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C’è la possibilità di vedere la neve nel meteo di novembre? La domanda è ovviamente mal posta. Perché dobbiamo fare dei distinguo importanti. Innanzitutto Bisogna capire se effettivamente intendiamo neve al piano oppure in montagna. La differenza non è da poco. Ma prima di rispondere a questa domanda facciamo un excursus che vi invitiamo a leggere con attenzione.
La neve ottobrina
Ottobre, spesso, è un mese dinamico e le precipitazioni certamente non mancano. Le prime irruzioni fredde, anche se rapide, possono scatenare rovesci intensi e nevicate abbondanti sulle vette e sui ghiacciai. Ma tutto cambia alle quote più basse. Qui ovviamente il bianco manto rimane un’assoluta rarità, un evento fugace che dipende da combinazioni atmosferiche eccezionali e quasi mai durature. Già era rara alcuni dieci anni fa, figuriamoci adesso con il Global Warming.
E a novembre?
Come è facile intuire, il quadro meteo cambia sensibilmente. È in questo mese che, di norma, si apre la vera stagione della neve. Ovviamente anni tra la media e l’alta montagna. Però In qualche occasione anche fino in pianura. L’irraggiamento solare diminuisce, le giornate si accorciano e le masse d’aria fredda riescono a raggiungere più agevolmente il bacino del Mediterraneo.
Dato che c’è spesso un abbassamento notevole delle temperature, le precipitazioni trovano le condizioni ideali per trasformarsi da pioggia in fiocchi. Insomma, è proprio in questo mese che ci sono le prime incursioni veramente fredde, soprattutto nella sua parte finale.
Le grandi imbiancate
Le nevicate di media e alta quota che si verificano in questo periodo non sono solo spettacolo per gli occhi. Ma sono veramente essenziali. Almeno oltre 2000-2500 metri. Esse rappresentano il primo strato del manto stagionale, un accumulo prezioso che, se sufficientemente freddo e compatto, può durare fino all’inizio dell’estate dell’anno successivo.
Non è cosa da poco. Questo strato nevoso agisce come una coperta, proteggendo i ghiacciai dall’ablazione. In tempi di cambiamento climatico, ogni nevicata precoce in quota assume quindi un valore essenziale. Oltre che indubbiamente di valore artistico e paesaggistico.
La differenza tra ottobre e novembre
Può essere una domanda banale ma la risposta non lo è. Come mai se a ottobre piove tanto le occasioni di neve ci sono solo a fine novembre? La risposta risiede nella quota dello zero termico, che nel cuore dell’autunno di ottobre si mantiene spesso e volentieri tra 2500 e 3000 metri, mentre a novembre può scendere facilmente ben al di sotto dei 1500.
L’operazione che parlare di zero termico, ovvero di quota al di sopra della quale la temperatura non scende mai sotto lo zero, non è condizione necessaria e sufficiente. Resta imprescindibile la combinazione di due elementi, che non possono venire meno: aria fredda e configurazione precipitativa.
Può capitare che, ad esempio con masse d’aria siberiana, la temperatura sia di 0° a qualunque quota, eppure non nevica nemmeno a pagare. Questo perché non sono masse d’aria umide, ma molto secche, e diventano nevose solo se sorvolano un mare più caldo. Ma se arrivano in Valle Padana secche come sono di certo non fanno nevicare.
Rimane qualcosa di essenziale
Come detto, non sono solo episodi indubbiamente belli per i nostri occhi. Le nevicate autunnali in quota costituiscono un patrimonio assolutamente essenziale e da preservare. Ogni accumulo precoce è una riserva d’acqua e una protezione per i ghiacciai, messi a dura prova da estati sempre più calde e lunghe.
Purtroppo questi ultimi sono veri e propri malati terminali. Non c’è niente da fare per fermare la loro agonia se non quella di ridurre drasticamente le emissioni di CO2. Ma visto che l’umanità non riesce a farlo, la speranza è che almeno l’atmosfera possa darci una piccola mano.
Credit
Si ringraziano i seguenti modelli meteo: ECMWF. Global Forecast System del NOAA, ICON, AROME, ARPEGE.