Le analisi chimiche effettuate sui campioni, raccolti in Antartide e Africa, rivelano che questi meteoriti si sono formati circa 1,3 miliardi di anni fa e sono stati successivamente espulsi da Marte. Il geologo James Day e i suoi colleghi hanno pubblicato i risultati il 31 maggio sulla rivista Science Advances, sottolineando l’importanza di questi dati per le missioni attuali come Insight, Perseverance e il programma di Ritorno di Campioni da Marte.
I meteoriti, noti come nakhliti e chassigniti, provengono dallo stesso sistema vulcanico e sono stati analizzati per comprendere meglio la loro composizione e le interazioni con l’atmosfera marziana. Questi studi indicano che i nakhliti, simili alle lave basaltiche terrestri e ricchi di clinopirosseno, e i chassigniti, composti quasi esclusivamente da olivina, sono collegati attraverso un processo di cristallizzazione frazionata.
Questo processo ha permesso ai nakhliti di incorporare porzioni della crosta marziana, interagendo con l’atmosfera del pianeta. Queste interazioni hanno portato alla formazione di un nuovo tipo di roccia su Marte, offrendo una finestra sulla struttura interna del pianeta, che mostra una crosta superiore alterata atmosfericamente, una crosta più profonda complessa e un mantello attraversato da plume profondi.
Il confronto con la Terra rivela che, sebbene ci siano somiglianze nei processi vulcanici, esistono differenze significative nei reservoir marziani, che sono estremamente antichi e si sono separati poco dopo la formazione del pianeta. A differenza della Terra, dove la tettogenesi ha permesso una ricomposizione dei reservoir nel tempo, Marte offre uno spaccato di come potrebbe essere apparso il nostro pianeta nelle sue prime fasi.
Questi risultati non solo arricchiscono la nostra conoscenza di Marte, ma forniscono anche dati precisi che possono essere utilizzati per calibrare e verificare le scoperte scientifiche delle missioni in corso, come le operazioni del rover Perseverance.