Questa ondata riguarderà soprattutto le temperature notturne: le minime, di notte, non si discosteranno dai 25°C. Per capire cosa sta accadendo abbiamo dato il benvenuto in trasmissione al climatologo Luca Mercalli, che ci ha aiutato a leggere questa nuova fiammata attraverso i dati e non attraverso le impressioni.
Il ritorno del caldo africano spiegato da Mercalli
Alla prima domanda, cioè a che cosa sia dovuto il ritorno di un caldo così aggressivo, Mercalli risponde senza giri di parole. Si tratta, ancora una volta, dell’estensione dell’anticiclone africano che dal deserto del Sahara invade il Mediterraneo e risale fino a latitudini molto settentrionali, come del resto ha fatto per tutta questa estate, portandosi anche su Francia, Regno Unito e Germania.
Questa nuova ondata di caldo africano pronta a investire l’Italia non è ancora del tutto definita, ma da domani e dopodomani prende avvio una lenta risalita delle temperature, dopo un paio di giorni di relativa pausa in cui si era perso qualche grado. E, in effetti, le temperature notturne definite tropicali, quelle che superano i 20°C, cioè quando la minima notturna non scende sotto i 20°C, sono proprio quelle che generano il disagio maggiore, soprattutto nelle aree urbane.
Notti tropicali e case che non si raffreddano
Il motivo è concreto: in queste condizioni le nostre abitazioni si trasformano in veri e propri fornetti, che di notte non riescono a raffreddarsi. Nelle zone extraurbane si scende di qualche grado, ma sempre attorno ai 20°C nelle aree di pianura. Per trovare un po’ di refrigerio bisogna risalire di quota, spostarsi verso quote montane dove di notte le temperature scendono sui 15°C.
E qui il ragionamento del climatologo incontra l’esperienza di tutti: se il termometro resta così alto anche di notte, non si riposa bene. È un tema che i redattori hanno affrontato più volte, anche negli approfondimenti sui picchi di temperatura e sulla durata di questa fase rovente, con simulazioni che arrivano a ipotizzare picchi capaci di spingersi verso i 45°C sulle zone interne delle Isole Maggiori.
Il caldo va misurato con i numeri, non con le parole
Alla domanda se sia il Riscaldamento Globale il detonatore di queste ondate di calore estremo, visto che l’estate è sempre stata calda ma ogni stagione sembra ormai diventare un evento eccezionale, Mercalli invita prima di tutto a intendersi sulle definizioni. Il caldo, dice, è un termine impreciso che di per sé non vuol dire niente. Affermare che “l’estate è sempre stata calda” non ha alcun significato scientifico: quello che dobbiamo usare sono i numeri, i dati misurati dai termometri.
E allora, guardando l’ultimo comunicato diffuso proprio ieri dal servizio satellitare europeo Copernicus, in collaborazione con il Centro Europeo per le Previsioni a Medio Termine (ECMWF), emerge un fatto netto: non ha mai fatto così caldo. I valori registrati in Europa occidentale nel mese di giugno 2026 sono i più elevati da quando esistono dati di confronto. L’estate ha sempre portato caldo, insomma, ma mai un caldo come quello attuale. Non stupisce, in questo quadro, che dopo ogni fiammata i modelli continuino a rincorrere la domanda su quando arriverà finalmente il refrigerio.
Copernicus e il record di giugno 2026
Il climatologo insiste su questo punto, che è il cuore del problema. Il Riscaldamento Globale è sicuramente il detonatore, un dato di cui ci stiamo rendendo conto tutti: le misure lo confermano e ce ne accorgiamo nella vita quotidiana. Ma per andare oltre le opinioni, basta guardare i numeri.
E il servizio Copernicus, sottolinea, è davvero un gioiello di affidabilità e di autorevolezza scientifica. Usiamolo di più, perché ci fornisce tutte le informazioni che ci servono senza lasciare spazio alle chiacchiere soggettive di ciascuno. È lo stesso motivo per cui, ogni volta che l’anticiclone africano torna a colpire l’Italia, conviene affidarsi ai dati misurati più che alle sensazioni del momento.
Dal 2003 a oggi, una configurazione ormai frequente
C’è infine un aspetto più propriamente meteorologico. Questi rigonfiamenti degli anticicloni africani verso l’Europa sono una novità che parte dal 2003: da allora ha esordito questa nuova configurazione. Nel 2003 si registrò l’estate più calda di sempre, un primato che oggi viene eguagliato sempre più spesso da nuovi episodi.
All’epoca si diceva che un evento del genere, in un clima normale, avesse la probabilità di verificarsi una volta ogni millennio. Ebbene, in appena vent’anni ne abbiamo avuti almeno altri tre casi simili, tra cui il giugno 2025 e il giugno 2026. Un ritmo che, da solo, racconta quanto sia cambiato il clima in cui viviamo, come confermano anche gli aggiornamenti sulla nuova recrudescenza del caldo attesa nei prossimi giorni.
Credit
- Copernicus Climate Change Service – Record heatwave brings hottest June for western Europe
- Copernicus – Surface air temperature for June 2026
- Copernicus – Climate Bulletins
- EU Space Programme – June 2026 is Western Europe’s warmest June on record
