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Viviamo nel cuore di un’anomalia meteoclimatica decisa. Ce ne accorgiamo tutti che non fa tutto questo freddo. Come se non bastasse, le attuali simulazioni dei modelli meteorologici non lasciano alcuno spazio a dubbi. Questa insolita mitezza ci farà compagnia ancora per svariati giorni.

 

Troppo caldo per il periodo

Le temperature, stabilmente e prepotentemente al di sopra delle medie climatiche, stanno già facendo sbocciare gemme e fiori. Passeggiando in campagna o in collina lo si nota al primo sguardo, la vegetazione si sta svegliando sicuramente in anticipo. Grazie anche alle abbondantissime piogge delle settimane scorse, il ciclo vegetativo sta partendo a razzo e le fioriture risultano piuttosto precoci.

 

Ci sono dei rischi

Purtroppo, sussiste un rischio ben preciso. Sappiamo bene, magari per esperienza diretta sul campo, che i mesi di marzo e aprile nascondono continue insidie, le gelate tardive restano un pericolo reale e sempre dietro l’angolo.

 

Gli episodi di gelo, benché di durata molto rapida, non sono affatto esclusi, specialmente se dovessimo scontrarci con improvvise irruzioni di aria artica o durante quelle nottate caratterizzate dal cielo sereno e assenza totale di vento. Queste ultime, in effetti, sono le condizioni atmosferiche perfette per far precipitare i termometri. Più volte è capitato addirittura fino a fine aprile o inizio Maggio di convivere con questo rischio.

 

Le piante sono molto delicate

Quando le piante raggiungono lo stadio della fioritura, diventano di colpo fragilissime davanti ai possibili ritorni invernali. Bastano anche due o tre gradi sotto zero, magari per qualche ora, per creare numerosissimi danni. Chi coltiva la terra lo sa perfettamente, eventi del genere si traducono in danni economici e materiali, in casi estremi catastrofici per le colture più delicate. Parliamo soprattutto di frutteti e vigneti, luoghi dove perdere i fiori significa, quasi inevitabilmente, dire addio alla produzione di quasi tutta una stagione.

 

E qui viene il problema

Siamo di fronte al grande e amaro paradosso delle primavere moderne. Il caldo prematuro spinge le piante ad accelerare incautamente i propri ritmi vitali. Il problema di fondo, però, è che il rischio di gelate non diminuisce affatto di pari passo con l’innalzamento medio delle temperature.

 

Aumentano di molto le possibilità di avere caldo, ma non diminuiscono altrettanto quelle di avere freddo. Di conseguenza, nelle ultime annate rischiamo di più. Con la natura già in pieno e vulnerabile rigoglio, mentre un’atmosfera potenzialmente ancora critica potrebbe inviarci qualche sgradita sorpresa fredda.

 

E per concludere

Invitiamo i lettori ad seguire attentamente quello che stiamo dicendo. Il nemico da temere non è l’arrivo dell’aria fredda, cosa che è sempre esistita anche in epoche non recenti, ma proprio quella subdola (e pesante) anomalia di caldo che la precede.

 

Sono il caldo precoce e la mitezza esagerata e prolungata i veri colpevoli. Che così facendo tendono a sballare l’antico orologio biologico della nostra vegetazione. Tutto questo pure in epoca di cambiamenti meteo climatici. Anzi, paradossalmente a maggior ragione in queste epoche.

 

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