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Misteriosa macchia fredda in Atlantico minaccia la Corrente del Golfo

Un'analisi sui dati osservativi indica che il raffreddamento al largo della Groenlandia non nasce in superficie, ma dal calore che l'oceano non riceve più.

Andrea Meloni di Andrea Meloni
07 Giu 2026 - 15:12
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Cambiamento climatico
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Blob Oceano Atlantico.

Atlantico, la macchia fredda che trattiene la Corrente del Golfo

(METEOGIORNALE.IT) C’è un angolo di mare, in Oceano Atlantico settentrionale che si ostina a non scaldarsi e qui vi scorre la Corrnete del Golfo. Direte, è sempre la stessa storia, in parte si, ma soprattutto no!

Mentre quasi ogni bacino del pianeta immagazzina calore, una vasta porzione dell’Atlantico settentrionale – a sud della Groenlandia e dell’Islanda, a ovest delle Isole Britanniche – fa l’esatto contrario. Si raffredda. Gli oceanografi l’hanno battezzata in più modi: “warming hole”, buco del riscaldamento, o il più evocativo “cold blob”, la macchia fredda. Comunque la si chiami, resta l’unico tratto di oceano che dalla fine dell’Ottocento ha perso calore in modo netto, in superficie e giù in profondità.

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E qui nasce la domanda che da anni divide i climatologi. Quel freddo arriva dall’alto o dal fianco? Detto in modo spiccio: l’oceano là sotto disperde più calore verso l’atmosfera, oppure ne riceve di meno dalle correnti che dovrebbero portarlo? Sembra una sottigliezza da addetti ai lavori. Non lo è per niente.

Variabilità delle temperature oceaniche.

Una risposta dai dati

A provare a chiudere la questione c’è uno studio guidato da Stefan Rahmstorf del Potsdam Institute for Climate Impact Research, pubblicato su Geophysical Research Letters. Il gruppo ha messo da parte le simulazioni – che peraltro tra loro litigano sulle cause – e ha lavorato sui dati osservativi: contenuto di calore dell’oceano e flussi alla superficie, ricostruiti con la rianalisi ERA5 e poi messi a confronto con altri due archivi indipendenti, l’americano NCEP/NCAR e il giapponese JRA-3Q. La conclusione è secca. Il raffreddamento della macchia fredda non si spiega con quanto succede in superficie.

Anzi, accade il rovescio di ciò che servirebbe. Per raffreddare quella zona soltanto disperdendo calore verso il cielo, la perdita superficiale dovrebbe essere aumentata. I dati dicono che è diminuita – in modo marcato dal 1993, più lieve dal 1955. Insomma, l’oceano cede meno calore proprio perché ne riceve meno dalle correnti, e di conseguenza ne ha meno da restituire all’atmosfera. La superficie non guida il fenomeno: lo subisce.

I numeri aiutano a inquadrare la portata della cosa. Negli stessi decenni in cui l’oceano globale ha accumulato calore, la macchia fredda ne ha perso. Il calo della temperatura riguarda l’intera colonna, fino a centinaia di metri di profondità!

 

La Corrente del Golfo potrebbe essere la causa

Il sospettato ha un nome che agli oceanografi fa drizzare le antenne: la circolazione meridionale di rovesciamento atlantica, sigla AMOC. È il grande nastro trasportatore che spinge acqua calda verso nord e, raffreddandosi nei pressi della macchia fredda, sprofonda e torna verso sud. Proprio lì l’AMOC consegna il suo carico di calore. Se rallenta, quel calore non arriva. Vi parliamo più semplicemente della Corrente del Golfo.

C’è poi un dettaglio che incastra il quadro. Lungo la costa americana, a nord di Cape Hatteras, i dati mostrano una striscia che si scalda più della media – la cosiddetta “impronta” dell’AMOC. Coincidenza? Difficile crederlo. Le misure della temperatura attraverso i galleggianti ARGO indicano che la Corrente del Golfo si è spostata verso nord dal 2001, e le osservazioni dirette segnalano un indebolimento dell’AMOC a partire dal 2004.

Le variazioni di calore si concentrano nei primi 1.000 metri circa della colonna d’acqua: lo stesso spessore in cui scorre il ramo settentrionale dell’AMOC, mentre sotto i 2.500 metri non cambia quasi nulla.

 

L’eccezione del 2023, e ciò che inquieta

L’estate del 2023 ha visto temperature da record proprio in questo settore dell’Atlantico: uno strato superficiale insolitamente sottile – in certi punti appena 10 metri – si è surriscaldato sotto il sole. Durata breve. Con il rimescolamento invernale la macchia fredda è tornata al suo posto, come a ricordare che la dinamica che vede il calo della temperatura del mare in quel punto dell’Oceano c’è eccome.

La salinità marina in quell’area è la più bassa degli ultimi 120 anni, segno coerente con una circolazione che trasporta meno sale dai tropici. La Corrente del Golfo risulta indebolita di circa il 13-15% in quarant’anni. So che visto così potrebbe apparire un valore modesto, un’inezia, ma secondo gli scienziati il parere è molto diverso, in quanto i dati inquadrano un trend che rischia di vedere finire la forza della Corrente del Golfo verso le coste ed i mari europei. Niente di nuovo,  ma all’apparenza, solo nuovi dati, nuove conferme, anzi, il noto “Blob dell’Atlantico” c’è ancora ed è un’entità che influenza il mare fin in profondità, fin sotto i 1000 metri dalla superficie marina.

Tutti indizi che convergono verso un’unica direzione, quella di un’AMOC in affanno. L’AMOC è un sistema di correnti che abbraccia l’intero pianeta, insomma, non parliamo solo di Europa in questo caso.

La novità che conferma precedenti studio che è le simulazioni climatiche di nuova generazione colloca il superamento della soglia di perdita di efficacia nel mitigare il clima europeo invernale attorno alla metà del secolo. Insomma, una manciata di decenni.

Gli autori della ricerca la mettono giù senza giri di parole: un rischio che chiede attenzione, e in fretta, da parte di chi decide. Però, qui il mio pensiero. A nessuno dei grandi del Pianeta interessa questa ricerca, è carta straccia, pertanto ogni proiezione sarà utile per fare prevenzione, perché quel cambiamento climatico ci sarà eccome.

 

Credit e fonti scientifiche (METEOGIORNALE.IT)

  • Geophysical Research Letters (American Geophysical Union) – studio originale di Rahmstorf e colleghi sul “cold blob” atlantico
  • Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK) – istituto di afferenza dell’autore principale
  • NASA GISTEMP – serie storiche di temperatura globale utilizzate nell’analisi
  • Copernicus Climate Change Service – dati satellitari sulla temperatura superficiale del mare
  • IPCC – Sesto Rapporto di Valutazione, riferimento sui pattern di temperatura
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Sono un editore, imprenditore e appassionato studioso di meteorologia e climatologia. Nella mia carriera ho fondato e gestito numerosi portali meteo italiani e internazionali, affiancando a questa attività la creazione di blog di nicchia e piattaforme web dedicate al web marketing e alla visibilità digitale. La mia avventura nel digitale è iniziata nel 1995, agli albori di internet in Italia, quando pubblicavo i primi articoli meteo in lingua italiana su meteorologicando.it (recensito nel 1999 da La Repubblica "No Problem"), per poi dare vita, a fine 1999, a direttameteo.it, una delle prime piattaforme italiane complete di previsioni, dati satellitari e webcam. In assenza di percorsi accademici civili specifici in quegli anni, ho approfondito la materia privatamente su indicazione di un parente ufficiale dell'Aeronautica Militare. Questa solida preparazione mi ha permesso di fondare nel 2000 portali di riferimento storico come meteogiornale.it e tempoitalia.it (il primo in assoluto a offrire le previsioni meteo per tutti i comuni italiani), seguiti da meteosardegna.it. Da allora il mio lavoro si è diviso tra l'informazione al pubblico e i servizi B2B. Ho curato le sezioni meteo di grandi testate giornalistiche come meteo.corriere.it, meteo.gazzetta.it, Libero Quotidiano e Affari Italiani. L'emittente Rai 2 mi ha dedicato un servizio per l'innovazione: sono stato tra i primi a introdurre in Italia i video-meteo e il modello statunitense di una "meteorologia per tutti". Nel 1999, con il sostegno fondamentale di mia moglie, la professoressa Tonia Ivana Mereu, ho curato ed edito la pubblicazione del libro "Il grande gelo del 1985", scritto da Marco Rossi: un successo editoriale autoprodotto che ha superato le 10.000 copie vendute. Sul fronte aziendale, ho applicato i miei studi di marketing fornendo previsioni meteo alle piattaforme SMS di TIM e ai servizi 899. Ho ideato il primo "report della grandine" a livello globale, uno strumento fondamentale utilizzato da centinaia di aziende. Già nel 2001 abbiamo allestito un centro di calcolo per l'elaborazione di modelli matematici previsionali e software di post-elaborazione dati, collaborando con realtà di primo piano del calibro di ENI Italgas, Siemens, TIM, Eutelia, Milano Serravalle - Milano Tangenziali S.p.A. e molte altre compagnie nei settori delle energie rinnovabili, delle assicurazioni, dell'agricoltura e dei trasporti, esportando servizi meteo fino in Australia e Sud America. Questa fitta rete di servizi è supportata da un team storico di professionisti freelance attivi con me dal periodo 2000-2005. Negli anni ho integrato la passione per la meteorologia con uno studio imponente di SEO (Search Engine Optimization) e SEM, specializzandomi nelle dinamiche dell'ecosistema Google (Google Discover, Google Carousel). Oggi applico questa attitudine all'innovazione anche all'Intelligenza Artificiale avanzata, utilizzandola per ottimizzare i modelli matematici numerici e la precisione predittiva. Al contempo, sostengo attivamente la qualità dell'informazione contrastando l'editoria automatizzata e i contenuti a bassa affidabilità generati in massa dall'AI. Il mio focus principale resta la comprensione della nostra atmosfera. Ho cambiato città diverse volte per vivere in prima persona climi differenti e offrire una conoscenza diretta del tempo. Ho studiato e ricostruito i dati sulle due Piccole Ere Glaciali degli ultimi 2000 anni, sul Riscaldamento Medievale, sulle dinamiche del Vortice Polare Stratosferico e sull'impatto di El Niño e La Niña in Europa. Oggi mi concentro sul nowcasting e sui modelli a lungo termine di NOAA ed ECMWF, con l'obiettivo di creare prodotti di prevenzione efficaci a fronte di un clima che cambierà drammaticamente nei prossimi anni. Privilegio da sempre lo studio rigoroso, la ricerca sul campo e la direzione editoriale rispetto alla visibilità mediatica, scelta che mi ha portato a focalizzarmi sull'analisi approfondita di fenomeni complessi - come il ritiro dei ghiacciai o l'attenuazione della Corrente del Golfo - e a seguire da vicino i dibattiti internazionali, tra cui la Conferenza di Parigi sul Clima (COP21). Oggi esprimo questa autorevolezza coordinando in prima persona le redazioni di Meteo Giornale e Tempo Italia. Nella vita privata, che custodisco gelosamente, mi dedico al volontariato e alla promozione della cooperazione sociale.

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