Cosa sta accadendo nell’Atlantico settentrionale
Sta accadendo qualcosa di straordinario, in questi giorni, sull’Atlantico settentrionale: dall’altezza di Terranova fino all’Islanda, coinvolgendo il mare anche a sud della Groenlandia. Si tratta di un’area molto vasta, quasi quanto l’Europa, dove la temperatura della superficie marina è più fredda del normale, addirittura più fredda di tutte le acque circostanti. Proprio in questa zona, che arriva quasi a ridosso delle Isole Britanniche, scorre la Corrente del Golfo: sì, quella che durante la stagione invernale mitiga gli inverni europei, aumentando sensibilmente la temperatura rispetto alle aree poste alla medesima latitudine. Una condizione in atto estremamente anomala.
Perché si forma la bolla di acqua fredda
La domanda sorge spontanea: perché si forma questa bolla di acqua fredda? Innanzitutto, secondo i vari studi scientifici, è associata al rallentamento della circolazione meridionale atlantica, detta AMOC, ovvero il grande nastro trasportatore oceanico che porta il calore dalle regioni tropicali verso l’Europa settentrionale. È proprio la Corrente del Golfo che si sta raffreddando, e questo si osserva soprattutto nella stagione estiva. Lo scioglimento dei ghiacci nella regione dell’Artico, e soprattutto quelli groenlandesi, immette grandi quantità di acqua dolce nell’Atlantico settentrionale: questa acqua dolce è meno densa di quella, più salata, che risale da sud, e ostacola la discesa dell’acqua fredda e salata verso il fondo, rallentando così la cosiddetta AMOC. Mentre il calore viene trasportato verso nord, la superficie del mare in quell’area, anziché mantenere un valore elevato come avveniva in passato, si raffredda.

Il legame con le ondate di calore in Europa
Questa situazione influenza l’Europa durante la stagione estiva. Il contrasto termico tra la zona fredda e le acque più calde a sud modifica infatti la circolazione atmosferica: agisce sulla corrente a getto, chiamata anche jet stream, che diventa più ondulata e si devia, favorendo la formazione di blocchi atmosferici, ovvero potentissime aree di alta pressione stazionarie, note anche come cupole di calore o blocchi Omega. Li stiamo osservando in Europa, ma anche nel Nord America. Tali strutture di aria calda, derivanti dagli anticicloni stabilitisi sul continente, richiamano masse d’aria calda dalle regioni subtropicali, quindi dal Nord Africa, e invadono tutta la regione del Mar Mediterraneo, estendendosi poi verso nord. Contribuisce anche il rallentamento della circolazione oceanica, che altrimenti attenuerebbe queste ondate di calore dirette a settentrione: le abbiamo viste raggiungere persino il sud delle Isole Britanniche. In questo momento non stanno toccando la parte meridionale della Scandinavia, ma in annate precedenti abbiamo assistito a ondate di calore spintesi fino all’estremo nord scandinavo, con temperature altissime anche in regioni artiche.
Le conferme scientifiche del 2026
Il risultato di questo fenomeno è che la bolla di acqua fredda incrementa la frequenza e l’intensità di queste alte pressioni. Lo indicano diversi scienziati, che hanno così individuato la causa delle insidiose aree anticicloniche stazionanti su gran parte dell’Europa, capaci di alterare sensibilmente il clima. Fonti recentissime, parliamo del 2026, pubblicate su riviste affermate, confermano il collegamento: la bolla d’acqua fredda viene descritta come un complice inatteso delle canicole europee. Proprio attraverso questi meccanismi, i cambiamenti nelle correnti marine e atmosferiche alimentano le ondate di calore che investono il continente.
Cosa potrebbe accadere nel lungo termine
Ci sono però delle sfumature in tutto ciò. Nel breve termine questa situazione, ovvero un mare più freddo, aumenta gli estremi termici del caldo estivo in Europa; ma nel lungo termine, se l’AMOC dovesse rallentare drasticamente o addirittura collassare, secondo svariati studi l’Europa, e soprattutto il suo settore nord-occidentale, subirebbe un raffreddamento generale, in particolare nella stagione invernale. Questo scenario è oggetto di numerose ricerche e persino di una serie di convegni portati avanti a livello governativo dai Paesi del Nord Europa, che ne sarebbero colpiti con danni economici enormi, perché quelle aree conoscerebbero inverni molto freddi. Una simile evoluzione andrebbe a sconvolgere il clima europeo, Italia compresa. In sintesi, la bolla di acqua fredda nell’oceano settentrionale sta modificando le dinamiche oceaniche, e queste influenzano a loro volta le masse d’aria che si muovono sull’Europa, soprattutto nella stagione estiva.
Un cambiamento forse improvviso
Siamo probabilmente alla vigilia di un grande cambiamento, un cambiamento che potrebbe rivelarsi anche improvviso. Ragionandoci – e questa è una mia considerazione personale – questi blocchi di alta pressione che interessano l’Europa non erano stati previsti, mentre della Corrente del Golfo e della sua instabilità si parla ormai da diversi decenni, senza però che il punto di rottura venga individuato con certezza: è sempre stimato in forma molto approssimativa. Ebbene, il rischio palese è che questa rottura possa concretizzarsi anche all’improvviso; forse non lo si dice apertamente per evitare allarmismi, ma gli scenari associati a questa misteriosa bolla di acqua fredda sono diversi e restano sostanzialmente varie teorie aperte. Nel frattempo, l’influenza maggiore è quella di generare ondate di calore estive estremamente poderose. Se dunque dovesse bloccarsi la Corrente del Golfo, avremo estati roventi? No, non è detto: avremo piuttosto stagioni estive molto dinamiche, perché ci troveremo un Atlantico settentrionale più freddo rispetto a quello attuale. È possibile quindi che si verifichino, soprattutto d’estate ma non solo, contrasti termici molto importanti con le acque calde del Mediterraneo. Su tutto ciò, come ho detto, restano molte ipotesi. Il problema è che potremmo non essere pronti ad affrontare questo cambiamento.
Credit
- Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK)
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Copernicus – Servizio europeo per il cambiamento climatico
