Ormai il Natale è andato, nel senso che ci siamo rassegnati ad avere un meteo non invernale. Ci sono però degli elementi sempre più importanti che inducono delle riflessioni sul fatto che quest’anno l’Inverno potrebbe andare in controtendenza rispetto a quanto visto negli ultimi anni. Questo riguarda quanto meno quello che si potrebbe vedere nelle prossime settimane.
Finora abbiamo avuto solo alcuni assaggi invernali sull’Italia con freddo e neve a bassa quota. Dicembre era iniziato bene, tanto che si sperava in una stagione fredda diversa dalle ultime. Tuttavia, ora siamo tornati alla situazione abituale, quella triste realtà fatta di anticiclone ed eccessiva mitezza in questo periodo natalizio.
Inverno che potrebbe riscattarsi ben prima di quanto si pensi
Ci sono diversi fattori favorevoli, tanto che possiamo ipotizzare che questo inverno possa essere quello propizio per rivivere le rigide temperature continentali tipiche degli inverni di un tempo. Il freddo continentale più intenso proviene dalla Siberia, dove attualmente le temperature sono particolarmente basse.
In una vasta regione che si estende dalla Russia alla Siberia, si sta verificando un’ondata di freddo estremo, con un clima invernale severo che non si registrava da anni. Va detto che il gelo si è spostato più ad est rispetto a qualche settimana fa per la forza dirompente della circolazione atlantica. Questo inizio d’inverno ha colto di sorpresa molti esperti e ha in parte smentito le previsioni stagionali.
Ci sono tutte le possibilità di una riscossa dell’Inverno, addirittura molto prima di quanto si possa pensare. Ci aspettiamo un indebolimento del Vortice Polare nelle prossime settimane, come indicato dalle previsioni a lungo termine dei principali centri meteorologici. Come conseguenza, si potrebbe avere una maggiore facilità dell’aria fredda a scendere fino alle nostre latitudini.
Stratosfera e Vortice Polare, verso lo Stratwarming che apre nuovi scenari
In questo contesto, un altro aspetto che potrebbe influenzare notevolmente l’arrivo di temperature molto basse è la dinamica della stratosfera. I riscaldamenti previsti potrebbero causare un indebolimento del Vortice Polare a livello stratosferico, portando a un’affievolimento dei venti zonali e localmente persino alla loro inversione, ovvero una circolazione che potrebbe disporsi a livello polare da est verso ovest.
Il fenomeno dello Stratwarming, se confermato, potrebbe avere un ruolo cruciale nell’alterare le condizioni meteorologiche del nostro continente nei prossimi mesi. La mancanza di eventi di Stratwarming, unita alla presenza di un Vortice Polare particolarmente robusto, è stata una causa importante delle condizioni invernali sfavorevoli degli ultimi anni.
Uno Stratwarming è un riscaldamento stratosferico improvviso e significativo che può spostare il Vortice Polare dalla sua posizione abituale, indebolirlo, dividerlo in due lobi distinti, e attenuare o persino invertire la circolazione occidentale. Questo fenomeno può facilitare il flusso di aria fredda artica verso latitudini più basse, influenzando così anche il clima in Italia e nel Mediterraneo.
Per avere un impatto significativo, tale da causare importanti cambiamenti anche nella troposfera, è necessario uno stratwarming di tipo major. Eventi di minor entità non sono sufficienti per alterare in modo sostanziale e duraturo la velocità dei venti zonali nella stratosfera.
Crescente possibilità di gelo per Gennaio e Febbraio, con il riscaldamento stratosferico
Non c’è alcun motivo di preoccupazione se l’inverno impiegherà ancora qualche settimana per decollare. Spesso, ondate di gelo eccezionali sono arrivate improvvisamente anche nell’ultima parte dell’Inverno, senza che nessuno lo avrebbe mai immaginato. Dicembre sta mostrando un volto più mite e così dovrebbe andare avanti sin quasi a fine anno.
Quindi, si delinea un panorama invernale davvero affascinante. Per una volta, sembra che i principali indicatori climatici stiano allineandosi verso scenari che potrebbero favorire il freddo, proprio in un anno caratterizzato da un forte El Niño, noto per aver contribuito all’aumento recente del riscaldamento globale.
Di conseguenza, c’è la possibilità di sperimentare un inverno notevole e a tratti freddo, il che non sarebbe in contrasto con la tendenza generale al riscaldamento a scala più ampia. Questo sarebbe un evento isolato, uno dei tanti che possono verificarsi in specifiche regioni del pianeta, rispetto ad un contesto generale nel complesso più caldo del normale.
Buran sempre più raro, ma potrebbe essere l’anno giusto
Alla luce di questa analisi, tra gennaio e febbraio potremmo assistere a un fenomeno che un tempo era comune nei mesi invernali: l’arrivo del gelo siberiano, spinto dall’anticiclone termico russo. Anche se questo fenomeno è diventato sempre più raro negli ultimi anni, quest’anno potrebbe manifestarsi nuovamente.
Il Buran, noto anche come il “Gelo della Siberia”, rappresenta un fenomeno meteorologico emblematico della crudezza davvero estrema del clima nelle regioni siberiane della Russia. Questo termine evoca immagini di tempeste di neve impetuose, con venti impetuosi e temperature estremamente basse, spesso al di sotto dei -40 gradi Celsius. Queste condizioni costituiscono una sfida significativa tanto per gli abitanti locali quanto per la fauna selvatica, rappresentando la forza imponente della natura nelle zone sub-polari del globo.
È interessante osservare che l’impatto del Buran non si limita alla Siberia, ma occasionalmente si estende fino all’Italia, influenzando in modo considerevole il clima anche in questa regione. Tuttavia, le nostre analisi non rappresentano previsioni meteorologiche a lungo termine, a causa dell’incertezza delle previsioni oltre i 15 giorni, ma si fondano su tendenze attuali e metodologie scientifiche avanzate.
Un esempio significativo è il fenomeno El Niño, che generalmente porta inverni più freddi e secchi nel nord Europa, ma condizioni più umide e piovose nel sud, Italia compresa. Questo aumenta la probabilità di ondate di freddo anche nelle regioni meridionali. Durante gli anni particolarmente freddi, è più probabile che ci sia una maggiore estensione della neve sulle pianure siberiane, una situazione che stiamo attualmente osservando.
Inverni non più come prima sull’Italia
Negli anni recenti, l’Italia ha sperimentato cambiamenti notevoli nelle sue condizioni invernali. Ad esempio, nella Pianura Padana, tradizionalmente soggetta a nevicate, sono passati più di dieci anni senza nevicate significative della durata di una settimana, un evento che precedentemente era comune. Questa situazione porta a riflettere sul possibile collegamento tra questi cambiamenti e il più vasto contesto del cambiamento climatico, dato che le nevicate attuali sono molto meno abbondanti rispetto a quelle di un decennio fa.
D’altra parte, in altre regioni italiane come Sicilia, Sardegna, Toscana, Lazio, Puglia, Calabria, Basilicata, Molise, Abruzzo, Marche e Umbria, le condizioni invernali sembrano meno influenzate da queste anomalie, con nevicate quasi ogni inverno che si avvicinano di più alle medie storiche rispetto al Nord Italia. Tuttavia, anche in queste zone si stanno notando schemi climatici insoliti.
Ora non ci resta che osservare gli sviluppi e continuare a studiare i modelli dell’alta atmosfera, alla ricerca di indizi su come potrebbe evolvere un inverno caratterizzato da un intenso freddo. Si tratta chiaramente di una previsione ancora da definire, ma non va assolutamente sottovalutata, specialmente quest’anno quando gli indicatori sembrano essere a favore, almeno teoricamente.
L’eventuale grande freddo è però posticipato ormai a Gennaio. Per ora aspettiamoci temperature sopra la media, anche se non dappertutto. Il tepore fuori stagione si farà sentire soprattutto in montagna, dove spicca anche l’anomala assenza della neve per quanto concerne gli Appennini. Non è certo la prima volta che accade a Natale, ma gli spiragli di un cambiamento importante potrebbero aprirsi prima di quanto ci aspettiamo.