
(METEOGIORNALE.IT) Le acque del Pacifico si stanno scaldando, e in fretta. L’argomento è ormai discusso diffusamente, specialmente nelle aree che ne saranno coinvolte direttamente. Come è noto, l’Europa – e in particolare l’Italia – ha un coinvolgimento indiretto.
Non si tratta di una fluttuazione stagionale ordinaria: dietro quel riscaldamento accelerato si profila qualcosa che i climatologi osservano con crescente attenzione – un El Niño in piena gestazione, con probabilità sempre più alte di sfociare in un cosiddetto “Super El Niño” entro l’autunno o l’inverno di quest’anno. Un evento imponente, su cui si registrano molti pareri riguardo all’impatto diretto che avrà in certe parti del Pianeta, e – considerando la sua intensità – anche alle conseguenze indirette in Italia.
Il tema genera opinioni contrastanti nel nostro Paese: non solo perché ne saremo soggetti indirettamente, ma anche perché gli indici climatici che alterano la circolazione atmosferica subiranno un impatto maggiore rispetto ad altri eventi di El Niño. Continueremo naturalmente a osservare e a documentarvi le novità.
La NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration), tramite il suo Climate Prediction Center, ha aggiornato le stime ENSO (El Niño Southern Oscillation) e il quadro che emerge è abbastanza chiaro: l’El Niño Watch è formalmente attivo, e le probabilità che il fenomeno si concretizzi tra Maggio e Luglio sono significativamente elevate. Con uno sviluppo possibile già a partire da questo Maggio, le previsioni indicano un’intensificazione progressiva mese dopo mese, fino a livelli potenzialmente eccezionali verso l’autunno.
Il Pacifico equatoriale bolle
Quello che accade nel Pacifico equatoriale ha un interesse apparentemente marginale per noi italiani anche se non dovrebbe, perché ogni evento che si verifica a migliaia di chilometri da noi, specie di tale entità, ha conseguenze spesso non prevedibili con esattezza, ma certamente stimabili.
Il Pacifico è letteralmente il cuore pulsante dell’El Niño, il punto da cui si irradia un’influenza capace di ridisegnare i regimi meteorologici su scala planetaria, Italia compresa seppur indirettamente, ma mica tanto, se si considera che va ad alterare, per esempio, la NAO, quel motore che determina i flussi perturbati, o addirittura la forza dell’anticiclone africano, causa di siccità anche fuori stagione.
Attualmente le condizioni ENSO sono ancora neutre e continueranno a esserlo per qualche settimana, ma sotto la superficie ci sono già le avvisaglie di un cambiamento che si chiama El Niño.
Le temperature superficiali del mare nella zona più orientale del Pacifico equatoriale – quella che i climatologi identificano come regione Niño-1+2 – sono già al di sopra della media stagionale. Da segnalare, peraltro, che le temperature marine di buona parte del Globo registrano valori più elevati della norma sin dalla partenza.
Le anomalie di El Niño iniziano però in profondità: le anomalie termiche positive – acque più calde della media – si estendono in modo diffuso risalendo verso la superficie, costruendo un serbatoio di calore che rappresenta il carburante ideale per l’evoluzione del fenomeno. La traiettoria, secondo i modelli, punta decisamente verso un ulteriore surriscaldamento nell’arco di Maggio, dell’estate e dei mesi invernali a seguire.
Intensità e impatto sul clima
C’è un equivoco che vale la pena sgomberare subito: un El Niño più potente significa automaticamente più disastri? Non necessariamente. Il Climate Prediction Center lo ha ribadito nel suo aggiornamento diagnostico, anche di fronte all’allarmismo di molti organi di stampa non specializzati. Eventi di maggiore intensità non garantiscono impatti proporzionalmente più severi. Rendono certi scenari più probabili, questo sì, ma non li certificano in anticipo.
La forza del fenomeno agisce come un moltiplicatore di rischio, non come un decreto dell’evento conseguente. Le ricadute climatiche sono complesse da prevedere, e anche i supercalcolatori dei vari Centri Meteo non sono in grado di valutare con esattezza l’impatto mondiale. Si sa che un Super El Niño produce effetti imponenti, c’è chi lo ha paragonato a un fenomeno accaduto nell’800, ma i numeri restano stime, non certezze.
Siccità prolungate, precipitazioni anomale, variazioni nelle traiettorie dei sistemi tropicali: tutto questo può diventare più frequente o più marcato durante un Super El Niño, ma siamo ancora nel campo delle probabilità. Un concetto che a volte si perde nelle semplificazioni dei media tradizionali, ma che i climatologi tengono a ribadire ogni volta che si parla di grandi eventi ENSO.
La stagione degli uragani
Uno degli effetti più attesi, e storicamente documentati, riguarda la stagione degli uragani atlantici, con ricadute dirette per gli Stati Uniti e i Paesi dei Caraibi. Non bisogna però dimenticare la tendenza degli uragani a dirigersi verso l’Europa e il rischio che possano colpire direttamente l’isola di Madeira e le Isole Canarie.
El Niño è tradizionalmente associato a un’attività ciclonica ridotta nell’Atlantico, principalmente a causa dell’incremento del wind shear, ovvero quelle differenze di velocità e direzione del vento in quota che tendono a disarticolare le strutture convettive prima che possano organizzarsi in sistemi tropicali strutturati. In pratica, altera le condizioni energetiche degli uragani e ne può deviare il percorso.
Con un El Niño in crescita e potenzialmente imponente, l’attesa è dunque quella di una stagione atlantica degli uragani meno vivace del solito. Salvo complicazioni, salvo variabili non previste: in meteorologia, le certezze assolute non esistono davvero. E l’incertezza legata al momento del picco del fenomeno resta alta. In fondo, annate temute come catastrofiche si sono rivelate con un numero inferiore di uragani rispetto alle previsioni, pur registrando diversi episodi di Categoria 5, la più intensa. Vale la pena segnalare, tra l’altro, che si sta valutando di estendere la classificazione fino a una Categoria 6.
Cosa aspettarsi, concretamente
Molto dipenderà dalla velocità con cui il calore accumulato negli strati profondi del Pacifico si tradurrà in segnali atmosferici concreti – passando dalla previsione alla misurazione dell’evento meteorologico, e quindi a una conoscenza più precisa degli effetti reali.
I modelli climatici concordano nel prevedere un El Niño rilevante, ma l’intensità precisa e la finestra temporale del picco restano variabili aperte. L’estate sarà, in questo senso, la stagione in cui avremo maggiore chiarezza: quel periodo in cui si capirà se ci si trova di fronte a un classico El Niño moderato o a qualcosa di decisamente fuori scala.
Il Pacifico, intanto, continua a scaldarsi. Lentamente, inesorabilmente. E il Mondo osserva. Un impatto indiretto sull’Italia durante l’estate è da escludere; per l’inverno, invece, le cose cambiano di molto. Ne sapremo meglio più avanti – anche se la teoria ci indica già cosa aspettarci. Meglio però attendere fatti e dati più concreti prima di scriverli qui.
