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Mare bollente a Settembre: temporali e grandine più violenti

L'acqua accumula calore per mesi e lo restituisce con lentezza: quando arriverà la prima aria fresca, il contrasto con un bacino vicino ai 29°C potrà generare nubifragi e chicchi di ghiaccio di notevoli dimensioni.

Caldo Mediterraneo energia per temporali estremi

Il Mediterraneo arriva alla fine di agosto con una riserva termica che le serie storiche recenti non avevano mai mostrato. Le mappe satellitari elaborate nell’ambito del programma Copernicus collocano l’anomalia media dell’intero bacino attorno a 1,8°C sopra la climatologia 1991-2020, con punte locali oltre i 4°C tra Golfo del Leone, Mar Ligure e alto Tirreno. Questo è carburante immagazzinato, e prima o poi quel carburante torna in atmosfera.

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La misura simbolo di questa estate resta quella della boa di Sa Dragonera, al largo di Maiorca: il mare che ha toccato i 33°C alle Baleari ha stabilito un primato in mare aperto, con sensore posto a circa tre metri di profondità, quindi non in una baia bassa scaldata dal sole in poche ore.

Perché l’acqua trattiene il calore molto più a lungo dell’aria

La capacità termica dell’acqua è quattro volte superiore a quella dell’aria e la densità è circa ottocento volte maggiore. Tradotto in pratica: per alzare di un grado la temperatura di uno strato marino serve una quantità enorme di energia, e per riportarlo al valore di partenza ne serve altrettanta. Questa è l’inerzia termica, il motivo per cui il primo calo delle temperature di settembre non produce alcun raffreddamento immediato del bacino.

C’è poi il fattore della profondità: il calore estivo non resta confinato nei primi centimetri, viene mescolato dal moto ondoso e dal vento fino a decine di metri, costruendo uno strato caldo spesso che i satelliti nemmeno vedono per intero. Quando una irruzione fresca rimescola la superficie, l’acqua più tiepida sottostante risale e riporta il valore quasi al punto di prima. Il fenomeno si osserva ogni anno, ed è esattamente il meccanismo descritto analizzando quanto si riscalda ogni anno il bacino.

Settembre parte con un bacino ancora rovente

Il Mediterraneo è un mare semichiuso, poco profondo rispetto agli Oceani, con uno scambio idrico limitato attraverso lo stretto di Gibilterra. Accumula in fretta e smaltisce male: sono le ragioni strutturali per cui il Mediterraneo si scalda così in fretta rispetto alla media oceanica globale. La conseguenza pratica riguarda i prossimi trenta o quaranta giorni.

L’irraggiamento solare cala progressivamente da fine luglio, ma le acque continueranno a restituire calore e vapore acqueo per settimane. Le coste liguri intorno a Genova, quelle sarde nei pressi di Cagliari e l’intera fascia tirrenica fino a Napoli resteranno cariche di energia potenziale anche dopo l’arrivo del primo refrigerio. Gli indici che misurano l’energia disponibile sul bacino viaggiano già su valori che tre decenni fa comparivano solo in casi eccezionali.

3 settembre GFS indici temporaleschi notevoli nel Nord Italia

Temporali, grandine e nubifragi: l’energia deve tornare da qualche parte

Il passaggio dall’estate all’autunno è il momento più delicato dell’anno meteorologico. L’aria in quota comincia a raffreddarsi con le prime discese da nord, mentre il mare conserva intatto il calore di tre mesi. Quel dislivello termico verticale è il motore delle ciclogenesi mediterranee e, nei casi estremi, dei Medicane.

Il primo fresco, in queste condizioni, può risultare esplosivo. Non perché l’aria in arrivo sia particolarmente gelida, ma perché trova sotto di sé una superficie che continua a cedere calore latente e calore sensibile senza sosta. L’atmosfera diventa instabile in poche ore, le correnti ascensionali si irrobustiscono e i sistemi convettivi assumono organizzazione. Sono i temporali marittimi che diventano mostri di maltempo, nati sull’acqua e capaci di raggiungere l’entroterra ancora carichi.

Grandine grossa proprio al cambio di stagione

La grandine di grosse dimensioni richiede due ingredienti che raramente convivono: una corrente ascensionale molto vigorosa, in grado di sostenere il chicco durante la crescita, e una quota dello zero termico che non sia troppo elevata, altrimenti il ghiaccio fonde durante la caduta. La prima fase di una irruzione fresca offre esattamente questo compromesso, perché abbassa lo zero termico mentre il mare continua ad alimentare l’instabilità dal basso.

Il risultato si è già visto in queste settimane ed anche ieri, con la grandine da 10 centimetri caduta in Pianura Padana. Chicchi di quel calibro non sono più un’eccezione da manuale, e il Nord Italia – con la pianura racchiusa fra Alpi e Appennini, un catino che favorisce l’accumulo di aria umida nei bassi strati – resta il territorio europeo più colpito da questo tipo di eventi.

Nubifragi su terreni induriti dalla siccità

L’altra minaccia è la pioggia concentrata in tempi brevi. Un’atmosfera che dispone di più vapore acqueo produce rovesci più intensi a parità di durata, e i nubifragi mediterranei di fine estate scaricano frequentemente decine di millimetri in venti o trenta minuti.

Qui entra in gioco un fattore spesso trascurato: lo stato del suolo. Dopo settimane di caldo estremo e assenza di piogge, il terreno si compatta e forma una crosta superficiale che riduce drasticamente la capacità di infiltrazione. L’acqua non penetra, scorre ed il ruscellamento superficiale aumenta, i fossi si riempiono in pochi minuti e le aree urbane, dove l’asfalto ha già eliminato ogni permeabilità, vanno in crisi. Non serve un evento eccezionale per provocare allagamenti diffusi, basta un temporale stazionario su un bacino idrografico piccolo.

Le aree più esposte nelle prossime settimane

I modelli matematici convergono su un avvio di stagione movimentato, con una raffica di temporali violenti attesa da settembre e un primo passaggio instabile già segnalato fra martedì 1° e mercoledì 2 settembre.

Le zone più a rischio sono quelle sopravvento rispetto ai mari più caldi: il Nord-Ovest affacciato sul Mar Ligure, la Toscana, il Lazio e la fascia costiera tirrenica, oltre alle Isole Maggiori. Anche il Nord-Est rientra pienamente nel quadro, perché l’Adriatico settentrionale, con i suoi fondali bassi, si scalda rapidamente e si comporta da acceleratore per i sistemi temporaleschi in transito. Al Centro e al Sud il calore accumulato manterrà alte le temperature notturne ancora a lungo, rendendo più violenti i rovesci quando l’aria atlantica entrerà davvero in scena.

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