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Gennaio si avvicina a grandi falcate ma le previsioni meteo per il momento non sembrano promettere nulla di davvero invernale e quantomeno nevoso, soprattutto per le basse quote. Sarà ancora l’anticiclone il protagonista dell’esordio del 2024, ma il prosieguo resta pur sempre ricco di incertezza, come ovvio che sia in questo ambito.

Tornano freddo e neve da gennaio?

La situazione potrebbe improvvisamente ravvivarsi dopo l’Epifania, quando potrebbero cominciare a vedersi gli effetti di un potente stratwarming che avverrà sulla Siberia. Questo riscaldamento della stratosfera potrebbe avere conseguenze dirette sull’Europa, con potenti ondate di gelo e neve. Ovviamente è impossibile capire, al momento, se anche l’Italia sarà colpita dalle nevicate e dal gelo, ma su questo punto ci torneremo più avanti.

 

La grande ondata di gelo 2017

L’Epifania ha regalato senza dubbio diversi momenti decisamente invernali e ricchi di neve, come successo nel 2017, quando la befana portò il gelo russo sulle nostre regioni!

La vasta Russia, nota per essere una fonte inesauribile di freddo intenso durante l’inverno, talvolta genera correnti gelide che raggiungono persino l’Italia. Tali eventi climatici sono eccezionali, dato che l’irruzione di queste masse d’aria fredda dalla Russia verso il nostro paese richiede una serie di condizioni atmosferiche che devono sincronizzarsi perfettamente.

 

Il burian dell’Epifania 2017

L’episodio più recente di questa natura risale a gennaio 2017. In quell’occasione, una corrente d’aria particolarmente fredda, tra le più rigide degli ultimi anni, si propagò fino all’Italia, portando con sé un’ondata di freddo e neve memorabile.

 

Durante gennaio 2017, una severa ondata di gelo investì vasti territori dell’Europa orientale e centrale, estendendosi anche a parti dell’Europa meridionale dal 5 al 21 gennaio. Questo episodio climatico causò la morte di almeno 60 persone.

Neve sulle Murge – 2017

Questa massa d’aria gelida ebbe origine da una zona di alta pressione persistente sull’Europa occidentale, che dirottò venti gelidi provenienti dalla Russia e dalla Scandinavia verso l’Europa orientale. Il 5 gennaio, l’aria fredda di origine artico-continentale raggiunse la Germania e i Balcani, provocando importanti nevicate in Grecia e potenti venti di bora in Croazia. Anche l’Italia centro-meridionale e insulare subì notevoli precipitazioni nevose.

 

Il grande gelo in Europa

In Europa occidentale, la temperatura più fredda registrata fu di -29,9 °C a La Brévine, in Svizzera, il 6 gennaio. In Russia, nella regione di Tver’, si raggiunse la temperatura più bassa di -35,7 °C l’8 gennaio. In Italia, a Dolina Campoluzzo nell’Altopiano di Asiago (Vicenza), il 16 gennaio si registrarono –31,8 °C.

 

Neve e gelo in Italia

Dal 5 gennaio, le regioni centrali e meridionali italiane furono colpite da questa ondata di freddo, con l’arrivo di una perturbazione che portò venti gelidi da nord-est. Le coste adriatiche, insieme a Marche, Abruzzo, Molise, Puglia, Umbria e Basilicata, furono tra le zone più afflitte. La neve coprì quasi tutte le coste di queste regioni, formando uno strato che in alcuni punti raggiunse i 40 cm. Nelle zone interne, in alcuni casi, la neve superò i 2 metri. L’8 gennaio 2017, a Porto Cesareo (LE), si registrarono accumuli di 22-23 cm di neve, un record per le spiagge italiane dal 2000.

 

La tempesta di neve che colpì l’Abruzzo tra il 6 e il 7 gennaio fu particolarmente intensa, con temperature che oscillavano tra -10 e -13 °C e accumuli di neve vicini al metro. Dopo una breve tregua, un’altra perturbazione con venti forti e freddi colpì il centro Italia, alzando la quota neve, ma portando piogge miste a neve sulle coste, in particolare nelle Marche e in Abruzzo. A Pescara, il fiume straripò nella notte tra il 17 e il 18 gennaio, provocando danni alle abitazioni limitrofe.

Metri di neve in montagna

Le condizioni si aggravarono nelle zone collinari e montane, dove tempeste di neve accumularono fino a 3,5 metri in alcune aree dell’Abruzzo. Le intense nevicate causarono ampi danni alla rete elettrica, con blackout che colpirono fino a 150.000 utenze. Dopo due settimane difficili, che includevano anche scosse di terremoto il 18 gennaio, la neve iniziò a trasformarsi in pioggia, causando numerose frane sulle colline. Da segnalare è il caso di Civitella del Tronto, in Abruzzo, parzialmente evacuato per il pericolo di frane.

Neve a Porto Cesareo 2017

Terremoti e gelo

Le abbondanti nevicate, combinate con le scosse residue del terremoto che aveva colpito il Centro Italia nel 2016, hanno provocato una catastrofica valanga a Rigopiano, in Abruzzo. Una slavina si è abbattuta su un hotel, distruggendolo e causando la morte di 29 persone.

 

Durante il 2017, l’Abruzzo è stato segnato da una serie di movimenti tellurici che hanno impresso un’impronta profonda nella regione. Questi terremoti si sono verificati in un contesto già critico, aggravato da condizioni climatiche estreme, in particolare da copiose nevicate.

 

Situato nella parte centrale dell’Italia, l’Abruzzo è noto per essere una zona ad alta sismicità a causa delle dinamiche complesse delle placche tettoniche in quella regione. Essendo posizionata su una faglia attiva, la regione è esposta a un elevato rischio sismico.

 

Nel gennaio 2017, l’Abruzzo è stato scosso da una serie di terremoti, con epicentri prevalenti nelle zone montane. Il sisma più potente di questa serie ha raggiunto una magnitudo di 5.3 sulla scala Richter. Questi terremoti hanno inflitto danni significativi alle strutture, alle abitazioni e ai beni culturali, aumentando il senso di apprensione e insicurezza tra gli abitanti.

 

I terremoti hanno avuto conseguenze devastanti per le comunità locali. Numerose abitazioni sono state danneggiate o distrutte, lasciando centinaia di persone senza un rifugio. Oltre ai danni fisici, la costante paura di nuove scosse ha peggiorato la situazione, generando ansia e stress tra i residenti.

 

Le difficoltà sono state esacerbate dalle dure condizioni meteo che hanno colpito la regione nello stesso periodo. Le intense nevicate e le temperature gelide hanno reso arduo fornire assistenza nelle aree colpite dai terremoti, ostacolando gli sforzi di soccorso e recupero.

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