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La paura più grande per gli amanti dell’inverno e del freddo è proprio l’arrivo di un non-inverno. Il rischio affinché ciò avvenga c’è sempre, soprattutto nella nuova era di cambiamenti climatici dove gli inverni si accorciano sempre più a favore di estati sempre più lunghe e opprimenti. In un meteo sempre più imprevedibile abbiamo davvero poche certezze, ovvero che i picchi di caldo stanno velocemente aumentando.

Inverno in pausa, si riprenderà?

Quest’anno l’inverno è partito col piede giusto, con tante perturbazioni e anche qualche occasione per fiocchi di neve a bassa quota, sia al sud che al nord, ma per il momento non sono arrivate vere e proprie ondate di gelo. Arriveranno nel prosieguo della stagione? Difficile dirlo, ma quest’anno pare che qualcosa di diverso possa esserci rispetto agli anni scorsi.

 

Ebbene il vortice polare sembra molto altalenante, poco compatto e in grado di generare tante ondate di freddo verso le basse latitudini. Solo ora si sta ricompattando dopo due mesi di crisi, ma pare proprio che già dopo Natale tornerà ad indebolirsi, favorendo nuove avvezioni fredde verso latitudini temperate.

Indice AO in caduta entro fine dicembre, indice in maggior dinamicità e rischio ondate di freddo

Paura di un inverno caldo

La paura di un inverno secco e privo di neve è sempre dietro l’angolo. Basta guardare indietro di un anno, per imbatterci in uno degli inverni più caldi della storia da quando esistono le rilevazioni meteo.

 

Inverno 22/23 tra i più caldi di sempre

L’inverno 2022-2023, comprendente i mesi di dicembre, gennaio e febbraio, si è distinto per temperature notevolmente superiori alla media, rendendolo uno degli inverni più caldi in Italia dal 1800. Le regioni montane hanno sperimentato un clima leggermente meno caldo, classificandolo come il quinto inverno più mite.

 

Soprattutto le temperature minime sono state molto più elevate rispetto alle massime. Dicembre, in particolare, si è affermato come il mese invernale più caldo mai registrato in Toscana. Anomale sono state le temperature elevate nell’ultima parte di dicembre e nella prima parte di gennaio.

 

Si sono verificate poche gelate e giornate estremamente fredde. L’unico breve episodio di freddo significativo si è verificato all’inizio di febbraio. Il trend di riscaldamento è stato evidente soprattutto in collina e montagna, mentre nelle aree pianeggianti il fenomeno dell’inversione termica ha in parte limitato questo aumento.

 

Raffreddamento stratosferico determinante

Nell’analisi delle teleconnessioni atmosferiche, sono emerse due anomalie stratosferiche principali: uno stratcooling a fine dicembre 2022 e uno stratwarming tardivo a metà febbraio 2023. Entrambi hanno avuto impatti limitati sulla circolazione troposferica. Lo stratcooling ha influenzato principalmente il mese di febbraio, caratterizzato da un’oscillazione nord atlantica positiva (NAO+), mentre gli effetti dello stratwarming si sono manifestati in primavera, con un breve periodo a marzo e in modo più esteso ad aprile.

 

Questi fenomeni stratosferici, in particolare il riscaldamento stratosferico invernale, influenzano il vortice polare, un’ampia circolazione di aria fredda intorno ai poli. Un vortice polare compatto mantiene l’aria fredda confinata alle alte latitudini, mentre un indebolimento o uno spostamento del vortice può portare masse d’aria fredda verso latitudini più meridionali, inclusa l’Italia. Quest’anno, tuttavia, il vortice polare è rimasto relativamente stabile e compatto, contribuendo a un inverno più mite in gran parte dell’Europa, compresa l’Italia.

 

Cos’è lo stratcooling

Il raffreddamento stratosferico, noto come “stratcooling“, è un fenomeno atmosferico che si verifica nella stratosfera, uno strato dell’atmosfera situato tra circa 10 e 50 chilometri sopra la superficie terrestre. Questo fenomeno è caratterizzato da un significativo abbassamento delle temperature nella stratosfera polare, particolarmente evidente nei mesi invernali.

 

Il “stratcooling” è strettamente correlato al vortice polare, una vasta area di bassa pressione e aria fredda che circonda i poli, soprattutto durante l’inverno. Durante il raffreddamento stratosferico, il vortice polare tende a rafforzarsi e a diventare più stabile e compatto. Un vortice polare forte e ben definito mantiene l’aria fredda confinata nelle regioni polari, impedendo che si sposti verso le latitudini medie, come l’Europa e l’Italia.

 

Ripercussioni pesanti per l’Italia

Per l’Italia, un intenso raffreddamento stratosferico può avere diverse implicazioni in termini di condizioni meteorologiche invernali. Un vortice polare forte e compatto spesso si traduce in un inverno più mite e stabile per l’Italia e gran parte dell’Europa meridionale. Questo perché il vortice impedisce la discesa di masse d’aria artica verso sud, limitando così le incursioni di aria fredda che possono portare a ondate di gelo.

 

Inoltre, un vortice polare stabile favorisce la formazione e il mantenimento di sistemi di alta pressione sul Mediterraneo e sull’Europa meridionale. Queste condizioni di alta pressione sono associate a tempo più secco e soleggiato, con meno precipitazioni e temperature generalmente più miti rispetto alla norma.

 

Tuttavia, è importante notare che il clima è influenzato da una moltitudine di fattori e le connessioni tra i fenomeni stratosferici e le condizioni meteorologiche al livello del suolo possono essere complesse. Pertanto, anche se il “stratcooling” può fornire alcune indicazioni sulle tendenze meteorologiche invernali, non determina da solo l’intero quadro climatico di una stagione.

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