Phobos, spesso descritto come una “luna condannata” a causa della sua traiettoria di avvicinamento progressivo verso Marte, presenta una serie di caratteristiche insolite. La superficie di questo satellite è segnata da crateri e da strane scanalature lunghe circa un chilometro, oltre a essere ricoperta da un regolite lasso, una miscela di roccia e polvere. Le teorie prevalenti sulla sua origine sono state messe in discussione dalle recenti scoperte.
Una delle ipotesi suggerisce che Phobos e Deimos siano il risultato di una collisione tra Marte e un grande oggetto, che avrebbe generato un disco di detriti attorno al pianeta, eventualmente aggregatisi nei due satelliti. Un’altra teoria propone che le lune siano in realtà asteroidi di tipo D catturati dalla gravità di Marte, originari della fascia esterna degli asteroidi o associati agli asteroidi troiani di Giove. Tuttavia, queste teorie presentano delle incongruenze, in particolare riguardo alla composizione delle lune e alla loro orbita quasi circolare.
Le nuove immagini analizzate hanno mostrato che Phobos non riflette la luce in modo uniforme, ma appare più luminoso quando il Sole è direttamente sopra di esso, un comportamento tipico delle comete. Questa osservazione ha portato i ricercatori a confrontare le proprietà fotometriche di Phobos con quelle della cometa 67P, notando sorprendenti somiglianze. Entrambi presentano uno spettro rosso, un’alta porosità superficiale e valori simili dell’effetto di opposizione, che descrive come la luce viene riflessa in condizioni di illuminazione diretta.
Ulteriori analisi hanno rivelato che le proprietà fotometriche di Phobos sono paragonabili a quelle delle comete della famiglia di Giove, che si pensa abbiano origine nella cintura di Kuiper. Inoltre, l’integrale di fase e l’albedo geometrico di Phobos sono molto vicini a quelli di Febe, un oggetto della cintura di Kuiper catturato da Saturno. Questi risultati suggeriscono che Phobos potrebbe essere una cometa bilobata o una cometa binaria, formata dall’unione gravitazionale di due corpi.
Queste scoperte aprono nuove prospettive sulla natura di Phobos e potrebbero classificarla come la prima “luna cometa” conosciuta. La missione Martian Moons eXploration (MMX) della Japan Aerospace Exploration Agency (JAXA), prevista per il lancio nel 2026, mira a raccogliere campioni da Phobos e potrebbe fornire ulteriori dati per confermare o confutare queste ipotesi rivoluzionarie.
Il lavoro di ricerca è stato accettato per la pubblicazione sulla rivista Astronomy and Astrophysics ed è disponibile sul server di pre-stampa arXiv, promettendo di aggiungere un capitolo intrigante alla nostra comprensione del sistema solare e delle dinamiche che regolano i corpi celesti che lo compongono.