Ci avviciniamo al nuovo anno, un 2024 che sembra voler aprire i battenti con l’ennesimo anticiclone spazza-inverno. Ebbene freddo, pioggia e neve latiteranno ancora un po’, tanto che siamo costretti a spingerci nelle previsioni meteo a lunga scadenza per intravedere qualche scenario interessante in ottica invernale.
Epifania al freddo?
Quando torna la neve? Difficile dirlo con esattezza, ma possiamo confermarvi che dopo Capodanno ci sarà un deciso indebolimento del vortice polare ed anche un notevole riscaldamento stratosferico (stratwarming). Le masse d’aria più fredde dovrebbero nuovamente puntare verso sud, favorendo un costante calo delle temperature e nuove potenziali ondate di maltempo e neve. Chissà, non escludiamo che una di queste possa arrivare proprio nei pressi dell’Epifania, come già accaduto in altre circostanze.
La storica ondata di gelo del 1985
Non possiamo non ricordare la storica ondata di freddo e neve del 1985, quando proprio nel giorno dell’Epifania la neve cadde in grandi quantità su tante regioni.
Nel gennaio del 1985, un evento meteorologico eccezionale sconvolse l’Italia, in particolare la città di Roma con una nevicata memorabile. Questo episodio insolito ebbe origine a fine dicembre del 1984, quando un riscaldamento straordinario della stratosfera sopra il Polo Nord, conosciuto come Stratwarming, innescò un’ondata di freddo artico che si abbatté sull’Italia.
La neve a Roma dell’Epifania
Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, Roma fu testimone di una nevicata eccezionale. La neve cominciò a cadere fin dal mattino, accumulandosi fino a 15 cm entro sera. Questo fenomeno non si limitò alla capitale, ma interessò vasti territori del Centro e del Sud Italia, con nevicate anche lungo le coste e sulle isole, inclusa la Sardegna e Ischia. Anche il Nord Italia fu colpito da un freddo pungente, con temperature che scesero fino a -11°C a Bologna e -12°C a Milano.
Nei giorni seguenti, la condizione meteorologica estrema si aggravò. La confluenza tra le masse d’aria fredda artica e le correnti più tiepide e umide provenienti dal Mediterraneo generò ulteriori e copiose nevicate, che coprirono diverse regioni italiane. Le temperature continuarono a diminuire, registrando valori estremamente bassi, come i -30,5°C a Tarvisio.
L’evento meteorologico non si limitò all’Italia, ma interessò anche altre parti d’Europa, con nevicate persino a Londra e temperature glaciali nei Paesi Bassi.
La serie di nevicate e il gelo protratto causarono notevoli disagi nei trasporti e nelle infrastrutture. I danni furono considerevoli, sia per le città che per l’agricoltura, con colture permanenti quali alberi da frutto e viti che subirono danni rilevanti.
Tante regioni colpite da neve e gelo
L’episodio di gelo e nevicate che colpì l’Italia nel giorno dell’Epifania del 1985 rimane impresso nella memoria collettiva di molti. Il freddo intenso e la neve iniziarono a far sentire la loro presenza dapprima in Toscana, Umbria e Marche, per poi estendersi al Lazio e alla Campania a partire dal 5 gennaio.
L’intero centro Italia fu coperto di neve, creando situazioni critiche per gli automobilisti, bloccati per ore su strade e autostrade. Anche in Campania e sulle colline di Napoli si verificarono nevicate notevoli, le più intense dal 1956.
L’effetto albedo e il gelo
Nei giorni successivi, un’incisiva ondata di gelo, amplificata dall’effetto albedo – un fenomeno che comporta la riflessione dei raggi solari sulla superficie nevosa – fece precipitare le temperature a valori eccezionalmente bassi, arrivando fino a -20°C in Toscana ed Emilia-Romagna.
Queste temperature glaciali ebbero conseguenze disastrose per l’agricoltura. Un esempio lampante furono gli oliveti, con migliaia di piante che non sopravvissero alle gelate. Oggi, in molti oliveti del Centro Italia, le piante più vecchie sono quelle piantate dopo la grande gelata dell’85.
La notevole nevicata del 1985 nelle regioni centrali fu solo l’inizio di un gennaio estremamente freddo. Tra il 13 e il 17 gennaio 1985, una nuova perturbazione colpì le regioni del Nord, portando nevicate eccezionali a Milano, dove si registrò “la nevicata del secolo”, con 90 centimetri di neve in tre giorni.
Nord sommerso dalla neve
Altre città del Nord furono sommerse da decine di centimetri di neve: 30 centimetri a Venezia, 80 a Bologna, 110 a Como, oltre 130 a Trento. Nevicò persino a Cagliari, con accumuli notevoli nelle aree interne della Sardegna.
Questo evento meteorologico è rimasto impresso nella memoria collettiva, sia per la sua intensità che per la sua rarità. Mentre il riscaldamento globale ha generalmente reso gli inverni più miti, episodi di freddo intenso e nevicate continuano a manifestarsi. Gli esperti meteo indicano che, nonostante un trend generale verso climi più caldi, eventi estremi simili a quello del gennaio 1985 potrebbero ancora verificarsi, sebbene con frequenza e intensità potenzialmente diverse.
La nevicata storica del gennaio 1985 resta un chiaro esempio di come eventi meteo estremi possano influenzare profondamente comunità e ambiente, ricordandoci la forza e l’imprevedibilità della natura.