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Corrente del Golfo verso il buio del Medioevo

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
08 Giu 2026 - 10:17
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Cambiamento climatico, Meteo News
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Roma sotto la neve. Credit Angelo Cordeschi | Dreamstime.com

(METEOGIORNALE.IT) Il Medioevo viene spesso ricordato come un periodo buio, lugubre si potrebbe dire. Un’epoca però anche molto interessante dal punto di vista architettonico, soprattutto in Italia. Ebbene, sta accadendo qualcosa che con il Medioevo ha in qualche modo a che fare: gli Stati Uniti d’America, il paese leader a livello mondiale nella ricerca meteorologica, quantomeno fino a oggi, su ordine dell’attuale amministrazione di governo hanno deciso di rimuovere ben 900 strumenti di rilevamento oceanico. Apparecchi che misuravano e monitoravano l’andamento della Corrente del Golfo.

 

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Una corrente che perde forza, e l’Europa pagherà le conseguenze

Si tratta di una corrente che, come dimostrato da numerosissime pubblicazioni scientifiche e come evidenziato anche da diversi governi del nord Europa, sta riducendo la propria forza e potrebbe in futuro modificare il clima del nord Europa. A dire il vero, agli Stati Uniti di ciò che fa la Corrente del Golfo importa ben poco: i loro inverni sono noti a tutti, con tempeste di neve che si spingono addirittura fino al Golfo del Messico. Dunque, se in Europa dovessero arrivare fenomeni meteorologici così estremi, magari senza alcun preavviso, agli Stati Uniti questo importa comunque poco.

Eppure questa rimozione di 900 strumenti oceanici, decisa da diversi enti governativi americani, rappresenta un danno per tutti. Quegli apparecchi, come dicevo, stanno monitorando l’AMOC, e senza di essi rischiamo di non conoscere più l’andamento della temperatura, della salinità e della velocità delle correnti. In sostanza, rischiamo di far piombare l’AMOC nel Medioevo, in quell’epoca in cui forse non eravamo nemmeno a conoscenza dell’esistenza della Corrente del Golfo.

E tutto questo accade senza che la politica, anche quella europea, faccia il minimo cenno, senza la minima protesta. Gli Stati Uniti sono ovviamente uno Stato autonomo e possono decidere qualsiasi cosa, anche perché mantenere 900 strumenti oceanici comporta un costo rilevantissimo e le casse americane non versano in buone condizioni. Tuttavia, forse, ci sarebbe dovuta essere una fase di transizione concordata con l’Europa, che è decisamente più interessata degli Stati Uniti alla forza della Corrente del Golfo e all’andamento degli inverni europei.

 

Gli Stati Uniti abbandonano sempre la sorella Europa

Questo dialogo non sta avvenendo, così come accade in altri ambiti: purtroppo gli Stati Uniti stanno abbandonando l’Europa. E gli Stati Uniti sono sempre stati il nostro alleato primario, il nostro punto di riferimento, perché tutti noi siamo cresciuti guardando i film americani, con tutto ciò che ne è derivato; in Europa, se vogliamo, abbiamo adottato molte abitudini statunitensi. Eppure adesso ci ritroviamo abbandonati anche in ambito climatico e meteorologico.

E questo è forse nulla: probabilmente in futuro accadrà dell’altro. È possibile che vengano addirittura bloccate le emissioni dei modelli matematici del NOAA, che oggi sono messe a disposizione di tutta la comunità mondiale. Questo è il rischio.

 

Una transizione che corre troppo in fretta

In questo momento gli Stati Uniti stanno portando avanti una politica che mette in primo piano gli interessi nazionali, cosa più che legittima; allo stesso tempo, però, il cambiamento sta avvenendo troppo in fretta. Così in fretta che altri paesi alleati – alleati a tutto tondo, anche dal punto di vista commerciale, oltre che amici, addirittura fraterni – si ritrovano adesso orfani di questi rilevamenti.

Rilevamenti che probabilmente proseguiranno grazie a società private: non credo che l’intera macchina che effettua queste misurazioni si fermi del tutto, e ci saranno altri strumenti a sorvegliare la Corrente del Golfo. Resta il fatto che questo mettere al primo posto gli interessi americani, per quanto sacrosanto, sta avvenendo con una rapidità eccessiva, tanto da spiazzare i paesi alleati. E alleati lo siamo davvero, quasi fratelli: noi europei e gli americani, che in gran parte hanno proprio origini europee.

Ecco, si stanno staccando dall’Europa anche sul piano scientifico, in questo caso in quello meteorologico e climatico. Non so fino a che punto la situazione potrà essere sostenuta dai vari enti o dalle aziende private, perché tutto sta accadendo in modo rapido e senza preavviso. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.

 

Clima, politica e una preoccupazione che resta

Per il momento, va detto, non sappiamo se la Corrente del Golfo si bloccherà davvero, né quando, anche se diversi studi fissano delle date. Allo stesso tempo, c’è un altro fatto da segnalare: negli Stati Uniti sono spariti, ad esempio, gli incentivi per la transizione energetica. In sostanza, l’attuale amministrazione porta avanti una linea che non intende contrastare il cambiamento climatico di origine antropica: per chi governa oggi, l’uomo non incide sul clima attraverso l’emissione di gas serra.

È possibile che dietro queste scelte vi siano altre motivazioni, ma non sta a noi dirlo. Possiamo soltanto permetterci di essere profondamente preoccupati per quanto sta accadendo.

 

Credit (METEOGIORNALE.IT)

  • Ocean Observatories Initiative
  • Scientific American
  • CNN
  • PBS NewsHour
  • Live Science
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Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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