Seguici su Google

Nel campo dell’oncologia, la ricerca continua a svelare meccanismi attraverso i quali i tumori ostacolano le risposte immunitarie del corpo. Recentemente, un team di ricercatori dell’Università Tecnica di Monaco (TUM) e dell’Ospedale Universitario Ludwig-Maximilians di Monaco (LMU) ha pubblicato uno studio sulla rivista Nature, rivelando come i tumori utilizzino la sostanza messaggera prostaglandina E2 per impedire lo sviluppo delle cellule T citotossiche, essenziali nella lotta contro il cancro.

 

Questo studio ha dimostrato che la prostaglandina E2 si lega ai recettori EP2 e EP4 sulla superficie delle cellule T, che sono cellule immunitarie con proprietà simili a quelle delle cellule staminali e che migrano nei tumori da altre parti del corpo. Se l’immunorisposta è efficace, queste cellule si moltiplicano nel tumore e si trasformano in cellule T citotossiche, attaccando il cancro. Tuttavia, la secrezione di prostaglandina E2 da parte dei tumori limita fortemente questo processo, causando il collasso della risposta delle cellule T e permettendo così al tumore di progredire.

 

Gli attuali trattamenti di immunoterapia mirano a intervenire in una fase successiva della risposta immunitaria, cercando di “riattivare” le cellule T citotossiche già differenziate attraverso terapie con inibitori dei checkpoint. Tuttavia, i risultati di questo studio suggeriscono che bloccare gli effetti della prostaglandina E2 sulle cellule T in una fase precoce potrebbe aumentare significativamente l’efficacia di questi trattamenti.

 

Inoltre, è stato osservato che quando la prostaglandina E2 si lega ai suoi recettori, le cellule T non riescono più a rispondere al proteina IL-2, un importante stimolatore della risposta immunitaria. Ciò implica che, bloccando gli effetti della prostaglandina E2, potrebbe essere possibile permettere alle cellule T di rispondere efficacemente all’IL-2 endogeno, migliorando ulteriormente la loro capacità di combattere il cancro.

 

Un secondo articolo pubblicato su Nature conferma questi risultati, mostrando che il blocco della secrezione di prostaglandina E2 in tessuti tumorali umani permette alle cellule T una migliore espansione e una più efficace lotta contro le cellule cancerose umane.

 

Queste scoperte forniscono un punto di partenza concreto per migliorare le terapie immunoterapiche, suggerendo la necessità di sviluppare strategie per superare le difese dei tumori, sia impedendo la produzione di prostaglandina E2 sia rendendo le cellule immunitarie resistenti a essa. Questo potrebbe segnare un significativo avanzamento nella lotta contro il cancro, offrendo nuove speranze per i trattamenti futuri.

Seguici su Google