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Nell’antico Egitto, i coccodrilli rappresentavano una figura centrale, tanto da essere oggetto di un culto che li vedeva allo stesso tempo venerati, coccolati e sacrificati. Queste pratiche religiose, che hanno perplesso gli studiosi per millenni, sono state recentemente illuminate grazie all’analisi di un coccodrillo mummificato conservato in un museo del Regno Unito. Gli esami effettuati hanno rivelato la presenza di un amo da pesca in bronzo e di un pesce non digerito all’interno dello stomaco dell’animale, suggerendo che fosse stato catturato in natura e mummificato poco dopo la sua cattura.

 

Gli antichi Egizi veneravano i coccodrilli come incarnazioni di Sobek, il Signore del Nilo e della palude primordiale, creduta origine del mondo. In tutto l’Egitto, sono stati scoperti centri di attività sacra dedicati a questi animali, come evidenziato dal ritrovamento di un grande numero di coccodrilli mummificati, alcuni dei quali lunghi fino a 6 metri.

 

Nonostante molti coccodrilli fossero sacrificati, alcuni venivano trattati con estremo riguardo come animali del culto e lasciati morire di morte naturale. Il più noto di questi era Suchus, che risiedeva nel centro cultuale di Crocodilopolis. Considerato un’incarnazione vivente di Sobek, Suchus godeva di un stagno dedicato all’interno del complesso templare, dove riceveva cibo abbondante e adornamenti preziosi.

 

La modalità con cui gli antichi Egizi riuscivano a procurarsi un numero così elevato di grandi coccodrilli rimane oggetto di speculazione. Alcuni ritrovamenti archeologici, come una struttura di allevamento a Medinet Madi, suggeriscono che potrebbero essere stati allevati in cattività, sebbene resti incerto come potessero essere gestiti una volta raggiunte dimensioni adulte.

 

Altre fonti, tra cui gli scritti dello storico greco Erodoto, indicano che i coccodrilli venivano catturati in natura, attirati verso le rive del Nilo dal suono di un maiale che veniva picchiato. Per comprendere meglio queste pratiche, i ricercatori hanno esaminato un coccodrillo mummificato lungo 2,2 metri del Birmingham Museum and Art Gallery, scoprendo l’amo in bronzo e il pesce non digerito.

 

Questi ritrovamenti confermano che il coccodrillo non era allevato in cattività, ma catturato in natura e destinato alla mummificazione come offerta a Sobek. Queste scoperte forniscono una nuova comprensione delle pratiche religiose legate a questi imponenti predatori del Nilo. Il lavoro di ricerca è stato pubblicato sulla rivista Digital Applications in Archaeology and Cultural Heritage.

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