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Quest’anno l’inverno sta facendo la voce grossa solo in parte. Le condizioni meteo sono state prettamente tipiche del periodo solo per metà mese di gennaio. Sicuramente è già qualcosa, visti i tempi. Ma quello che stiamo vivendo adesso non è tanto inverno…

 

Un periodo mite

Il nostro febbraio ricorda più un prolungamento dell’autunno che il cuore dell’inverno, con temperature miti e una circolazione decisamente atlantica. Piogge e forte maltempo in maniera diffusa, ma temperature sopra le medie. In questo contesto, l’attenzione degli addetti ai lavori è tutta concentrata sul vortice polare. Solo così possiamo avere un periodo invernale anche sul finire di febbraio.

 

Piogge veramente incessanti nei primi dieci giorni di febbraio. Un continuo alternarsi di perturbazioni. Non si vede per ora la sicurezza del freddo.

 

Andiamo per gradi

Secondo le elaborazioni del famoso modello europeo ECMWF, un’eventuale divisione del vortice polare in due lobi non avverrebbe prima della metà del mese, indicativamente attorno al 15-16 febbraio. Ma non è tutto. Dato per certo che la rottura ci potrebbe essere, sussiste un altro problema. La disposizione dei lobi non sarebbe tale da favorire un’irruzione fredda significativa verso l’area mediterranea.

 

Per farla breve, il modello fiuta l’ipotesi di freddo molto intenso su suolo europeo ma non a livello italiano. Va da sé che, essendo solamente sfiorati, potremmo andare sottomedia un paio di giorni e basta. Rimarrebbe comunque un flusso atlantico decisamente molto forte. Questa è la vera caratteristica dell’inverno.

 

Il modello americano

GFS da diversi giorni insiste su uno scenario più dinamico, ma non necessariamente gelido. Secondo questa visione, la divisione del vortice polare potrebbe verificarsi già subito dopo il 11-13 febbraio (qualche giorno prima rispetto all’altro modello), con una configurazione meteo più interessante.

 

Se questa evoluzione riuscisse a propagarsi efficacemente verso la troposfera, si aprirebbero possibilità di freddo anche per noi. Il meccanismo ipotizzato è quello classico: una risalita di aria mite verso le alte latitudini, favorita da un’espansione dell’anticiclone delle Azzorre, e una conseguente discesa di aria fredda verso le medie latitudini europee.

 

Tiriamo le somme

Nel breve termine, alla luce di tutto, i due formidabili modelli vedono la stessa cosa. Fino al 10-12 febbraio, non sono attesi cambiamenti significativi. L’Italia continuerà a essere interessata da un flusso atlantico quasi sparato, umido e mite, con passaggi perturbati frequenti, piogge diffuse e nevicate relegate alle Alpi. Le temperature resteranno superiori alle medie stagionali. Insomma, una sorta di mese novembrino più che di fine inverno.

 

Almeno fino al 11-12 febbraio non ci sono le condizioni per l’arrivo di freddo intenso in Italia. Dopo si aprono invece scenari differenti.

 

Le tendenze

Guardando oltre la metà del mese, il quadro potrebbe iniziare lentamente a mutare. Le simulazioni lasciano intravedere ondulazioni più pronunciate della circolazione atmosferica. Ma, nonostante tutto, per un vero e proprio stravolgimento del pattern meteo bisogna attendere ancora.

 

Ricordiamo che, senza un efficace accoppiamento tra i piani alti e quelli bassi dell’atmosfera, non ci saranno svolte decisive. Timidi segnali in questa direzione ci possono essere. Ma bisogna pazientare. E oltretutto ricordarsi che stiamo parlando di tendenze meteo a lungo termine e quindi soggette a cambiamenti. Non diamo per certo quello che certo non è…

 

Credits

L’articolo è stato redatto analizzando attentamente i run dei modelli meteo seguenti e rieditati dall’autore: ECMWF, Global Forecast System del NOAA, ICONAROMEARPEGE

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