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Qualche giorno fa abbiamo già evidenziato su queste pagine la possibilità di una piega settentrionale della circolazione in corrispondenza del Mediterraneo centrale e dell’Italia, e ciò con l’avvento della terza decade del mese, in coincidenza, o anche prima, dell’avvio dell’autunno astronomico che quest’anno cadrà il 23 settembre. A dire il vero, una circolazione più fresca da nord, ma su aree abbastanza circoscritte del territorio nazionale, l’abbiamo avuta proprio nei giorni scorsi e, in forma residua, ancora oggi: si tratta dei settori del medio e basso Adriatico, dove moderate correnti settentrionali nelle ultime 72 ore hanno portato valori termici sotto le medie tipiche del periodo e anche qualche debole instabilità locale, più accentuata sull’est della Sicilia e localmente sulla Calabria. Tuttavia, la circolaozine meridiana prospettata per la prossima settimana, sarebbe decisamente più incisiva in termini di freddo.

Sul resto del Paese, nel frattempo, la settimana è iniziata all’insegna dell’alta pressione e del bel tempo, con temperature in ripresa e gradevoli, tipicamente settembrine. Nel prosieguo di questa settimana, però, si avrà già una modifica nella circolazione, con l’arrivo di aria oceanica via via più umida e instabile e con progressivo peggioramento del tempo, dapprima e in misura maggiore al Nord, poi, in forma un po’ più leggera, anche verso il Centrosud nella seconda parte della settimana.

Si tratterà di un’onda instabile di matrice atlantica che porterà una “sventagliata” di piogge sulle nostre regioni, più intense sulle aree alpine, prealpine e di Nordest, più irregolari sul resto del Paese, ma in un contesto termico stabile o comunque non freddo, più o meno su valori tipici del periodo, se non anche un po’ oltre, vista l’estrazione mite oceanica della massa d’aria.

Dal 21/22 settembre scenario dalle caratteristiche quasi invernali

Dunque, movimento instabile ma, sul piano termico, senza particolari scossoni. Ci preme tornare a evidenziare, però, la possibilità di un cambio termico più drastico nel medio termine, perché gli scenari simulati sarebbero (e da qui usiamo il condizionale) per un contesto barico dalle caratteristiche quasi invernali dal 21/22 del mese e per qualche giorno a seguire.

Si tratterebbe, come rappresentato nell’immagine di copertina, di un potenziamento importante dell’alta pressione subtropicale in sede atlantico-iberica e, da quella posizione, di un suo slancio meridiano verso il Regno Unito e il Mare del Nord, sino a lambire la Scandinavia occidentale. Di converso, lungo il bordo orientale anticiclonico, si compirebbe l’affondo di una saccatura abbastanza fredda per il periodo, di origine baltica, che, stando anche alle ultime proiezioni, avrebbe come obiettivo il Mediterraneo centro-orientale, in particolare i settori dell’ex Jugoslavia, ma con buona penetrazione sulla penisola italiana.

Le date per questa manovra, lo ribadiamo, andrebbero dal 21/22 fino al 24 settembre prossimo: questo il range temporale per l’azione meridiana più corposa, ma strascichi freddini si protrarrebbero fino al 26/27 del mese. Stando alle dinamiche attuali, sempre più credibili poiché ormai a circa 5 giorni, il flusso di aria piuttosto fredda colpirebbe principalmente le regioni del medio e basso Adriatico e le relative zone appenniniche, ma si farebbe sentire un po’ su tutto il Centrosud, sulle Isole Maggiori e, specie inizialmente, anche sui settori centro-orientali del Nord, in particolare alpini e di Nordest.

Temperature fino a 6/7°C sotto media e primi fiocchi in Appennino

La sensazione di freddo più accentuato si avrebbe tra il 22 e il 23 settembre, ossia tra martedì e mercoledì prossimi, quando i valori, in particolare tra Abruzzo, Molise, est della Campania, Lucania e Puglia, potrebbero portarsi di diversi gradi sotto media, fino anche a 6/7°C sotto.

Si è rilevato che la struttura barica attualmente ipotizzata sarebbe spiccatamente invernale, e di fatto si propone così, ma, naturalmente, se confermata, gli effetti conseguenti sarebbero proporzionati al periodo stagionale, senza certo ipotesi di neve a quote inconsuete. Tuttavia, ci starebbero i primi fiocchi sull’Appennino centrale, essenzialmente in Abruzzo, sotto i 2.000 metri. Le temperature minime mattutine potrebbero scendere fino a 3/4°C anche in collina o a bassa quota, localmente, nelle conche appenniniche abruzzesi.

Dove pioverebbe di più nella fase fredda

In termini di instabilità, per la fase più fredda attesa tra il 21 e il 25/26 prossimi, sarebbero attese piogge più diffuse sulle aree del medio e basso Adriatico in genere, sui relativi rilievi appenninici, al Sud e in Sicilia, con fenomeni più intensi sull’isola, sulla Calabria e tra Marche, Abruzzo, Molise e Puglia.

Locali piogge anche su Romagna, est dell’Umbria, nord-est ed est della Toscana, est della Sardegna, sulle coste dell’alto Adriatico e sui settori alpini di confine centro-orientali. Sul resto del Nord e sul medio e alto Tirreno in genere, fenomeni più scarsi, spesso assenti, salvo qualche episodio più consistente sulle Prealpi piemontesi. Su queste stesse zone anche il campo termico risentirebbe meno delle correnti freddine, con valori più vicini alle medie, se non un po’ sopra media sui settori centro-occidentali del Nord e sull’alto Tirreno. Su elaborazione dati del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio-Lungo Raggio (ECMWF).

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