In un periodo avaro di ondate di freddo degne di nota, in grado di portare neve e condizioni meteo pienamente invernali fino in pianura, proviamo a spingerci in tendenze a lungo termiche cercando di estrapolare potenziali ondate di gelo e neve. La situazione è molto ingarbugliata, come già vi abbiamo annunciato in altri editoriali. Certamente per ora l’inverno si sta prendendo una pausa, che potrebbe durare anche più di una settimana, ma non escludiamo il ritorno improvviso delle irruzioni artiche tra fine dicembre e gennaio!
La potente ondata di gelo del 1956
Ormai tutti sapranno che i momenti più nevosi per l’Italia arrivano nella seconda metà dell’inverno, quando il vortice polare comincia a perdere colpi e permette flussi gelidi molto più pronunciati verso le basse latitudini. Non a caso una delle più potenti ondate di gelo e neve del secolo scorso arrivò proprio a febbraio. Stiamo parlando dell’ondata di gelo e neve del 1956.
La tempesta di neve del 1956, con la sua conseguente ondata di freddo, si distinse come un momento di notevole importanza e singolarità storica per il suo impatto sull’Europa e l’Italia in quell’inverno.
La Nevicata del 1956 e l’Ondata di Freddo
Nel febbraio di quell’anno, un freddo eccezionale avvolse gran parte dell’Europa e dell’Italia, ricoprendo le regioni di neve e gelo in una misura tale da essere denominato “la nevicata del secolo”. Tale evento si rivelò il più intenso e gravoso dal 1929 per l’intera penisola, e gli eventi nevosi successivi del 1985 e 1986, sebbene importanti, non raggiunsero la stessa portata temporale e geografica.
Un’ondata di freddo vastissima e potente
Entro il 4 febbraio, le precipitazioni che interessavano gran parte dell’Italia si trasformarono in neve, e un’ulteriore ondata di freddo colpì le aree adriatiche, raggiungendo temperature di -40° C a 500 hPa (circa 5000 metri). Questa ondata raggiunse il suo apice il 7 febbraio, quando masse d’aria gelida colpirono duramente le regioni meridionali. Bufere di neve e temperature glaciali afflissero queste aree anche il giorno seguente, con un nuovo minimo di pressione tra la Corsica e la Toscana che portò a forti nevicate su Roma e l’intero sud dell’Italia. In questo periodo, nevicate significative raggiunsero le coste della Sicilia, con Palermo che vide calare le temperature fino allo zero e venne ricoperta di neve. Anche il sud della Sicilia e l’isola di Lampedusa furono colpiti da nevicate.
Il 13 febbraio, correnti fredde provenienti dalla valle del Rodano causarono un brusco calo delle temperature nelle quote superiori, avvolgendo il nord e provocando intense nevicate, che interessarono in particolare le Marche, l’Umbria e la Toscana. Queste condizioni si spostarono verso il sud il giorno successivo, mentre il freddo persisteva nelle regioni centro-settentrionali. Il gelo e le precipitazioni nevose continuarono nei giorni a seguire, con ulteriori nevicate il 18 febbraio nel centro-nord. Roma fu testimone di nevicate memorabili il 2, il 9, il 18 e il 19 febbraio, con temperature sottozero per quattro giorni consecutivi e una nevicata di 12 cm il 12 febbraio.
La dinamica
Le principali cause di questo evento meteorologico includono il flusso di un’intensa ondata di freddo dalle latitudini settentrionali, la formazione di un’alta pressione siberiana sull’Europa centro-orientale, espansioni dell’alta pressione delle Azzorre verso il Circolo Polare Artico e la formazione di una depressione chiusa nel Mediterraneo, continuamente alimentata da aria artica dal nucleo freddo europeo. Questa combinazione unica di fattori creò una situazione eccezionale e poco ripetibile.
Curiosamente, l’evento si svolse in assenza di riscaldamento stratosferico, spesso legato a rapidi e intensi raffreddamenti dell’Europa centrale. La durata dell’evento fu notevole, iniziando il 27 gennaio 1956 con il distacco di un massiccio corpo di aria fredda dalle alte latitudini che scese verso la Scandinavia. In soli due giorni, raggiunse la Svezia, la Finlandia e ampie zone d’Europa, inclusa l’Italia, che rimase intrappolata nel gelo fino al 20 febbraio.
Riscaldamento Stratosferico e Impatto sul Vortice Polare
Il riscaldamento stratosferico (stratwarming) di forte intensità può avere conseguenze notevoli sul vortice polare, un grande sistema di bassa pressione nelle regioni polari. Tale riscaldamento, caratterizzato dall’aumento rapido delle temperature nella stratosfera, può indebolire o dividere il vortice polare. Ciò può portare a un trasferimento di masse d’aria fredda verso latitudini più basse, provocando ondate di freddo estreme e nevicate abbondanti in Europa e in Italia.
Effetti del Riscaldamento Stratosferico sul Clima Europeo e Italiano
Nel contesto europeo, l’indebolimento del vortice polare può causare variazioni meteorologiche significative, tra cui il calo delle temperature e l’aumento delle precipitazioni nevose. In Italia, questo può comportare un cambiamento drastico nelle condizioni climatiche, con la possibilità di nevicate e temperature estremamente basse, specialmente nelle regioni settentrionali e nelle zone montuose.
Confronto con l’Ondata di Gelo del 1956
Ricollegandoci all’ondata di gelo del 1956, possiamo notare che tale evento avvenne senza un riscaldamento stratosferico significativo, dimostrando che anche altre dinamiche atmosferiche possono produrre effetti climatici estremi. Tuttavia, se un evento simile fosse stato influenzato da un forte riscaldamento stratosferico, avrebbe potuto presentare caratteristiche ancora più estreme, con un impatto più ampio e prolungato sul clima europeo e italiano.
Conclusione
In conclusione, l’ondata di gelo e la nevicata del 1956 rimangono un esempio storico di come complesse interazioni atmosferiche possono portare a eventi climatici estremi. La comprensione del riscaldamento stratosferico e del suo impatto sul vortice polare offre ulteriori spunti sulla variabilità e le potenziali conseguenze dei cambiamenti climatici, soprattutto in relazione a eventi estremi come quelli vissuti nell’inverno del 1956.