- Anatomia di un temporale, tre atti in poco tempo
- La nascita, quando lโaria calda spicca il volo
- La maturitร , il momento piรน temibile
- Il dissolvimento
- Quando il temporale non vuole andarsene
- Cosโรจ un sistema convettivo a mesoscala
- I sistemi a V o V Shaped, i piรน temuti del Mediterraneo
- Perchรฉ riconoscerli puรฒ salvare vite
Il temporale lo conosciamo tutti. In meteorologia, perรฒ, ha un nome che sa quasi di antico: elettrometeora. Un termine che mette subito il dito sulla piaga, ovvero lโattivitร elettrica. ร questo che lo separa da un banale rovescio. Cโรจ il fulmine, spettacolare e insieme pericoloso, seguito dal bagliore del lampo e poi dal tuono, a volte cosรฌ fragoroso da far sobbalzare chiunque.
Insomma, un fenomeno frequente, familiare. Eppure dietro quella familiaritร si nasconde una macchina complessa. Ogni temporale vive tre atti: sviluppo, maturitร e dissolvimento. Di solito bastano pochi minuti, al massimo unโora, e la storia รจ finita. Ma andiamo con ordine.
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Anatomia di un temporale, tre atti in poco tempo
La nascita, quando lโaria calda spicca il volo
Tutto comincia con una nube cumuliforme. Lโaria calda e umida dei bassi strati, piรน leggera di quella che la circonda, si mette a salire e genera la cosiddetta corrente ascensionale (updraft). ร quella spinta a far crescere il piccolo cumulo, che pian piano si allunga verso lโalto assumendo la forma di una torre a cavolfiore. Qui domina la verticalitร . Di pioggia, per ora, poca o nessuna.
La maturitร , il momento piรน temibile
Poi qualcosa cambia. La corrente ascensionale continua ad alimentare la nube, ma nel frattempo iniziano a cadere le prime precipitazioni. Ed ecco comparire il suo opposto, la corrente discensionale (downdraft). Le gocce pesanti, precipitando, trascinano con sรฉ lโaria che le avvolge e creano un flusso diretto verso il basso, talvolta tanto rapido da scatenare al suolo violente raffiche di vento. La nube, ormai imponente, arriva a sfiorare la tropopausa, tra i 12.000 e i 15.000 metri alle nostre latitudini durante la stagione estiva. ร diventata un Cumulonembo. ร la fase piรน insidiosa: piogge torrenziali, grandine, fulminazioni a raffica e vento impetuoso.
Il dissolvimento
Nella maggior parte dei casi il temporale brucia in fretta il carburante che lo ha acceso. Le precipitazioni e il vento fanno il resto. La grande quantitร di pioggia prodotta, e la corrente discensionale che ne consegue, finisce per prevalere su quella ascensionale. ร lโinizio della fine. Il bilancio energetico va in rosso, lโafflusso di aria calda e umida viene sopraffatto, e in poco tempo restano solo deboli piogge e qualche colpo di vento. Sipario.
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Quando il temporale non vuole andarsene
Non sempre, perรฒ, la storia finisce cosรฌ presto. In certe situazioni il temporale diventa ostinato. Invece di spegnersi dopo la maturitร , si riforma di continuo nello stesso punto, scaricando acqua a ripetizione. Sono i temporali autorigeneranti, e il meccanismo che li tiene in vita รจ quasi ipnotico: un apporto costante di aria calda e umida, spesso in arrivo dal mare o dalle pianure, ma anche legato al normale trasporto di masse dโaria dentro le perturbazioni, che converge sempre nel medesimo settore.
Le celle giร mature vengono spinte in avanti dalle correnti in quota e liberano il campo. Cosรฌ, mentre una si esaurisce, unโaltra nasce subito accanto sfruttando lo spazio appena lasciato libero. Un ricambio continuo. Il risultato? Un sistema quasi immobile, capace di rigenerarsi in sequenza come un nastro trasportatore che non si ferma mai.
Quando queste strutture crescono a dismisura si parla di MCS, ovvero Mesoscale Convective System, in italiano SCM, Sistema Convettivo a Mesoscala. Fenomeni tipici delle medie latitudini che, guarda caso, assumono spesso una forma a V o a U. Un dettaglio talmente ricorrente che in gergo li chiamiamo sistemi a forma di V: il V Shaped.
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Cosโรจ un sistema convettivo a mesoscala
Un SCM รจ un vasto complesso di temporali che smettono di agire ognuno per conto proprio e si organizzano in unโunica struttura di lunga durata. Puรฒ resistere anche dalle 6 alle 12 ore, e a volte oltre, estendersi per centinaia di chilometri e riversare al suolo precipitazioni intense e persistenti. Non รจ un temporale grande. ร un sistema temporalesco molto organizzato, e la differenza, quando piove, si sente eccome.
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I sistemi a V o V Shaped, i piรน temuti del Mediterraneo
La configurazione a V si riconosce soprattutto dallo spazio, nelle immagini satellitari, dove lโarea investita dalla convezione disegna quel caratteristico angolo, piรน o meno ampio a seconda delle condizioni. Perchรฉ si formi servono venti sostenuti in quota, il jet stream su tutti, accompagnati da correnti nei bassi strati che spostano la sommitร delle nubi. Si crea cosรฌ lo spazio per nuova aria calda e umida, che sale, si raffredda e continua ad alimentare la convezione.
Come li si riconosce? Anzitutto per quella forma a V ben leggibile via satellite. Poi per unโattivitร elettrica formidabile, con fulminazioni fitte e spesso allineate proprio lungo il vertice della V. Sono strutture longeve, poco mobili quando non addirittura stazionarie, e per questo capaci di produrre piogge torrenziali, alluvioni improvvise, grandine e raffiche di vento molto forti. Diciamolo: il peggio del repertorio estivo e autunnale, tutto in un colpo solo.
Dove nascono piรน spesso
Il loro habitat naturale รจ il Mediterraneo. Qui rappresentano una delle cause principali di eventi alluvionali improvvisi, in particolare lungo le coste, dove il mare ancora tiepido fa da serbatoio di energia e il contrasto con lโaria piรน fresca in quota accende la miccia.
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Perchรฉ riconoscerli puรฒ salvare vite
Tiriamo le somme, per quanto si possa. Un sistema convettivo a forma di V รจ un complesso temporalesco organizzato e duraturo, tenuto in piedi dal dialogo fra i flussi in quota e lโinstabilitร dei bassi strati. Quella V, in fondo, รจ il segno di una ventilazione asimmetrica sullโasse verticale, la stessa che permette al temporale di rigenerarsi allโinfinito nello stesso punto e di scaricare quantitativi dโacqua eccezionali.
Riconoscerli per tempo non รจ un vezzo da appassionati. ร una necessitร . Saper leggere le mappe previsionali, le immagini satellitari e i segnali premonitori consente di intercettare in anticipo situazioni potenzialmente distruttive e di far scattare in tempo prevenzione e allerta. Quando in gioco ci sono fenomeni tanto estremi, capaci di accanirsi su territori giร fragili, capire i sistemi a V significa una cosa sola: comprendere lโatmosfera, sรฌ, ma soprattutto ridurre i danni e, non di rado, salvare vite.
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Credit
- National Severe Storms Laboratory
- Severe Weather 101
- National Weather Service
- Nature
- Journal of Climate
