Il Buran è un fenomeno meteorologico caratterizzato da un vento freddo e secco, originario delle vaste regioni della Siberia. Questo vento è noto per la sua intensità e le basse temperature che trasporta, spesso portando condizioni climatiche rigide nelle aree interessate. La sua formazione è legata alle vaste aree di alta pressione siberiane e alla dinamica atmosferica che consente la discesa di masse d’aria fredda verso sud o sud-ovest, influenzando il clima di varie regioni, inclusa l’Europa orientale e centrale.
Recentemente, sono emerse affermazioni (da taluni) secondo cui il Buran non esisterebbe più. Tuttavia, è importante sottolineare che tale affermazione non è supportata da prove scientifiche concrete. Sebbene ci possa essere una riduzione nella frequenza o nell’intensità dei vari Buran, attribuibile a vari fattori climatici e ambientali, l’evento in sé rimane una possibilità meteorologica. Le pubblicazioni scientifiche continuano a riconoscere l’esistenza del Buran come fenomeno legato alle specificità climatiche della Siberia e alle sue interazioni con i sistemi atmosferici circostanti. Pertanto, mentre la sua presenza può essere meno evidente o frequente in determinate annualità, il Buran rimane una componente rilevante nel panorama meteorologico delle regioni influenzate.
Il Buran estiste sino ai giorni nostri, queste le peggiori ondate di gelo giunte in Italia. Le ondate di gelo che hanno colpito l’Italia nel corso del XX secolo sono state eventi meteorologici di grande rilevanza, sia per l’estensione che per l’intensità delle precipitazioni nevose e delle temperature molto basse registrate. Tra queste, spiccano particolarmente le ondate del 1929, del 1956 e del 1985.
L’ondata di gelo del 1929 è stata caratterizzata da un’estrema rigidità delle temperature e da nevicate copiose, che hanno interessato buona parte dell’Europa e dell’Italia. Questa ondata, iniziata negli ultimi giorni del 1928 e raggiunta il suo culmine nel febbraio 1929, è stata considerata come uno degli eventi nevosi più rilevanti del secolo, con accumuli significativi di neve in diverse città italiane, tra cui Roma, Napoli e Bari. L’origine di questo fenomeno è stata probabilmente dovuta alla combinazione di diverse perturbazioni atmosferiche, che hanno portato nuclei di aria gelida in Europa e in Italia.
L’ondata di freddo del 1956 è stata altrettanto memorabile, con un’inizio precoce a fine gennaio e un picco nell’inizio di febbraio. Questo evento ha visto la formazione di un forte impulso gelido proveniente dalle alte latitudini, un potente blocco anticiclonico sulla Scandinavia e una depressione mediterranea chiusa. Le nevicate sono state molto intense, interessando anche zone solitamente meno esposte a tali fenomeni, come la Sardegna e la Sicilia. In diverse regioni italiane, le temperature sono scese a valori eccezionalmente bassi, con accumuli di neve che hanno raggiunto livelli record.
Molto spesso citata è l’ondata di gelo del gennaio 1985, originata dal mare di Kara nell’artico russo, ha colpito in modo significativo l’Italia. Questa ondata ha portato estese nevicate in diverse regioni, con temperature minime che in alcune zone sono scese ben al di sotto di -20 °C. La depressione centrata sul mar di Corsica ha provocato nevicate di grande intensità, specialmente a Milano, dove si è registrata la “nevicata del secolo” con accumuli record.
Tra il 31 gennaio e il 20 febbraio 2012, l’Italia ha vissuto una delle sue più severe ondate di freddo a causa dell’invasione di aria continentale di origine artica. Questo fenomeno meteorologico ha portato condizioni estreme di freddo e ha causato significativi disagi in tutto il paese, con un tragico bilancio di almeno 57 vittime accertate.
L’ondata di freddo è iniziata a manifestarsi verso la fine di gennaio, quando un potente flusso di aria fredda di origine artica ha iniziato a spostarsi dalla regione continentale verso la penisola italiana. Questo flusso ha portato con sé temperature particolarmente basse e condizioni climatiche rigide. L’aria artica, caratterizzata da una bassa umidità e temperature molto basse, ha attraversato l’Europa orientale, raggiungendo l’Italia e influenzando significativamente il clima locale.
Le basse temperature e le condizioni meteorologiche avverse hanno avuto un impatto notevole sulla vita quotidiana, con la chiusura di scuole, difficoltà nei trasporti e interruzioni nella fornitura di servizi essenziali. Le condizioni di gelo hanno anche avuto ripercussioni sull’agricoltura e sull’ambiente, causando danni a colture e infrastrutture.
Questa ondata di freddo è stata particolarmente notevole non solo per la sua intensità ma anche per la sua durata, che ha prolungato i disagi e le difficoltà per quasi tre settimane. Questo evento ha evidenziato l’importanza di una preparazione adeguata e di sistemi di risposta efficaci per affrontare estremi eventi meteorologici in contesti urbani e rurali.
Nel gennaio 2017, un’eccezionale ondata di freddo ha interessato gran parte dell’Europa, inclusa l’Italia, causando la morte di almeno 60 persone. Questo severo evento climatico è stato determinato da un’area di alta pressione stazionaria sull’Europa occidentale, che ha favorito la discesa di venti gelidi dalla Russia e dalla Scandinavia verso l’Europa orientale.
La situazione è ulteriormente peggiorata il 9 gennaio, quando una massa d’aria artica ha iniziato a spostarsi verso la Germania e la penisola balcanica, portando con sé abbondanti nevicate in Grecia e forti venti di bora in Croazia. In Italia, il freddo e le nevicate hanno colpito principalmente il centro e il sud del Paese, con pesanti accumuli di neve in molte regioni, comprese le aree insulari.
La temperatura più bassa in Europa occidentale durante questa ondata di freddo è stata registrata a La Brévine, in Svizzera, il 6 gennaio, con -29,9 °C. In Russia, nella regione di Tver’, si è registrata la temperatura più bassa, -35,7 °C, l’8 gennaio. In Italia, a Dolina Campoluzzo sull’Altopiano di Asiago, si è raggiunta una temperatura di -31,8 °C il 16 gennaio.
In Italia, le regioni adriatiche come le Marche, l’Abruzzo, il Molise, la Puglia, ma anche l’Umbria e la Basilicata, sono state le più colpite, con neve che ha raggiunto anche i 40 cm lungo le coste e oltre i 2 metri nelle aree interne. Eventi significativi includono la nevicata record sulla spiaggia di Porto Cesareo nel Salento e la forte bufera di neve nella Marsica in Abruzzo, con temperature che hanno raggiunto valori estremamente bassi e accumuli di neve vicino al metro.
La situazione è stata aggravata da un’altra perturbazione che ha colpito soprattutto il centro Italia, con nevicate pesanti e piogge miste a neve che hanno colpito in modo particolare le Marche e l’Abruzzo. Queste condizioni meteorologiche hanno provocato estesi black out elettrici e hanno reso necessarie operazioni di soccorso complesse, particolarmente nel cratere sismico dell’Italia centrale, già colpito da terremoti.
L’evento più tragico è stato la valanga che ha colpito l’hotel di Rigopiano in Abruzzo, causando ventinove morti. Altre vittime sono state causate dalla caduta di un elicottero di soccorso e da incidenti legati al maltempo e al terremoto in diverse località dell’Abruzzo, portando il totale delle vittime a 45 nella regione. Le forti nevicate hanno anche causato gravi disagi nelle regioni dell’entroterra barese, dove fenomeni rari come i temporali di neve hanno ulteriormente complicato la situazione.
L’ondata di gelo tardiva del 2018 ha avuto effetti significativi sia in Italia che in Europa, manifestandosi attraverso diversi aspetti ambientali e socio-economici.
In Europa, il brusco calo delle temperature ha portato a una serie di sfide. Le basse temperature hanno avuto un impatto diretto sulla vita quotidiana delle persone, aumentando il bisogno di riscaldamento e influenzando attività all’aperto. La forte anomalia termica ha anche inciso sull’agricoltura, con possibili danni alle colture dovuti al gelo inaspettato, specialmente nelle regioni centro-settentrionali del continente. Inoltre, la situazione ha messo sotto pressione le infrastrutture energetiche, con un aumento della domanda di energia per il riscaldamento.
In Italia, gli effetti dell’ondata di gelo sono stati particolarmente evidenti nel Centro-Nord. Il calo drastico delle temperature ha comportato un aumento dei consumi energetici e ha causato disagi nelle attività quotidiane, con possibili ripercussioni sulla salute, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione come anziani e bambini. Le regioni colpite hanno affrontato anche difficoltà nei trasporti, con la formazione di ghiaccio e neve che ha reso pericolose le strade e ha interferito con i trasporti pubblici e privati.
Tuttavia, l’ondata di gelo ha portato anche alcuni benefici, in particolare nel contesto della siccità che aveva colpito l’Italia nell’anno precedente. Le abbondanti precipitazioni associate alle perturbazioni hanno contribuito ad alleviare la grave situazione idrica, fornendo un sollievo essenziale alle aree che avevano sofferto di deficit idrico. Questo ha avuto un impatto positivo sull’agricoltura e sulle riserve d’acqua, contribuendo a mitigare alcuni dei problemi ambientali causati dalla siccità prolungata.
In conclusione, mentre l’ondata di gelo ha presentato sfide immediate, ha anche fornito un aiuto nel contesto più ampio della gestione delle risorse idriche, sottolineando l’importanza di strategie adattive nel gestire gli estremi climatici.