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Il ritorno del gigante: Super El Niño riscriverà il clima globale e il meteo in Italia

Giuseppe Proietti di Giuseppe Proietti
20 Apr 2026 - 12:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Da tempo esperti e climatologi analizzano le condizioni meteo presenti sull’Oceano Pacifico. In particolare, le vaste distese d’acqua della zona equatoriale si stanno surriscaldando a ritmi davvero intensi e anomali. Gli ultimi aggiornamenti provenienti dai principali centri di calcolo meteorologico mondiali non lasciano spazio a dubbi.

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Oramai pare Certo l’arrivo di un evento di El Niño di forte intensità (definito tecnicamente Strong El-Niño).
Non dobbiamo commettere l’errore di considerare questo evento come un semplice e isolato fenomeno oceanico confinato in remote latitudini tropicali.

 

Questo perché El Nino rappresenta il più gigante serbatoio climatico globale di cui disponga la terra. Questo grandissimo e perpetuo rilascio di calore dalle profondità oceaniche verso l’atmosfera scatenerà un vero e proprio effetto domino addirittura su scala planetaria.

 

Potrebbero sentirsi conseguenze a migliaia di chilometri di distanza, condizionando persino l’estate e il successivo autunno anche per l’Europa e, in particolar modo, per l’Italia e il bacino del Mediterraneo. Scopriamo insieme cosa potrebbe succedere.

 

El Niño: Il grande motore del clima globale

Per comprendere la portata di ciò che ci attende, è necessario fare un passo indietro e analizzare il meccanismo alla base di questo fenomeno. Tutto ruota attorno all’ENSO (El Niño-Southern Oscillation), una complessa dinamica accoppiata oceano-atmosfera.

 

Sono termini tecnici, lo sappiamo, ma dobbiamo comunque fare un’anticipazione per far capire ai nostri lettori di che cosa stiamo parlando. È qualcosa di naturale, ovviamente non indotto dal riscaldamento globale di natura antropica. Questa oscillazione coinvolge simultaneamente l’idrosfera (le temperature superficiali e profonde dell’acqua oceanica) e l’atmosfera (la distribuzione della pressione atmosferica e il regime dei venti) in una zona enorme del mondo, ovvero parte del Pacifico orientale.

 

Milioni di chilometri quadrati di distese di acqua. In linea generale, questo grande ciclo climatico continuo è composto da due fasi diametralmente opposte, che si alternano in modo irregolare con cicli che variano dai 2 ai 7 anni, intervallate da periodi di neutralità.

 

El Niño, ovvero la fase calda

Questa configurazione si innesca quando i gli Alisei, i venti costanti che normalmente soffiano in direzione est-ovest, dal Sud America verso l’Indonesia, subiscono un improvviso e drastico indebolimento. In condizioni normali, questi venti spingono le acque superficiali calde verso l’Asia; quando si placano, l’enorme massa d’acqua calda accumulata nel Pacifico occidentale è come se scivolasse verso Oriente.

 

Il tutto, andando ad infrangersi e ad accumularsi contro le coste occidentali del Sud America (principalmente Perù ed Ecuador). Di conseguenza, il Pacifico orientale si scalda molto al di sopra delle medie storiche. Questo calore anomalo favorisce una massiccia evaporazione.

 

Siccome stiamo parlando di una massa d’acqua enorme, c’è il rilascio di immani quantità di calore latente e vapore acqueo nella troposfera, spostando i centri di bassa e alta pressione. E stravolgendo le condizioni meteo di buona parte del globo

 

 

La Niña, cioè la parte fredda

Rappresenta l’esatto opposto del Niño. Durante questa fase, i venti Alisei soffiano in modo molto più violento ed energico del normale. Questo non solo ammassa ancora più acqua calda verso le coste del sud-est asiatico e dell’Australia, ma innesca un potente fenomeno di upwelling (risalita) lungo le coste sudamericane. Questo fa sì che ci sia un raffreddamento delle zone equatoriali. Pure qui c’è una modifica delle intere circolazioni globali, seppur in modo diverso. Gli effetti ovviamente sono diversi ma non li tratteremo in questo articolo.

 

 

L’innesco di un Niño-Strong

Secondo le proiezioni più recenti e accreditate elaborate dai supercomputer del Centro Europeo per le Previsioni Meteorologiche a Medio Termine (ECMWF), nei prossimi mesi, in particolare a cavallo tra fine estate e tutto l’autunno, le acque del Pacifico equatoriale subiranno un riscaldamento estremamente rapido. Questa accelerazione termica darà il via ufficiale al fenomeno conosciuto come El Niño Strong.

 

In climatologia, si parla di un evento forte quando la vasta lingua di acqua calda oceanica che si estende dalle coste sudamericane verso il centro del Pacifico registra un’anomalia termica positiva superiore ai 2 gradi rispetto alla media climatologica di riferimento. Facciamo subito un resoconto importante. Può sembrare un numero esiguo, ma applicato a milioni di chilometri quadrati di oceano, si traduce in un’energia termica supplementare sbalorditiva. Miliardi e miliardi di kilojoule.

 

È una quantità di calore più che gigantesca, useremmo dire colossale, che l’oceano inizia a trasferire direttamente nell’atmosfera soprastante. Questo trasferimento altera in modo profondo la circolazione delle celle convettive di Hadley e di Walker, andando a deviare la traiettoria delle correnti a getto su scala planetaria. Ne consegue che tutti i fiumi d’aria che regolano le perturbazioni a livello mondiale vengono letteralmente stravolti.

 

Effetti a catena

Facciamo una metafora per far capire ai nostri follower il discorso che stiamo trattando in questo nostro lungo e articolato lavoro. Un Super El Niño funziona come un gigantesco termosifone acceso per l’intero pianeta. Sappiamo che è un po’ forte ma funziona bene

 

. Il calore immesso dall’oceano si va inevitabilmente a sommare al riscaldamento globale di origine antropica (causato dalle emissioni di gas serra). Oltretutto, i dati ci dicono una cosa inoppugnabile. Non è una coincidenza statistica che gli anni caratterizzati da un forte evento di El Niño coincidano quasi matematicamente con i record assoluti di caldo a livello mondiale. Ecco perché dobbiamo preoccuparci per quello che accadrà Nella seconda metà dell’anno. Non tanto sul nostro paese, ma per quanto riguarda le intere medie climatiche mondiali.

 

 

Degli esempi

Poiché l’acqua calda superficiale (e di conseguenza le imponenti nubi cumuliformi cariche di pioggia) si è spostata verso le coste delle Americhe, intere macro-regioni come l’Australia, l’Indonesia, le Filippine e gran parte del Sud-est asiatico rimangono letteralmente a secco.

 

In queste vaste aree, un El Niño Strong è tragico sinonimo di siccità severa e prolungata. Roba che non cresce più nulla, che si secca tutto, le piante muoiono. I raccolti agricoli rischiano la decimazione, le risorse idriche si prosciugano e si assiste a un aumento drammatico del rischio di vasti e indomabili incendi boschivi, capaci di distruggere milioni di ettari di foresta. Capite che disastro?

 

Sul lato opposto del bacino oceanico, le coste di Perù, Ecuador e la parte meridionale degli Stati Uniti (inclusa la California meridionale e l’area del Golfo del Messico) vengono investite da perturbazioni a catena. L’eccesso di vapore acqueo genera precipitazioni torrenziali continue, portando a un elevato rischio di alluvioni lampo, frane, smottamenti e pesanti danni alle infrastrutture. Oltre a dare maggior forza ad alcuni tipi di insetti che amano il clima mite e umido.

 

Ma torniamo all’Italia

Ovviamente, ai nostri lettori più che sapere com’è il tempo nelle zone indonesiane o ecuadoregne, vogliono sapere com’è in Italia. Il legame tra le anomalie del Pacifico e il clima europeo è chiamato dagli esperti con il termine di teleconnessione.

 

È un legame meno diretto e molto più complesso rispetto a quello che si verifica nelle Americhe, poiché l’onda d’urto atmosferica viene nettamente smorzata dalla distanza geografica. Ciò non toglie che, un Pacifico equatoriale così anomalo tende a far ondulare la corrente a getto globale in modo marcato. Storicamente, quando c’è un Nino particolarmente forte sono maggiori le possibilità di incursione dell’anticiclone africano anche a stagione inoltrata.

 

Questo vuol dire che nella seconda parte dell’estate e soprattutto in autunno potremmo avere delle anomalie marcate per quanto riguarda le temperature. Di conseguenza, più che per l’estate calda. (che ovviamente sarà così perché oramai il Trend meteo climatico è quello), il vero pericolo si nasconde nei mesi successivi.

 

L’eredità di una stagione estiva dalle temperature così elevate è un Mar Mediterraneo che subisce vere e proprie “ondate di calore marino”, immagazzinando una quantità di calore fuori norma. Il Mare Nostrum si trasforma così in un colossale serbatoio di energia potenziale.

 

Occhio alla stagione autunnale

Parallelamente, con l’arrivo dei mesi autunnali l’anomalia climatica globale indotta da El Niño favorisce un pattern del tutto nuovo della circolazione atmosferica europea: la corrente a getto tende ad abbassarsi di latitudine, spingendo continui treni di perturbazioni atlantiche, cariche di aria più fresca e instabile, verso la nostra penisola.

 

Quando queste masse d’aria fredda e instabile in quota scivolano sopra la superficie letteralmente bollente del mare, il contrasto termico e igrometrico diventa esplosivo. Questo scenario meteorologico si traduce in un possibile aumento di fenomeni estremi e alluvionali.

 

Purtroppo sappiamo bene che la stagione autunnale sta diventando sempre più complessa e rischiosa. Non è detto che sicuramente ci saranno alluvioni, però in un clima più caldo vuol dire che evapora più acqua e pertanto ne può cadere di più di un tempo.

 

 

Concludiamo dicendo che…

In questo articolo non abbiamo fatto trattato di previsioni. Sono scenari a lunghissima scadenza. Ciò che i modelli fisico-matematici ci permettono di fare oggi, con un buon grado di affidabilità, è delineare un quadro climatico generale e tracciare una solida tendenza di fondo su ciò che potrebbe attenderci.

 

Diciamolo. Non potremo mai dire se a inizio autunno farà tanto caldo o se un determinato giorno di settembre sarà piovoso. Possiamo però affermare, con ragionevole sicurezza, che avremo una seconda parte dell’estate e tutto un autunno ha rischio concreto fenomeni intensi e ondate di calore tardive. Ecco perché questi sono solo scenari che andranno confermati. Saranno le previsioni meteo che faremo nei prossimi mesi a dirci se un determinato giorno risulterà particolarmente perturbato o meno.

 

CREDIT

  • NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration

  • NASA – Global Climate Change

  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts

  • WMO – World Meteorological Organization

  • Nature Climate Change – Scientific Journal (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: clima autunnoEl Ninoeventi estremimeteo Italiapacifico equatorialeriscaldamento globalesiccità australia
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