La Luna è in rotazione sincrona con la Terra, il che significa che mostra sempre la stessa faccia verso il nostro pianeta. Tuttavia, grazie ai progressi nel viaggio spaziale, abbiamo iniziato a esplorare anche il lato nascosto, con un primo atterraggio umano avvenuto solo nel 2019 con la missione Chang’e 4. Ora, con Chang’e 6, potremmo avere la possibilità di analizzare fisicamente pezzi di questo territorio inesplorato.
Chang’e 6 è atterrata alle 22:23 UTC del 1 giugno nel cratere Apollo, che ha un diametro di 537 chilometri e si trova all’interno del bacino Polo Sud-Aitken, una vasta area formatasi circa 4 miliardi di anni fa in seguito all’impatto con un enorme oggetto celeste. Questo evento ha esposto parte del manto lunare, rendendo il sito di grande interesse per comprendere meglio la storia della Luna.
Il lato lontano della Luna presenta una superficie più accidentata rispetto a quella visibile dalla Terra. Nonostante il cratere Apollo sia relativamente piatto, la missione Chang’e 6 ha richiesto tecnologie avanzate per assicurare un atterraggio sicuro, compreso un sistema autonomo di evitamento visivo degli ostacoli e una telecamera a luce visibile per selezionare un’area di atterraggio sicura. Inoltre, un scanner laser 3D ha aiutato a identificare gli ostacoli finali prima della discesa verticale.
Equipaggiata con un trapano e un dispositivo di raccolta, Chang’e 6 mira a prelevare circa 2 chilogrammi di campioni da una profondità fino a 2 metri. Si prevede che la missione lasci la Luna il 4 giugno e, se tutto procede come previsto, i campioni impiegheranno circa 4,5 giorni per ritornare sulla Terra.
Questo sforzo non solo potrebbe offrire nuove informazioni sulla composizione del nostro satellite e sulla sua storia geologica, ma potrebbe anche aprire la strada a future esplorazioni e forse, un giorno, alla colonizzazione umana del lato lontano della Luna.