Il Dott. Steve Chingwaru, metallurgista di 26 anni originario dello Zimbabwe, ha recentemente condotto uno studio sui 6 miliardi di tonnellate di scarti minerari, noti come “sterili”, che circondano le miniere di Johannesburg. Questi rifiuti potrebbero contenere fino a 460 tonnellate di oro non visibile ad occhio nudo, spesso intrappolato all’interno di altri minerali.
L’oro “invisibile” non si presenta sotto forma di pepite luccicanti, ma è disperso in quantità minime all’interno di minerali da cui è difficile estrarlo. La ricerca di Chingwaru, parte del suo progetto di dottorato, ha esplorato metodi più efficaci per rielaborare questi sterili e recuperare l’oro, dato che le tecniche attuali si rivelano largamente inefficaci.
Storicamente, la bassa concentrazione di oro nei rifiuti minerari era considerata economicamente irrilevante. Tuttavia, con l’esaurimento delle riserve aurifere di alta qualità e l’approfondimento delle miniere fino a quasi 4 km sotto terra, l’estrazione da fonti a bassa concentrazione diventa una prospettiva sempre più valida. “In passato, si riusciva a recuperare solo il 30 percento dell’oro attraverso questi processi. La mia ricerca si è quindi concentrata sul restante 70 percento, investigando come poterlo estrarre in modo sicuro dalla pirite,” ha spiegato Chingwaru.
Oltre ad essere inefficaci, i metodi attuali di sfruttamento degli sterili possono avere gravi ripercussioni ambientali. Quando i solfuri si ossidano, producono acido solforico che, se rilasciato nelle falde acquifere, può mobilizzare diversi elementi tossici. Questo è un problema significativo in alcune arei di Johannesburg, dove esiste la preoccupazione che le acque sotterranee possano essere contaminate da drenaggi acidi provenienti dagli sterili.
Chingwaru è particolarmente interessato a dimostrare non solo il potenziale economico, ma anche i benefici ambientali che deriverebbero da un’efficace rielaborazione degli sterili. “Elaborando la pirite, si elimina una delle principali cause di drenaggio acido delle miniere, ottenendo al contempo un valore economico. Questo processo potrebbe anche permettere di recuperare altri prodotti di valore come rame, cobalto e nichel, riducendo o eliminando l’inquinamento da metalli pesanti e i problemi di drenaggio acido associati agli sterili,” ha aggiunto.
La ricerca di Chingwaru suggerisce che gli sterili di Johannesburg contengono una fortuna in oro, stimata intorno ai 450 miliardi di rand sudafricani (circa 24 miliardi di dollari). Resta da vedere se il metodo proposto sarà economicamente vantaggioso per estrarre l’oro e generare profitto. Chingwaru ha discusso con diversi leader del settore minerario del Sudafrica, i quali ritengono che la tecnica possa essere scalata per diventare economicamente sostenibile e potenzialmente molto redditizia. “Tutti concordano sul fatto che l’estrazione sarebbe costosa, ma potrebbe comunque generare un profitto significativo, specialmente se il prezzo dell’oro rimane stabile,” ha riferito Chingwaru ad Al Jazeera.