre 1786, 23 Ottobre 1810, 28 Ottobre 1869 (circa 6 centimetri), 15-16 Ottobre 1887 (circa 10 centimetri in città, mezzo metro sulle colline e oltre un metro e mezzo sull’Appennino, con danni a colture e greggi), 30 Ottobre 1941 (circa 9 centimetri) e 26 Ottobre 1946 (circa 1 centimetro). Il 9 Ottobre 1867 toccò a Modena, spesso citata come la nevicata più precoce della regione. Il 29 Ottobre 1828 nevicò a Bologna e Parma. A Firenze le cronache indicano un’imbiancata il 9 Ottobre 1904, la più precoce del capoluogo, e un’altra fioccata nell’Ottobre 1906. Sono resoconti storici, non serie strumentali omogenee: vanno letti come attestazioni, non come misure di precisione.

 

Il Novecento con rilevamenti meteo strumentali. A Torino, dall’inizio delle misure regolari di neve fresca nel 1787, l’unico altro Ottobre con manto al suolo prima del 1979 è il 31 Ottobre 1920, con circa 2 centimetri. Fiocchi senza accumulo sono annotati il 26 Ottobre 1810, il 24 Ottobre 1890 e il 28 Ottobre 1997.

L’Ottobre 1974 fu il più freddo del secolo in Italia. Un anticiclone di blocco alle latitudini settentrionali costrinse l’aria artica a scendere a più riprese verso il Mediterraneo, con minimi tra il bacino centrale e i Balcani. L’anomalia media mensile fu di circa -3,8°C sull’Italia (-4,7°C al Nord, -4,4°C al Centro, -2,8°C al Sud e sulle Isole), scarti paragonabili a quelli del Febbraio 1956. Nevicò a più riprese quasi in pianura sul basso Piemonte e in Emilia-Romagna, e a quote collinari su Marche, Toscana, Abruzzo, Molise e Sardegna; sull’Appennino centro-settentrionale la neve scese anche sotto i 300-500 metri. A fine mese le minime andarono sotto zero in pianura (tra gli altri -1°C a Milano Linate e -1,4°C a Firenze il 30). L’inverno successivo, però, fu povero di neve: un mese eccezionale non preannuncia la stagione.

 

Il 27 Ottobre 1979 è l’episodio meglio citato. Nei giorni precedenti un afflusso artico da nord-est aveva lasciato sul Piemonte un cuscino freddo, con temperature sotto zero intorno ai 1450 metri. Proprio il 27 una saccatura atlantica si isolò in cut-off presso le Baleari (minimo di 995 hPa) e richiamò correnti umide meridionali sopra quel freddo intrappolato. A Torino caddero 5 centimetri tra l’una e le dieci del mattino (alcune cronache parlano di circa 10 centimetri), con minima di -0,8°C e massima di 3,1°C. Altrove: 10 centimetri a Moncalieri e ad Asti, 15-18 centimetri a Pino Torinese e al Bric della Croce, 17 centimetri a Cuneo, 7 centimetri ad Aosta, 10 centimetri a Ovada, 3 centimetri a Tortona (120 metri). Sulle Alpi Liguri e Marittime gli accumuli furono da bufera: 75 centimetri a Pamparato (782 metri), 60 centimetri a Corsagliola (620 metri), 130 centimetri a Limone Piemonte, 150-160 centimetri al Colle di Tenda (osservatorio a 1321 metri). È l’evento con accumulo più precoce degli ultimi 250 anni sulle pianure piemontesi e sul fondovalle aostano. Quel giorno un nevischio raggiunse anche Genova.

 

Dopo il 1990, quote basse ma non più la pianura. Tra il 28 e il 31 Ottobre 1997 una massa d’aria da nord-est portò fino a circa -5°C intorno ai 1300 metri, con gelate precoci in Val Padana (-7°C a Malpensa, -5°C a Piacenza, -3°C a Brescia, Novara e Vicenza). La neve raggiunse le colline del basso Piemonte e dell’Appennino settentrionale, e imbiancò Avellino a circa 400 metri; a Torino solo fiocchi. Il 20-21 Ottobre 2007 un’irruzione polare marittima portò neve sulla dorsale appenninica fino a 300-500 metri e circa 20 centimetri tra 600 e 800 metri sul versante adriatico, con qualche fiocco misto a pioggia in pianura tra basso Veneto ed Emilia. L’11-13 Ottobre 2013 le Alpi ricevettero nevicate abbondanti quasi fino al fondovalle in Valle d’Aosta, Valtellina e Alto Adige, con oltre 50 centimetri sopra i 1000 metri. A fine Ottobre 2012 le Langhe misurarono 20-25 centimetri tra 750 e 850 metri. La Tempesta Vaia del 29 Ottobre 2018 è un caso diverso: evento di vento e pioggia, con neve intensa sui rilievi alpini soprattutto oltre i 1000-1500 metri, non un’imbiancata di pianura.

 

Il meccanismo che si ripete

Gli episodi a quote insolite condividono poche configurazioni, la più efficace al Nord-Ovest Italia è il cuscino freddo: aria artica che entra da nord-est o da nord, resta intrappolata dalla catena alpina e viene poi sovrascorsa da un flusso umido meridionale legato a un minimo sul Mediterraneo occidentale. È lo schema del 1979. Sull’Appennino e sul versante adriatico basta spesso un’irruzione diretta da nord-est, con Bora e stau, come nel 1974, nel 1997 e nel 2007. In alta quota alpina, invece, non serve nulla di eccezionale: un fronte atlantico d’Ottobre, con zero termico sui 1800-2200 metri, deposita neve che in media è già attesa.

 

Eccezione e tendenza

La neve d’Ottobre in pianura non è mai stata la norma, nemmeno nell’Ottocento. È più frequente nelle cronache emiliane e torinesi della Piccola Età Glaciale e del secolo successivo, e diventa rarissima dopo il 1946: l’ultimo accumulo urbano significativo resta Torino 1979. Sulle Alpi la prima nevicata a 1500-2000 metri arriva oggi, in media, 10-15 giorni più tardi rispetto a cinquant’anni fa. Il riscaldamento autunnale del Mediterraneo alza lo zero termico medio e accorcia la stagione del manto alle quote medie. Non elimina però la variabilità: un cut-off o un’irruzione artica possono ancora imbiancare colline e fondovalle, come nel 1997, nel 2012-2013 o con le nevicate di fine Settembre 2024 sulle Alpi Orientali, con fiocchi fin verso i 700 metri. Quegli episodi restano scostamenti di pochi giorni dentro una media che si è spostata. L’Ottobre 1974 lo dimostra in senso inverso: il mese più freddo del Novecento fu seguito da una stagione avara di fiocchi. Un singolo anticipo invernale non è una tendenza, e una tendenza al riscaldamento non vieta l’eccezione.

 

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