Il Mediterraneo resta un serbatoio di calore
L’eccessivo calore che si è immagazzinato ormai nel Mediterraneo ha raggiunto i picchi massimi nell’estate e ora siamo all’inizio dell’autunno meteorologico. Le temperature del mare stanno diminuendo, tuttavia permane il fatto che le temperature marine segnano valori sopra la media. Questo significa che abbiamo un serbatoio di calore che può dare energia a tutti i fronti che arrivano da ovest, ovvero dalle regioni oceaniche, ma anche a quelli che arrivano da nord e, in futuro, a quelli che arriveranno da nord-est.
Sostanzialmente il Mar Mediterraneo rimarrà per molto tempo ancora un’area che, a parità di latitudine rispetto all’Oceano Atlantico, presenta temperature sensibilmente superiori, e questo significa che avremo con estrema facilità contrasti termici anche se aria più fresca giunge da nord. Pensiamo ad esempio alle temperature del Golfo del Leone, oppure a quelle dell’Egeo, un mare che tutto sommato non ha nessuna influenza su di noi: lì le temperature sono inferiori rispetto a quelle del resto dei mari italiani.
Adriatico, Ionio e Tirreno, terreno fertile per le trombe marine
L’Adriatico è attualmente un mare molto caldo, com’è anche il Mar Ionio, il Mar Tirreno, il Mare di Sardegna – un po’ meno rispetto al Tirreno – e il Mar Ligure. Tutti questi mari sono terreno fertile, ad esempio, per la formazione di quelle colonne che ruotano attorno a se stesse chiamate trombe marine, e se ne sono intraviste parecchie anche in queste ultime 24-36 ore, là dove è giunta aria instabile. Da qui anche una serie di temporali che si stanno verificando un po’ su tutte le regioni italiane, ma distribuiti a macchia di leopardo. Alcuni temporali si sviluppano nelle zone interne, soprattutto nel pomeriggio, perché i pomeriggi sono ancora piuttosto miti: più che di mitezza possiamo parlare di temperature superiori alla media.
Temperature più alte sulle coste che nelle zone interne
Ebbene, tutto questo ci porta ancora ad avere quei fenomeni che sono tipici della tarda estate e dell’inizio dell’autunno. Peraltro le temperature maggiori le registriamo stavolta sulle coste e non nelle zone interne, perché le zone interne iniziano a perdere radiazione solare e si riscaldano meno rispetto ai giorni precedenti, anche perché è presente molto spesso della nuvolosità. L’Italia, ad esempio vista dal satellite, si presenta con nuvolosità irregolare, e la nuvolosità irregolare ovviamente riduce la radiazione solare e quindi anche le temperature diurne; ci sono però ampie aree dove il cielo è sereno e quindi la temperatura può tranquillamente salire.
I fronti atlantici agiscono in modo indiretto
Da ovest, ma soprattutto da nord-ovest, abbiamo delle perturbazioni: una, ad esempio, sta raggiungendo le Isole Britanniche. Questi fronti tendono a essere una minaccia al bel tempo italiano, ma più che altro non tanto per il loro transito in maniera diretta, quanto per un’influenza indiretta: il fatto che vadano a spingere masse di aria provenienti dall’Oceano Atlantico, che giungono sul Mar Mediterraneo. Per il motivo detto precedentemente, cioè il mare caldo, queste masse che inizialmente non avevano instabilità atmosferica diventano instabili, perché trovano calore, e questo calore è ciò che si è immagazzinato sui mari ma anche sulle nostre terre emerse. Ed ecco che quindi per le prossime due settimane, anche se andrà a prevalere un regime di alta pressione – questa è una novità tra le altre cose, e ne ho parlato varie volte, infatti ho spesso detto: ma dov’è finito l’autunno? – tutto ciò può produrre temporali.
Temporali sparsi, la possibilità non è una certezza
Questi temporali sono sparsi, imprevedibili, perché si verificano con estrema irregolarità sul territorio. Noi possiamo dare la possibilità che un fenomeno si verifichi, cioè che il temporale possa colpire, faccio un esempio, una certa regione, ma non possiamo sapere che sarà colpita quella città. Facciamo un esempio: possibilità di temporali sparsi nel Lazio, ma magari sarà colpita Viterbo e non Roma. Questo è il termine di paragone dell’instabilità atmosferica, dell’incertezza del tempo, dell’assenza del transito di una perturbazione organizzata, perché quando transita una perturbazione organizzata abbiamo dei fenomeni ben più diffusi.
Come leggere le mappe delle precipitazioni
Molto spesso ci facciamo illudere da quelle mappe che indicano le precipitazioni totali che potrebbero cadere nell’arco delle 24 ore. Ebbene, quando noi vediamo che nella mappa ci sono precipitazioni sotto i 5 millimetri dobbiamo tener conto che sono aree dove la probabilità di precipitazione è scarsa; dove vediamo quantità di precipitazioni superiori dobbiamo interpretarlo come aree con possibilità di precipitazioni più copiose e più intense, con il rischio in questi casi, spesso, di temporale. Perché siamo nella stagione in cui ancora ci sono dei temporali anche sul Nord Italia, un Nord che andrà a perdere il rischio dei temporali man mano che proseguirà la stagione, perché in pieno autunno di temporali praticamente non ne ha più.
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