Negli ultimi giorni stiamo ripercorrendo le potenti ondate di freddo e neve del passato, le quali sono riuscite in diverse occasioni a completa l’opera natalizia, regalando quegli scenari magici nevosi che solitamente ricerchiamo nel Natale. Non è così semplice ottenere condizioni meteo spiccatamente invernali, con la neve, proprio nei giorni di Natale, proprio per una questione di incastri e coincidenze.
In diversi momenti, tuttavia, la neve è arrivata fino in pianura come nel 1986, che riuscì a nevicare proprio allo scoccare della mezzanotte del 25 dicembre. Anche ad inizio 2000 la neve arrivò nel giorno di Natale, perlopiù al nord.
La grande ondata di freddo del 1996
Ma merita considerazione anche la potente ondata di freddo arrivata attorno a Santo Stefano nel 1996, un’ondata gelida che in molti ricordano ma che sembra non abbia avuto la giusta considerazione negli ultimi decenni e pare invece essersi persa tra le tante varie ondate di freddo e neve.
L’arrivo del burian
Nel dicembre del 1996, il Burian attraversò l’Italia, diffondendosi inizialmente nel Centro-Nord e successivamente anche nel Sud. Ecco le fasi principali: Freddo in marcia verso l’Europa centrale – L’aria fredda che si era accumulata sulle pianure dell’Europa orientale iniziò a spostarsi verso ovest, raggiungendo inizialmente Germania e Austria, e poi la Francia, dove ben presto iniziarono a cadere le prime nevicate.
Nel frattempo, l’abbassamento di latitudine dell’anticiclone freddo incoraggiò lo spostamento verso sud-est della bassa pressione precedentemente ferma sulla Spagna, portando un’intensificazione del maltempo al Centro-Sud dell’Italia, inizialmente sul Tirreno e poi sull’Adriatico. Le temperature in Italia iniziarono a scendere, con nevicate che ricoprirono l’Appennino settentrionale fino a 1000m di altitudine.
La neve fin sulle coste a Santo Stefano
Fu tra il 26 e il 28 dicembre che l’alta pressione russa si intensificò, dominando l’intera Europa con valori pressori vicini ai 1045 hPa. L’aria gelida invase tutto il continente, partendo dalle nazioni orientali, con i termometri che caddero drasticamente anche in Italia, a cominciare dal Triveneto nel pomeriggio del 26 dicembre. Il 27 dicembre, tre quarti dell’Italia erano sotto zero. Mentre al Nord il cielo rimase sereno, nel Medio Adriatico e al Sud nevicò abbondantemente fino alle coste, con qualche episodio anche sul lato tirrenico. Nelle zone interne adriatiche, lo strato di neve superò il metro in collina.
Al Nord, al mattino, si registrarono temperature fino a -15° in pianura padana, e durante il giorno i termometri faticarono a superare lo zero. L’aria era particolarmente fredda negli strati medio-bassi dell’atmosfera (tra il suolo e i 2000 metri di quota), mentre in alta quota non si registrarono eccezionalità: a 500 hPa (circa 5400 metri) il 27 dicembre si sfiorarono i -30°.
Grande gelo e nevicate
Tra il 28 e il 29 dicembre, l’ondata di freddo raggiunse il suo apice, con temperature di -13° a 1500 metri sull’estremo nordest, e un’isoterma di -9° che lambì anche il Lazio. Contemporaneamente, in Europa occidentale iniziò a formarsi una nuova saccatura atlantica, che nei giorni successivi avanzò verso l’Italia. Tra il 29 e il 31 dicembre, la saccatura sulla Spagna avanzò verso l’Italia, preceduta da correnti mediterranee temperate e umide che, scorrendo sull’aria fredda preesistente, generarono un fronte caldo che portò nevicate su tutte le pianure del Nord e, inizialmente, anche sulla Toscana.
La nevicata da addolcimento al nord
Fu con l’arrivo del fronte freddo il 31 dicembre che la pianura padana si svegliò sotto 30/40 cm di neve all’inizio del nuovo anno, una notte che molti ricorderanno. Al centro-sud, l’aria calda aveva ormai soppiantato quella fredda, e le precipitazioni, anche sotto forma di rovesci o temporali, risultarono piovose fino a quote medie.
Di cosa si tratta?
La nevicata da addolcimento è un fenomeno meteorologico caratteristico del nord Italia, che si verifica quando un fronte di aria calda e umida, proveniente dal Mediterraneo o dall’Atlantico, si sovrappone a uno strato di aria fredda già presente al suolo. Questo tipo di nevicata, benché possa sembrare controintuitiva data la presenza di aria calda, è effettivamente un esempio intrigante di dinamiche atmosferiche
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Per comprendere meglio, è importante sapere che l’atmosfera è stratificata in diversi livelli, ognuno con caratteristiche termiche proprie. Nel caso della nevicata da addolcimento, ciò che accade è che l’aria calda e umida si muove sopra uno strato di aria fredda bloccata a livello del suolo, tipicamente in una valle o in una pianura. La pianura padana, per esempio, è un luogo comune per questo tipo di fenomeno a causa della sua topografia e della sua tendenza a trattenere l’aria fredda vicino al suolo.
Quando le correnti calde e umide incontrano l’aria fredda al suolo, il vapore acqueo presente nell’aria calda si condensa e si raffredda. Se l’aria vicino al suolo è sufficientemente fredda, questa condensazione porta alla formazione di neve, nonostante l’aria più in alto sia più calda. Perciò, mentre in alta quota le temperature potrebbero essere al di sopra dello zero, vicino al suolo rimangono sotto lo zero, permettendo così la formazione di neve.
Questo tipo di nevicata è spesso associata a precipitazioni abbondanti e può portare a significativi accumuli di neve, soprattutto nelle regioni del nord Italia dove le condizioni topografiche e climatiche sono favorevoli. La nevicata da addolcimento può avere un impatto sostanziale sulla vita quotidiana, influenzando la viabilità, l’agricoltura e le attività quotidiane.
In sintesi, la nevicata da addolcimento è un fenomeno unico in cui l’interazione tra strati di aria di diverse temperature porta alla formazione di neve, nonostante la presenza di aria relativamente più calda in quota.
Cosa succederà quest’anno?
Le previsioni meteo di Natale e Santo Stefano sono sempre di grande interesse, per cui proveremo a capire cosa ci aspetterà in quei giorni. Mancano oltre 10 giorni, pertanto per il momento possiamo solo delineare una tendenza a lungo termine. Al momento pare che possano nuovamente affacciarsi le perturbazioni nord-atlantiche, di origine polare marittima, sull’Italia proprio attorno al giorno di Natale. Questa fase più fredda e perturbata seguirebbe la fase di alta pressione prevista tra 17 e 21 dicembre.
Al momento non sono previste forti ondate di freddo, gelo e neve in pianura, ma in caso contrario certamente ve ne parleremo nei prossimi editoriali meteo.