Il caldo è finito. Per lo meno quello opprimente delle nottate bollenti e dei pomeriggi insopportabili. Ma il problema persiste, nel senso che per otto o nove mesi l’anno non sussiste nessun pericolo, ma per tre o quattro mesi le condizioni meteo climatiche stanno diventando davvero pesanti da sopportare. In particolare nelle nostre città, che sono state costruite per un clima che non esiste più.
Europa caldo estremo
L’Europa è il continente che si sta riscaldando più rapidamente. Stime riportano di un ritmo circa doppio rispetto alla media globale. Il problema non riguarda soltanto incendi, siccità o conseguenze sul turismo (che volendo vedere è il problema minore, anche perché si può tranquillamente andare in vacanza a maggio o a settembre). Riguarda direttamente la salute delle persone.
Le temperature elevate aumentano il rischio di disidratazione e colpi di calore e possono aggravare malattie cardiovascolari, respiratorie e renali. Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha stimato circa quasi 48 mila morti correlate al caldo in Europa nel 2023. E quest’anno i numeri saranno sicuramente maggiori, anche se bisogna aspettare le stime ufficiali.
La città amplifica il caldo
Il paradosso (che poi tale non è) è che proprio le città, dove vive la stragrande maggioranza della popolazione europea, amplificano in maniera drammatica gli effetti delle temperature estreme. Asfalto e cemento assorbono il calore durante il giorno e lo rilasciano lentamente durante la notte. Quante volte ci è capitato di sentire un po’ di brezza fresca nelle campagne e invece nei centri città il cemento è ancora bollente?
Ma non è tutto. La scarsità di alberi riduce l’ombra, mentre la densità degli edifici di media altezza può ostacolare la ventilazione. È il fenomeno meteo climatico noto come isola di calore urbana, che rende alcuni quartieri molto più caldi delle aree circostanti, in particolare nottetempo e soprattutto nelle giornate dove non c’è un’adeguata ventilazione o non ci sono precipitazioni temporalesche.
Tanti esempi per l’Europa
Bisogna prendere esempio dalle località dove il caldo esiste oramai da molto tempo. Possiamo citare gli esempi come Siviglia (la più calda dell’intera Europa), Barcellona, Malta, Atene eccetera. Tutte aree urbane già avvezze da molti anni a un clima sempre più caldo, a differenza invece di Parigi e Londra che per secoli hanno avuto estati fresche e spesso molto piovose, mentre adesso le ondate di caldo infernali da 40 gradi riescono addirittura a coinvolgere suddette megalopoli.
Vogliamo citare qualche eventualità. Edifici, piazze, scuole, trasporti pubblici e spazi pedonali dovranno essere progressivamente adattati a estati caratterizzate da temperature estreme sempre più frequenti. Potrebbero cambiare persino gli orari della vita urbana, con attività concentrate nelle prime ore del mattino e alla sera e un maggiore utilizzo degli spazi pubblici nel cuore della notte, esattamente come capita nella Bassa Spagna oramai da molto tempo.
Sta cambiando anche il turismo, con la crescita delle cosiddette “coolcations”, vacanze verso destinazioni europee settentrionali, abbandono delle aree Mediterranee considerate troppo ostili come clima e vacanze sempre più a nord. C’è anche da dire che si sta abbandonando il cuore dell’estate per scegliere le proprie ferie, a vantaggio di periodi più freschi e incerti come maggio o settembre. In fondo, che senso ha andare in vacanza e stare chiusi dalla mattina alla sera con l’aria condizionata?
C’è però un segnale molto più profondo
Per due secoli abbiamo associato il progresso sanitario alla costruzione di ospedali, acquedotti, fognature, vaccini e farmaci. La crisi climatica aggiunge una nuova infrastruttura alla prevenzione: la progettazione della città, l’urbanistica e la possibilità di smaltire il calore eccezionale delle prossime roventi estati.
Alberi, fontane, tetti verdi, superfici permeabili, edifici bioclimatici, corridoi di ventilazione, parchi, rifugi climatici e trasporti adeguatamente climatizzati, strade bianche e parcheggi coperti dai pannelli solari per fare ombra sulle auto in sosta e per guadagnare energia gratis. Tutte cose che per molti anni spesso i politici hanno fatto finta di non accorgersi, ma in questo 2026 tutti i problemi delle nostre città europee sono venuti fuori in maniera davvero drammatica.
Per concludere, la città tipica europea del Novecento era progettata soprattutto per muoversi, lavorare e abitare, avendo condizioni meteo climatiche di benessere o comunque di caldo piuttosto limitato. Quella del XXI secolo dovrà essere progettata anche per resistere alla calura estrema e proteggere la salute di chi la abita.