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Nevicata invernale urbana- Foto di repertorio che non costituisce una previsione meteo.

Cerchiamo di capire che cosa c’è di vero sulle possibili nevicate del prossimo inverno. Mi è capitato di conoscere di commenti piuttosto ridicoli sulla possibilità di avere neve, eppure nessuno mi risulta abbia previsto un inverno rigidissimo in stile 1985.

Nel caso, da parte nostre si è sempre parlato di indici di comportamento del clima, quindi aspetti estremamente scientifici di cui, con ogni probabilità, molti commentatori non hanno piena consapevolezza. Per me la polemica finisce qui: gli indici di comportamento del clima sono elementi essenziali; cerchiamo di evitare i gerghi tecnici. Ben sappiamo che la temperatura in Italia è aumentata di circa 2 °C dal periodo preindustriale, con picchi ancora maggiori, le precipitazioni nevose non si sono dissolte solo per questo motivo, bensì perché sono mancate determinate condizioni atmosferiche, certamente legate anche al Cambiamento Climatico, che non hanno favorito gli eventi di neve. E del “Cambiamento Climatico” vi parlo ogni giorno.

 

Come può nevicare in Italia? Le opportunità sono svariate: se però queste condizioni mancano, a quote basse non nevicherà. Negli ultimi anni sono effettivamente venute meno. Anzi, si potrebbe dire che, dal 2013, questi fenomeni non solo si sono diradati, ma poi sono quasi scomparsi, ripresentandosi in modo estremamente occasionale in due sole circostanze: a gennaio 2017, con un’irruzione di aria siberiana che portò neve per tre giorni lungo la costa adriatica fino a Santa Maria di Leuca che registrò persino giornate di ghiaccio, cioè massime che non salirono sopra gli 0 °C; e alla fine di febbraio 2018, quando, ancora una volta, il vento giunse dalla Siberia.

 

Negli ultimi tempi questi fenomeni sono rari o assenti perché una serie di alte pressioni, oppure in altri contesti forti correnti oceaniche, ne impediscono il dilagare verso ovest, anche in presenza di un forte Stratwarming, complice delle maggiori irruzioni di aria fredda provenienti dalla Siberia. Tuttavia esistono anche altri indici di comportamento del clima che possono creare la configurazione ideale per avere nevicate.

 

Gli indici di comportamento del clima che favoriscono il freddo in Italia
Ebbene, una parte di questi indici è la seguente. Vediamo i principali, giusto per rispolverare un po’ di meteorologia vera.

 

NAO North Atlantic Oscillation
Descrizione: è la differenza di pressione tra l’Islanda e le Azzorre.
NAO negativa: indebolisce la corrente a getto e favorisce discese fredde artiche verso l’Europa. In questi giorni avremo quella negativa, ma non siamo d’inverno, ma autunno.
NAO positiva: rinforza la corrente atlantica, portando inverni miti e piovosi in Europa occidentale.
Periodo d’influenza: principale da novembre a marzo.

 

AO Arctic Oscillation
Misura la forza del Vortice Polare e la distribuzione della pressione alle alte latitudini.
Effetto:
AO negativa: vortice polare debole, aria fredda che scende più facilmente verso le medie latitudini. Ed è prevista in questo novembre, ma non siamo in pieno inverno.
AO positiva: vortice polare compatto, aria fredda confinata al polo.

 

ENSO El Niño e La Niña Pacifico tropicale
Cosa vuol dire? Fluttuazioni della temperatura superficiale dell’Oceano Pacifico equatoriale.
Effetto in Europa: La Niña: tende, indirettamente, a favorire un rafforzamento del blocco atlantico e ondate di freddo in Europa, soprattutto con NAO negativa. El Niño: più spesso associato a inverni miti con correnti zonali, ma l’effetto dipende da fase e stagione.

 

QBO Quasi Biennial Oscillation
Descrizione: variazione dei venti nella stratosfera tropicale, con alternanza da est a ovest ogni circa 28 mesi.
Effetto:
QBO orientale E: favorisce un vortice polare più debole, con maggiori probabilità di irruzioni fredde in Europa.
QBO occidentale W: tende a rafforzare il vortice polare, con inverni più miti.

 

Attività solare ciclo solare
Descrizione: variazione dell’attività solare macchie solari, radiazione UV.
Bassa attività solare: tendenza a un vortice polare più debole e quindi a inverni più freddi.
Alta attività solare: atmosfera più dinamica e correnti occidentali più forti, con inverni miti. Però, su questo argomento ci complichiamo parecchio le cose. Questi fenomeni hanno spesso delle ampiezze lunghe nel tempo.

 

PDO Pacific Decadal Oscillation
Descrizione: variazione delle temperature superficiali del Pacifico nordoccidentale su scala decennale.
Effetto: in combinazione con ENSO e QBO può modulare i flussi atmosferici che arrivano sull’Europa.

 

SST atlantiche e AMO Atlantic Multidecadal Oscillation
Descrizione: oscillazione multidecennale delle temperature superficiali dell’Atlantico.
AMO positiva: favorisce un’onda planetaria che può portare blocchi freddi sull’Europa.
AMO negativa: più propensa a configurazioni zonali, quindi miti.

 

SSW Stratospheric Sudden Warmings
Descrizione: episodi improvvisi di riscaldamento stratosferico nella regione polare.
Effetto: indeboliscono o dividono il Vortice Polare, con aumento della probabilità di ondate fredde da 1 a 3 settimane dopo in Europa.

 

Amplificazione Artica: che cos’è
Questa estremizzazione fa parte anche di un fenomeno chiamato Amplificazione Artica, un indice nuovo che non abbiamo elencato prima e che rientra, in questo caso, nei Cambiamenti Climatici. La regione artica ne è particolarmente vulnerabile. L’Amplificazione Artica è il processo per cui l’Artico si riscalda più rapidamente rispetto alla media globale. Accade perché la perdita di ghiaccio marino riduce l’albedo, il mare libero assorbe più calore durante l’estate e lo rilascia in autunno e in inverno, il profilo termico verticale cambia e il trasporto di calore e umidità verso l’Artico aumenta. Questo può indebolire il Vortice Polare, favorire ondulazioni più marcate del getto e, a volte, creare corridoi per irruzioni fredde verso le medie latitudini. Non significa freddo ovunque, sempre: significa maggiore variabilità, con contrasti più accentuati tra aree molto miti e altre più fredde.

 

Tra tendenze e realtà
È bene dire che alcuni di questi indici climatici sono favorevoli a un inverno più freddo della media. Ad esempio, avremo un inverno con La Niña, sebbene non eccezionalmente intensa. Europa e Italia ne sono interessate solo marginalmente, ma altri indici possono risultare abbastanza favorevoli a un inverno un po’ più freddo rispetto agli ultimi. Ciò non vuol dire che avremo un inverno gelido come accadeva trent’anni fa: rispetto ad allora le temperature in Italia e a livello globale sono aumentate, e la geografia europea non favorisce le discese di aria glaciale come avviene in Nord America. Pensate che, nei prossimi giorni, in Nord America si registreranno temperature vicine a 0 °C sul Golfo del Messico e persino nel nord della Florida, una sfuriata fredda in stile fine febbraio. Questa estremizzazione rientra anche nell’Amplificazione Artica.

 

Insomma, non è possibile in alcun modo fare previsioni certe per il prossimo inverno: si possono solo tracciare linee di tendenza meteo climatiche. Questo significa che non si può escludere neppure un’ondata di freddo. Gli effetti potrebbero ricordare quelli del 2018: all’epoca le temperature scesero parecchio, a Roma cadde la neve, ricordo che nevicò anche a Napoli, dove la neve non è certo di casa. Eventi nevosi in pianura da noi restano legati a situazioni meteorologiche eccezionali, spesso da record. Di questo ne fa eccezione il Nord Italia e quindi anche la Valle Padana, dove la neve cade per una serie di circostante soprattutto associate al noto cuscinetto d’aria fredda.

 

Ancora oggi questi fenomeni nevisi intensi succedono nel nostro emisfero settentrionale. Osserviamo, per esempio, nello scorso inverno, nevicate straordinarie che hanno interessato il Giappone anche a latitudini meridionali. Però, da noi la geografia è diversa: per avere un’ondata di gelo imponente, le correnti devono venire da est.

 

A  proposito di freddo, ci si dimentica che, su scala europea, nel 2024, verso la fine di novembre, si ebbe un afflusso di aria fredda dall’Artico. Artico che si sta surriscaldando rispetto alla media, il che non significa assenza di ghiaccio, perché la banchisa polare si forma comunque. In quell’occasione si registrarono nevicate in Europa, a Londra, a Parigi, in Svizzera.

 

Nel Nord Italia, invece, si verificò un fenomeno piuttosto comune: con l’irruzione artica della sera precedente, una precipitazione debole colpì alcune località della Pianura Padana e i fiocchi si mostrarono misti ed estremamente bagnati persino a Milano città.

Nelle ore successive, durante la notte, il vento discendente dalle Alpi fece aumentare la temperatura per effetto di una dinamica chiamata adiabatica: aria che scende dai rilievi che si riscalda e perde umidità. Il tempo divenne soleggiato e l’ondata di freddo di origine artica, sulle regioni settentrionali, fu poco percepita.

 

Il freddo, invece, può giungere altrove in Italia quando entra dalla Sardegna attraverso il Golfo del Leone con il Mistral, oppure lungo le regioni adriatiche quando la bassa pressione scivola verso est sui Balcani. Il clima italiano è estremamente complesso: evitiamo dunque previsioni apocalittiche su ciò che succederà durante la stagione invernale. Nessuno può prevede badilate di neve nelle pianure italiane e, soprattutto, nella Pianura Padana. Si può parlare di dinamiche che la possono generare, non di certezze sulla sua caduta. Nessuno può anche sostenere che si avrà un inverno primaverile. Ad oggi anche i modelli matematici stagionali sono imperfetti, con margini amplissimi di errore.

 

Credit: NOAA Climate, ECMWF, UK Met Office, NASA Global Climate Change, World Meteorological Organization

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