Ormai tutti i sono pomeriggi caratterizzati da aria densa, appiccicosa sulla pelle. Chi vive al Nord Italia, ma anche nel resto d’Italia verso i monti, basta alzare lo sguardo versi i rilievi per scorgere a fine mattinata che ci sono delle nubi in formazione. Dapprima si forma una nube a torre bianca, innocua, che sembra un batuffolo. Poi la nube ad un certo punto assume nella cima l’aspetto a incudine, e questo rapidamente si allarga. Ed ecco che inizia il brontolio del tuono. Chi sta nei monti vede il cielo color piombo, a tratti verdastro, quella è la grandine pronta a cadere e martellare le tegole, le auto, i campi coltivati. Succede ogni estate, ormai, ma rispetto a 30 anni fa il meteo che fa è molto diverso. Quanto descritto, curiosamente, succede proprio quando fa un caldo bestiale.
Il motore del fenomeno è il terreno, non ci sono perturbazioni
I temporali di calore – qualcuno li chiama termoconvettivi, il senso non cambia – non nascono dallo scontro fra masse d’aria diverse, come le perturbazioni atlantiche. Nascono dal basso: il suolo si arroventa sotto il sole estivo, cede calore agli strati d’aria che lo sfiorano, e quelle bolle più leggere cominciano a salire. Se incontrano umidità a sufficienza, condensano. Condensando liberano calore latente, e il calore latente è benzina pura: più la bolla sale, più resta calda rispetto all’ambiente attorno, più accelera.
Le montagne fanno da rampa di lancio. I versanti esposti a mezzogiorno si scaldano per primi, le brezze di valle convergono sulle creste, e i cumuli spuntano già a metà mattina sulle Alpi e lungo la dorsale dell’Appennino. Ma in questo periodo li abbiamo osservati anche nelle zone interne di Sardegna e Sicilia.
Può succedere, specie al Nord Italia, che i temporali in serata si spostino verso la pianura, o che nella stessa Val Padana si realizzi un medesimo processo, anche se la dinamica scatenante è differente. Il temporale di calore è quello che ho descritto.
Direte, c’è alta pressione, dovrebbe esserci il bel tempo
Se l’anticiclone comprime l’aria e la costringe a scendere, come fa a piovere? Domanda più che legittima. L’Heat Dome che anche nell’estate 2026 staziona sul Mediterraneo per settimane intere funziona come un coperchio su una pentola. La subsidenza in quota crea uno strato di inversione qualche migliaio di metri sopra la nostra testa: sotto quel tappo l’aria continua a scaldarsi e a caricarsi di vapore, sopra resta tutto immobile. Giorno dopo giorno l’energia convettiva si accumula senza poter essere liberata. I meteorologi anglosassoni parlano di loaded gun sounding, sondaggio a pistola carica, e l’immagine rende l’idea meglio di mille formule.
Poi qualcosa cede. Basta un modesto indebolimento del promontorio, l’ingresso o cedimento in quota con aria appena più fresca a 5.000 metri anche all’interno della cupola di alta pressione, ed il coperchio si spacca e tutta quell’energia trattenuta per giorni viene rilasciata in un paio d’ore. Non è un temporale: è uno scoppio.
Il Mediterraneo è bollente e non rinfresca
Il Mar Mediterraneo ci mette del suo, e parecchio. Le mappe di Copernicus aggiornate al 31 luglio 2026 mostrano temperature superficiali diffusamente comprese fra 27°C e 30°C, con punte oltre i 30°C nel Tirreno meridionale, nel Canale di Sicilia e su parte del bacino orientale. Fra Golfo del Leone, Mar Ligure e Tirreno settentrionale le anomalie superano i 4°C rispetto alla media attesa.
C’è un serbatoio di calore che evapora come non ha mai fatto. Ogni grado in più significa circa il sette per cento di vapore acqueo in più che l’atmosfera riesce a contenere, e il vapore, ricordiamolo, è il carburante dei temporali. Le brezze di mare lo spingono verso l’interno per tutto il pomeriggio, alimentando le celle come un nastro trasportatore che non si ferma mai. Ecco perché tra fine luglio e agosto, ma direi in settembre, i sistemi temporaleschi più violenti si accendono spesso di notte sulle coste, quando la terraferma si raffredda ma il mare no.
Grandine grossa, raffiche e fulminazioni continue
La violenza di questi fenomeni ha spiegazioni piuttosto prosaiche. Con lo zero termico sopra i 4.500 metri, i chicchi di grandine hanno un margine di caduta enorme prima di sciogliersi, e correnti ascensionali da 30 metri al secondo li tengono in sospensione abbastanza a lungo da farli crescere fino a 5 centimetri e oltre. Nella Pianura Padana, ormai, le supercelle grandinigene non fanno più notizia. Quasi ogni temporale è una supercella.
Nei temporali ci sono i downburst, le raffiche discendenti: aria secca a media quota, pioggia che evapora, colonna che precipita al suolo e si sfoga in orizzontale a 100 chilometri orari e oltre. Alberi giù, dehors ribaltati, tetti scoperchiati. E i fulmini, a volte anche migliaia in poche ore, perché la separazione delle cariche elettriche cresce insieme all’estensione verticale della nube.
I nubifragi chiudono il quadro. Cinquanta, ottanta millimetri in mezz’ora su terreni induriti da settimane di siccità: l’acqua non entra, scorre. In caso di allerta conviene sempre consultare la Protezione Civile prima di mettersi in strada.
Un’estate torrida, insomma, non è un’estate tranquilla. Semmai il contrario.
Temporali con alluvioni lampo nelle Alpi in questi giorni
Nelle Alpi si susseguono le notizie di temporali di calore violentissimi. Nel Trentino diversi nubifragi hanno causato allagamenti e danni. In Valle d’Aosta è stata colpita duramente Cervinia. Ormai ogni anno, la Valle d’Aosta è sotto rischio alluvioni lampo. Gli scorsi anni c’erano stati grossi problemi a Cogne. Ma l’elenco delle località dove sono stati registrati eventi meteo estremi è numeroso. Si ha come l’impressione che la meteo sia sempre più cattiva, e di questo si accorge chi come me ci lavora in questo settore.
Credit
- ECMWF – analisi e rianalisi sulle ondate di calore europee
- NOAA National Severe Storms Laboratory – approfondimenti su grandine, downburst e temporali