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      Home » Inquietante raffreddamento della Corrente del Golfo
      A La notizia del giornoA Scelta dalla RedazioneCambiamento climatico

      Inquietante raffreddamento della Corrente del Golfo

      La macchia fredda del Nord Atlantico si espande mentre nel Pacifico cresce un Super El Niño: due segnali oceanici opposti che, insieme, stanno già delineando con largo anticipo il possibile volto del prossimo Inverno tra Stati Uniti, Canada ed Europa.

      Antonio Lombardi
      Antonio Lombardi
      Pubblicato: 04/07/2026
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      14 Min Lettura
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      Contents
      • Atlantico: la Corrente del Golfo si raffredda. Il Super El Niño incombe sull’Inverno 2026/2027
        • Un motore oceanico che rallenta
        • Il cold blob torna e si allarga
        • Le previsioni: il segnale freddo resiste insieme al Super El Niño
        • Il pattern nordamericano, dove oceano e atmosfera si incontrano
        • Inverno 2026/2027, i primi segnali parlano chiaro
        • Credit

      Atlantico: la Corrente del Golfo si raffredda. Il Super El Niño incombe sull’Inverno 2026/2027

      Torna a farsi vedere, e stavolta con dimensioni maggiori. L’anomalia fredda del lontano Nord Atlantico, quella che gli scienziati chiamano cold blob, si sta nuovamente allargando proprio nella regione dove in passato erano comparsi i grandi episodi di raffreddamento oceanico. Le ultime analisi lo confermano, e i dati previsionali suggeriscono che la macchia possa resistere fino all’Inverno 2026/2027.

      Perché ce ne occupiamo? Semplice: l’oceano non vive isolato dall’atmosfera. Le anomalie fredde in quel settore spesso anticipano, o quantomeno segnalano, cambiamenti più ampi nella pressione e nella corrente a getto. E gli eventi passati sono stati seguiti da una configurazione barica invernale ben precisa sul Nord America.

      Nel frattempo, dall’altra parte del pianeta, un potente Super El Niño sta prendendo forma nel Pacifico tropicale, aggiungendo una forzante globale ben più robusta al quadro stagionale. Messi insieme, il freddo atlantico e il segnale del Niño stanno già offrendo indizi piuttosto eloquenti su pressione e temperatura del prossimo Inverno tra Stati Uniti, Canada ed Europa.

       

      Un motore oceanico che rallenta

      Le correnti del Nord Atlantico fanno parte di un grande sistema chiamato AMOC. Questo poderoso nastro trasportatore solleva acque più calde dai tropici verso l’Atlantico settentrionale ed è noto, nel suo tratto centrale, come Corrente del Golfo. Risale tutta la costa orientale degli Stati Uniti, poi piega verso nordest e prosegue fin quasi al Circolo Polare. Le aree fredde che osserviamo di solito nascono nelle porzioni settentrionali, dentro o attorno al giro subpolare, a est di Terranova.

      Questa corrente calda esercita un’influenza diretta sul clima della costa orientale americana e dell’Europa: mantiene gli inverni più miti e le estati più fresche lungo tutta l’East Coast, con effetti particolarmente evidenti in Florida. Trasporta un’enorme quantità di energia dai tropici verso nord. Il punto, però, è un altro. Negli ultimi anni tutti i dati indicano che il sistema AMOC sta rallentando, forse più in fretta di quanto si pensasse.

      Le simulazioni al computer mostrano cosa accadrebbe con un AMOC più debole: riscaldamento dell’oceano lungo la costa est degli Stati Uniti e forte raffreddamento del Nord Atlantico. E indovinate un po’? Le osservazioni reali della temperatura marina disegnano un quadro pressoché identico alla simulazione. Questa firma termica, Golfo caldo e Atlantico settentrionale freddo, è uno degli indicatori più solidi dell’indebolimento in corso, confermato ormai anche dalle misurazioni strumentali dirette.

      Il che ci porta all’oggi, con un nuovo trend di raffreddamento nell’Atlantico del nord. I dati mostrano la formazione e la crescita di una nuova macchia fredda, prevista in essere fino al 2027. E sì, il nome “cold blob” è davvero quello usato dagli scienziati, letteratura compresa.

       

      Il cold blob torna e si allarga

      Come da copione, il raffreddamento si concentra nelle zone settentrionali dell’Atlantico, là dove le correnti iniziano a sprofondare. Ma essendo le anomalie fredde vicine alla superficie, il raffreddamento dialoga anche con i pattern meteorologici persistenti.

      L’ultima analisi della temperatura superficiale del lontano Nord Atlantico, elaborata dal NOAA CRW, mostra un’anomalia fredda molto netta che si estende all’indietro verso l’area della Corrente del Golfo. Un’anomalia decisamente più grande di quella dell’anno scorso, in continuità con il raffreddamento pluridecennale del settore subpolare.

      La media a 7 giorni dell’ultima settimana di Giugno racconta la stessa storia, ma con una struttura più organizzata e stabile: il nucleo freddo principale si riconnette alla Corrente del Golfo e punta verso la costa orientale degli Stati Uniti. Guardando la variazione termica a 30 giorni, il raffreddamento nell’estremo nord atlantico salta all’occhio, così come spiccano, in senso opposto, le anomalie calde del Golfo con chiazze fredde inserite nel flusso.

      C’è poi un confronto ancora più eloquente: la differenza di temperatura superficiale rispetto a un anno fa, sempre per l’ultima settimana di Giugno. Il Nord Atlantico risulta oggi molto più freddo, e a colpire è soprattutto l’area della Corrente del Golfo, con valori inferiori di diversi gradi rispetto al 2025. Nel cuore del cold blob le acque mostrano temperature più basse tra 0,5°C e 2°C rispetto a dodici mesi fa. Un cambiamento tutt’altro che marginale.

      Allargando lo sguardo al pianeta intero, il contrasto è netto: da una parte il freddo atlantico, dall’altra un Super El Niño in piena ascesa nel Pacifico tropicale, con in mezzo anche un’anomalia fredda nell’Atlantico tropicale di cui parleremo in un prossimo approfondimento. Oceano e atmosfera sono legati a doppio filo su scala planetaria: questo schema a tre teste preannuncia dinamiche stagionali di peso.

       

      Le previsioni: il segnale freddo resiste insieme al Super El Niño

      Le ultime proiezioni a lungo termine permettono di seguire l’evoluzione dell’anomalia verso l’Inverno 2026/2027. La previsione per Luglio 2026 mantiene le anomalie fredde nell’estremo nord atlantico, con la connessione fredda verso il flusso del Golfo, mentre nel Pacifico montano le anomalie calde. Un assetto atmosferico davvero particolare.

      E a Dicembre? L’anomalia fredda è ancora lì, con dimensioni simili e con la solita coda gelida dentro la Corrente del Golfo. Non parliamo dunque di un episodio passeggero di qualche settimana, ma di una caratteristica di lungo periodo, utilizzabile come indicatore nelle tendenze a lunga scadenza. La visione globale della stessa previsione di Dicembre esalta il contrasto tra il Super El Niño nel Pacifico e il freddo nordatlantico. Gli oceani fanno da spia e insieme da attori: una combinazione rara e importante per lo sviluppo stagionale.

      L’intero periodo previsionale, da Giugno a Dicembre 2026, elaborato con i dati ECMWF, mostra anomalie fredde che si mantengono e addirittura si rafforzano verso fine anno, mentre il Super El Niño raggiunge il picco nel Pacifico.

       

      Il pattern nordamericano, dove oceano e atmosfera si incontrano

      Per scavare nei decenni passati ci affidiamo come sempre agli strumenti di rianalisi del NOAA PSL, che consentono di correlare dati oceanici e atmosferici su lunghe serie storiche. Ed è emersa una connessione piuttosto chiara: alle anomalie oceaniche giuste, Atlantico settentrionale freddo e acque più calde al largo della costa ovest degli Stati Uniti, corrisponde un pattern atmosferico chiamato PNA, ovvero Pacific North American pattern.

      Un cold blob atlantico in Autunno tende ad accompagnarsi a una PNA positiva in Inverno. Attenzione, non significa che il freddo atlantico causi quel pattern; segnala però un legame esistente, spendibile nelle previsioni stagionali.

      La PNA ha una fase positiva e una negativa e descrive le anomalie di pressione tra il Nord Pacifico e il Nord America. Nella fase positiva, come mostrano le analisi di NOAA Climate, un promontorio di alta pressione si piazza sul nordovest degli Stati Uniti e sul Canada, mentre una bassa pressione si scava sulle aree centrali, meridionali e orientali del Paese, favorendo correnti settentrionali su quelle regioni. Il riflesso termico è coerente: forti anomalie calde sotto l’alta pressione tra il nord degli Stati Uniti e il Canada occidentale, inverni più freddi del normale su sud ed est.

      Riassumendo il concetto in altre parole: storicamente, un’anomalia fredda nel lontano Nord Atlantico è stata spesso seguita da una PNA positiva invernale su Stati Uniti e Canada. Non come causa di un inverno più rigido sull’est americano, ma come campanello di ciò che potrebbe arrivare.

      Quest’anno, però, c’è in gioco un motore ben più potente: il Super El Niño. L’analisi degli inverni durante gli ultimi quattro eventi di questo calibro mostra un pattern sorprendentemente simile alla PNA positiva. Profonda bassa pressione sul Nord Pacifico, alta pressione sul Canada, promontorio caldo sull’Europa, con l’unica differenza di un’alta canadese spostata leggermente più a est. E il confronto tra le fasi ENSO e l’indice PNA conferma il quadro: più El Niño è forte, più la PNA positiva è favorita.

      Insomma, l’anomalia atlantica potrebbe essere anche solo un effetto collaterale di un sistema meteorologico globale che sta virando in modalità Super El Niño. Le anomalie oceaniche, in fondo, fanno spesso da indicatore di cambiamenti su larga scala nell’atmosfera. E quando i tasselli combaciano così bene tra passato e presente, il sistema globale mostra tutta la sua interconnessione, suggerendo con mesi di anticipo la direzione di marcia.

       

      Inverno 2026/2027, i primi segnali parlano chiaro

      Per indicazioni più profonde basta tornare indietro di un decennio, al periodo 2014/2015, quando si osservò uno dei cold blob più intensi della storia recente. Le temperature oceaniche di allora mostrano un pattern familiare: anomalia fredda nel lontano Nord Atlantico, acque più calde al largo della costa occidentale di Stati Uniti e Canada. Esattamente lo schema indicato per uno sviluppo invernale in PNA positiva.

      L’analisi barica di quegli inverni conferma la firma: pressioni più alte su ovest e nordovest degli Stati Uniti e sul Canada occidentale, area depressionaria su est americano, Midwest e Canada orientale. Il risultato termico? Temperature sotto la norma dal Midwest a tutto l’est degli Stati Uniti fino al Canada orientale, complice un nucleo del Vortice Polare posizionato a est, capace di attivare correnti settentrionali su mezza nazione.

      Un’analisi molto simile l’avevamo condotta un anno fa, di fronte a un’area fredda atlantica e a un Pacifico caldo dal sapore analogo, seppur con anomalie più deboli. E la scorsa stagione invernale ha risposto con pressioni e temperature straordinariamente somiglianti al periodo 2014/2016: bassa pressione su Canada settentrionale ed est degli Stati Uniti, blocco anticiclonico sulla Groenlandia, profonda depressione sull’Europa occidentale. Ne è nato un corridoio freddo dal Canada occidentale verso l’est americano, mentre sull’Europa hanno prevalso anomalie calde su settori centrali, occidentali e meridionali, con freddo relegato al nord.

       

      Veniamo alle ultimissime proiezioni per l’avvio del prossimo Inverno. Tutti i modelli prevedono sia il cold blob atlantico sia il pattern pacifico legato a El Niño, quindi la base di partenza è insolitamente solida nonostante la distanza temporale. La previsione barica di Dicembre 2026 del modello ECMWF, affiancata a quella del CanSIPS, mostra in entrambi i casi una robusta PNA positiva: alta pressione sul Canada, profonda depressione sul Nord Pacifico, zona di bassa pressione su centro e sud degli Stati Uniti. Due modelli diversi, un pattern quasi identico. Ha senso: con forzanti globali così marcate, i segnali stagionali diventano più facili da agganciare anche a lunghissima gittata.

      Aggiungiamo un terzo modello matematico, il CFS del centro statunitense CPC, che copre l’intero Inverno 2026/2027. Stessa musica: schema da Super El Niño, PNA positiva sul Nord America e promontorio verso l’Europa. Sul fronte termico, il CFS disegna per Dicembre e poi via via fino a Febbraio un chiaro schema da El Niño, con anomalie calde su nord degli Stati Uniti e Canada e un’anomalia fredda in crescita su settori centrali, meridionali e orientali americani. Un’evoluzione invernale tipica di questi eventi, resa più credibile da un episodio potenzialmente storico.

      Sull’Europa, lo stesso modello mostra invece una tendenza opposta: più ci si addentra nell’Inverno, più crescono le anomalie calde, verosimilmente per la spinta del promontorio anticiclonico da sud, classico marchio di fabbrica degli inverni con Super El Niño.

       

      Riassumendo: la previsione congiunta di Atlantico freddo, Super El Niño e relativi pattern invernali su Stati Uniti, Canada ed Europa calza a pennello con gli eventi del passato, rafforzando la connessione individuata tra queste regioni.

       

      Credit

      • NOAA Coral Reef Watch
      • ECMWF
      • NOAA PSL
      • NOAA CPC
      • Copernicus Climate Change Service
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