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Cupole di calore e record di caldo hr
Cupole di calore e record di caldo

Fino a dove può spingersi il caldo sulla Terra

Con l’anidride carbonica (CO₂) che nell’aria ha ormai raggiunto circa 426-428 parti per milione, secondo i dati NOAA dell’osservatorio di Mauna Loa alle Hawaii, e con le sempre più frequenti cupole di calore, cioè gli anticicloni che restano fermi per giorni e schiacciano l’aria verso il basso facendola scaldare come in una pentola col coperchio, oggi la scienza ci dice che alle medie latitudini, la fascia del Pianeta che va grosso modo dai 30 ai 60 gradi e che comprende anche l’Europa, la temperatura dell’aria può arrivare o superare i 50°C quando il terreno è secchissimo e l’alta pressione non molla la presa, mentre i valori più alti in assoluto restano nei deserti più caldi come la Death Valley, alcune zone del Medio Oriente e il Sahara, dove la forma del territorio e la forza del sole fanno la differenza.

 

Death Valley, una conca che intrappola il calore

La Death Valley, ovvero la Valle della Morte, è un deserto nel sud-est della California, negli Stati Uniti, a cavallo tra il Great Basin e il deserto del Mojave, e in pratica è una lunga conca stretta nata dai movimenti della crosta terrestre, lunga circa 225 chilometri e larga tra gli 8 e i 24 chilometri, chiusa a ovest dalla Panamint Range, dove il Telescope Peak supera i 3.300 metri, e a est dalle montagne dell’Amargosa Range. Il punto più basso, il Badwater Basin, sta a 86 metri sotto il livello del mare ed è il più basso di tutto il Nord America, e proprio questa forma fa la differenza, perché l’aria che scende dalle montagne, soprattutto dalla Sierra Nevada a ovest che blocca le piogge in arrivo dall’oceano, scendendo si comprime e si riscalda, le pareti della valle poi trattengono il calore e non lasciano entrare aria più fresca, il terreno è quasi senza piante e senza acqua, per cui quasi tutta l’energia del sole va a scaldare suolo e aria invece di far evaporare l’umidità, e il cielo è sereno quasi sempre, tutto insieme si innesca un circolo vizioso che porta a un caldo davvero estremo.

 

I record di caldo nel mondo

Il record mondiale ufficiale di temperatura dell’aria, misurata all’ombra a circa 1,5-2 metri da terra dentro una capannina ventilata, è ancora quello dei 56,7°C registrati il 10 luglio 1913 a Furnace Creek, che allora si chiamava Greenland Ranch, e che il WMO continua a riconoscere come valido. Con strumenti moderni e affidabili si sono toccati 54°C nel 2013 e 54,4°C nell’agosto 2020 e nel luglio 2021, valori questi ultimi ancora in attesa della convalida definitiva, ma anche altrove si sono visti numeri impressionanti, con 53,9°C a Mitribah in Kuwait nel 2016, 54°C a Tirat Zvi in Israele nel 1942, intorno ai 53,9°C a Bassora in Iraq, 53,7°C a Turbat in Pakistan, valori simili ad Ahvaz in Iran e 51,3°C a Ouargla in Algeria, nel cuore del Sahara, nel 2018, un dato considerato tra i più affidabili per l’Africa degli ultimi anni. Il vecchio record africano di Kebili, in Tunisia, con 55°C nel 1931, invece non convince molti meteorologi.

 

Perché nella Death Valley si arriva a 54-56°C e altrove no

Non dipende solo dalla mancanza di stazioni meteo, anche se questo conta parecchio, perché nei deserti più isolati del Sahara centrale, sotto i 500 metri di quota, e in alcune zone del Medio Oriente le stazioni sono poche, in passato spesso tarate male o sistemate in posti che non rappresentano il terreno naturale della zona. Le misure ufficiali devono rispettare regole precise, cioè termometro in capannina secondo i criteri WMO, all’altezza giusta e sopra un terreno tipico del luogo, e molti vecchi record, compresi alcuni africani, queste regole non le rispettavano affatto. Va poi detto che la temperatura del suolo misurata dai satelliti è ben altra cosa rispetto a quella dell’aria, tanto che nel deserto del Dasht-e Lut in Iran e nel deserto di Sonora si sono raggiunti circa 80,8°C sul terreno, mentre l’aria a un metro e mezzo resta più fresca perché quella calda sale e si rimescola. La Death Valley mette insieme una quota bassissima, un isolamento quasi totale dovuto alle montagne e un’aridità assoluta, una combinazione rara, mentre gran parte del Sahara si trova un po’ più in alto o ha venti e correnti diverse, con l’aria che scende dall’alto ma senza quella trappola stretta creata dai rilievi, e anche in Iraq, Kuwait e Arabia Saudita si superano i 50-54°C ma raramente si va oltre, perché il territorio non amplifica il caldo allo stesso modo e oggi i controlli sui dati sono molto più severi.

 

Il caso di El Azizia in Libia

Il caso della Libia fa capire bene quanto sia delicato controllare i dati estremi del passato, visto che il 13 settembre 1922 a El Azizia, circa 40 chilometri a sud-ovest di Tripoli, venne registrata una temperatura di 58°C, rimasta per 90 anni il record mondiale. Nel 2012 però una commissione internazionale del WMO la cancellò dopo un’indagine approfondita, portata avanti anche durante la rivoluzione libica del 2011, e i motivi erano parecchi: un termometro di tipo Bellani-Six facile da leggere male, un osservatore probabilmente poco esperto, una stazione piazzata su un terreno simile all’asfalto invece che sul suolo del deserto, e valori che non tornavano né con le stazioni vicine né con quelli misurati negli anni successivi nello stesso posto. L’errore stimato era di circa 7°C e così il record tornò alla Death Valley.

 

Che cos’è il WMO

Il WMO (World Meteorological Organization, in italiano Organizzazione Meteorologica Mondiale) è l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di meteorologia, clima, acque e scienze della Terra collegate, nata ufficialmente nel 1950 al posto dell’International Meteorological Organization fondata nel 1873 e diventata agenzia ONU nel 1951, con sede a Ginevra e 193 tra Stati e territori membri. Coordina le reti di osservazione, favorisce lo scambio libero dei dati, stabilisce come vanno fatte le misure e custodisce l’archivio ufficiale dei record meteo e climatici, e per convalidare un nuovo record servono commissioni di esperti, controlli indipendenti sugli strumenti e studi verificati da altri scienziati, con tempi che a volte arrivano a mesi se non ad anni.

 

Esiste un tetto alla temperatura

Sul piano teorico la scienza ha iniziato a fissare dei limiti fisici, e uno studio di Yi Zhang e William Boos, pubblicato su PNAS nel 2023, spiega che alle medie latitudini la temperatura massima dell’aria sulla terraferma ha un tetto, legato al momento in cui l’aria calda e umida comincia a salire con forza fino a circa 5.500 metri di quota, raffreddando così la zona vicino al suolo e impedendo alla temperatura di salire ancora. Questo tetto dipende dalla temperatura dell’aria a quella quota e dall’altezza del terreno, e i fattori che scatenano le ondate di calore, come gli anticicloni bloccati, i terreni secchi e l’aria che scende comprimendosi, spingono l’atmosfera vicino al limite ma quasi mai oltre. Secondo lo studio il tetto salirà circa 1,9 volte più in fretta della temperatura in quota e circa il doppio rispetto alla temperatura media globale, e nelle zone che si seccano ancora di più nei giorni più caldi i picchi potranno crescere persino più velocemente, tant’è che con la CO₂ di oggi le cupole di calore più forti permettono già di avvicinare o superare i 50°C in alcune zone delle medie latitudini, come si è visto con eventi recenti in Turchia, in Nord America e altrove.

 

Cosa aspettarsi nei prossimi anni

I circa 55°C della Death Valley, e i 54°C misurati con strumenti moderni, sono i valori più estremi mai rilevati nell’aria in condizioni quasi perfette per il caldo, non un limite valido ovunque, e se nel Sahara e in Medio Oriente non vediamo, o non certifichiamo, valori più alti in modo regolare è per via delle misure scarse o poco affidabili del passato, delle quote diverse e della mancanza di quella trappola creata dalle montagne. Con la CO₂ in crescita le cupole di calore porteranno picchi sempre più alti alle medie latitudini, avvicinandosi ai limiti fisici imposti dalla salita dell’aria, mentre i deserti subtropicali resteranno i candidati principali per i record assoluti, sempre che le stazioni siano adeguate e i dati convalidati. La scienza non prevede temperature dell’aria oltre i 60°C sulla terraferma nel breve periodo, ma i 50-55°C diventeranno più frequenti e interesseranno sempre più zone del mondo.

 

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