
(METEOGIORNALE.IT) El Niño da record. Oramai i modelli meteo globali non hanno più alcun dubbio. Stiamo di fatti battendo record assoluti di temperatura superficiale oceanica. Ma allora perché è così importante evidenziarlo? Che conseguenze ha sull’Italia? In questo articolo andiamo a scoprire tutto quello che serve e capiamo se un sistema climatico simile può stravolgere il nostro tempo oppure variare la distribuzione delle piogge.
Cosa emerge
Le simulazioni dei più autorevoli modelli mondiali, in particolare il celebre GFS della NOAA, indicano un progressivo riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale, un vero e proprio campanello d’allarme in materia.
Diverse proiezioni a lungo raggio convergono su uno scenario che potrebbe raggiungere un’intensità molto forte, per non dire estrema. Giova comunque ricordare che, nonostante quanto vi abbiamo appena detto, sussista ancora un certo margine di incertezza riguardo alla sua effettiva evoluzione e al picco massimo che potrà raggiungere. Ma la solfa non cambia. Rischiamo davvero qualcosa di grosso.
Facciamo un incipit
Per comprendere meglio la portata di questo evento, che dovrebbe essere sulle prime pagine dei giornali, è utile ricordare che gli effetti più diretti di El Niño risultano molto lontani da noi, proprio nelle zone pacifiche. Quando le acque superficiali del Pacifico centrale e orientale si riscaldano oltre la norma, aumentano i moti convettivi.
Questo perché, ce lo dice la fisica, l’aria calda e umida tende a salire, favorendo la formazione di nubi e precipitazioni abbondanti in queste regioni. Ecco perché le piogge vengono completamente stravolte in zona equatoriale.
Tantissime precipitazioni tra Perù ed Ecuador, siccità grave in Indonesia e in genere sul Pacifico occidentale. Qui prevalgono condizioni di maggiore stabilità atmosferica, caratterizzate da moti discendenti dell’aria che inibiscono la formazione di nubi e riducono le precipitazioni.

Guardiamo invece a casa nostra
Le proiezioni stagionali elaborate dal Centro Europeo per le Previsioni Meteo a Medio Termine (ECMWF) confermano questo quadro. Le mappe relative all’autunno mostrano una distribuzione delle anomalie di precipitazione tipiche di una fase di Nino molto forte.
Questo comportamento suggerisce che non è soltanto l’oceano a evolvere verso una configurazione tipica di El Niño, ma che anche l’atmosfera comincia a seguire i suoi effetti. A percepirli, in maniera anche netta. E i modelli sanno e cominciano a fiutare questi indizi. Prepariamoci quindi a conseguenze molto importanti.

Un altro aspetto essenziale
Cari lettori, purtroppo c’è da considerare anche il riscaldamento globale. Un problema annoso che i grandi della Terra dovrebbero davvero tenere in conto. E spesso e volentieri non lo fanno. Pensando ad altro. In questo caso, El Niño si manifesterebbe in un contesto climatico globale nettamente più caldo rispetto anche solo a pochi anni fa.
L’aumento delle temperature medie del pianeta può davvero amplificando alcuni effetti, come l’intensità delle precipitazioni nelle aree già predisposte a riceverle. E magari si città più gravi in altre. Quindi prepariamoci a condizioni meteo globali spiccatamente anomale, anche per diversi mesi.
Che cosa succede invece lontano dal Pacifico?
Al di fuori della fascia tropicale, la situazione e ovviamente complessa e gli studi non mancano. Qui gli effetti di El Niño non sono diretti, ma si propagano attraverso modifiche nella circolazione atmosferica su larga scala. Per dirla in maniera più semplice, il fenomeno agisce come un fattore di disturbo che può alterare le precipitazioni, ma solo Dopo tanti mesi e non in maniera prettamente diretta.
A titolo di esempio, in Europa, che è ovviamente una zona spiccatamente extra tropicale, le conseguenze dipendono da come l’atmosfera si riorganizza in risposta al riscaldamento del Pacifico. Questo può tradursi in variazioni dei percorsi delle correnti a getto, nello spostamento delle aree di alta e bassa pressione. Ciò vuol dire che vengono ulteriormente enfatizzati gli estremi. Lunghe fasi di pioggia e altrettante di sole e mitezza. Si chiamano fasi di blocco.

E in Italia?
Come detto, al di fuori dei tropici, non è possibile stabilire una relazione semplice e lineare tra El Niño e le precipitazioni. È un fenomeno che modifica la circolazione globale, ma non possiamo saperlo con precisione in un determinato Paese.
In alcune regioni può favorire condizioni più umide, in altre più secche. Anche l’Italia potrebbe vivere questo tipo di pattern meteo, soprattutto in autunno però. Perché gli effetti non sono tangibili adesso, ma ci vogliono parecchi mesi prima che facciano effetto.
Alla luce di quanto esposto in questo nostro articolo, mentre le evidenze attuali indicano praticamente con certezza la presenza di un El Niño veramente molto forte nei prossimi mesi, gli esperti monitorano con attenzione gli eventuali effetti in zone lontane dal Pacifico stesso.
A livello mondiale avremo un soqquadro generale, ma se guardiamo a casa nostra gli effetti potrebbero essere piuttosto limati. Ciò non toglie che l’autunno potrebbe risultare piuttosto estremo, con ondate di calore tardive e fasi meteo di precipitazioni incessanti e violente. Staremo a vedere.
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