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È già partita la stagione dei fenomeni meteo violenti: dobbiamo conviverci a lungo

Giuseppe Proietti di Giuseppe Proietti
08 Mag 2026 - 12:00
in A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Cari lettori, se seguite qualche cronaca meteo degli ultimi giorni capite che la stagione dei fenomeni estremi è già partita. Dopo i violenti temporali del 19/20 aprile, ecco quelli intensi tra Lombardia e Veneto del pomeriggio del 6 maggio. Ma che cosa sta succedendo al nostro clima? Ma è vero che i temporali stanno diventando sempre più forti? Lo scopriamo insieme in questo nostro nuovo articolo.

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Non sono solo sensazioni

Quello che fino a pochi decenni fa veniva considerato un fenomeno raro, oggi diventa qualcosa di quasi normale, o perlomeno piuttosto frequente. Raffiche di vento furiose, grandinate enormi e trombe d’aria sono sempre state delle manifestazioni meteorologiche presenti nel nostro clima. Ma ultimamente sono diventate davvero molto più frequenti.

 

l motivo principale è legato al fatto che i temporali moderni si sviluppano in con condizioni termodinamiche piuttosto diverse rispetto al passato. Mare, suolo e atmosfera contengono oggi molta più energia rispetto a qualche decennio fa. Le temperature medie sono aumentate in modo netto, con tutto quello che ne consegue non solo sulle medie tipiche di riferimento, ma pure sui fenomeni violenti. Così facendo, l’aria riesce a trattenere quantità sempre maggiori di vapore acqueo.

 

Per innescare un forte temporale basta spesso poco: un fronte freddo, una massa d’aria più fresca in quota, una piccola perturbazione o un cedimento dell’alta pressione. Cose che c’erano ovviamente anche un tempo, ma che ora producono a delle conseguenze ben diverse. Quando questi elementi entrano in contatto con l’aria molto calda e umida presente nei bassi strati, si sviluppano rapidamente cumulonembi più forti di un tempo, in tutte le stagioni. Ovviamente l’apice è tra maggio e agosto.

 

Occhio anche al mare

Può sembrare fuori discorso, ma ruolo fondamentale è giocato dal Mediterraneo, che si sta riscaldando molto più rapidamente rispetto alla media globale. Secondo diverse analisi climatiche, il mare nostrum aumenta la propria temperatura a una velocità fino al doppio rispetto a quella del pianeta.

 

Non a caso si chiama hotspot globale. Basti pensare che, secondo Copernicus, sue acque hanno già superato mediamente +1,5°C rispetto all’era preindustriale, con anomalie ancora più marcate durante le intense ondate di caldo estive. Oramai le ondate di calore marino sono sempre più frequenti e durature.

 

Un mare più caldo fa evaporare tanto più vapore acque. Questo significa che enormi quantità di umidità vengono rilasciate nell’atmosfera anche durante la notte.. Nei fenomeni temporaleschi il vapore rappresenta il carburante principale: maggiore è l’umidità disponibile, maggiore sarà l’energia che il temporale potrà sviluppare. Ecco perché, soprattutto nelle zone bagnate dal mare e in quelle prospicienti, i rovesci temporaleschi diventano sempre più torrenziali.

 

Non è qualcosa di slegato. Anche un mare più caldo della media può alla lunga sfornare fenomeni meteo sempre più estremi. Non parliamo di certezza, ma solamente di statistica.

 

Qualche dato

Le persone esperte capiranno sicuramente qualcosa da questo capitoletto. Uno degli elementi che possono far nascere supercell e temporali violenti è la combinazione tra elevata energia potenziale convettiva e wind shear. Il CAPE, ovvero l’energia disponibile per la convezione, misura la quantità di energia che una massa d’aria può utilizzare per sviluppare moti verticali intensi. Nel Mediterraneo odierno si registrano sempre più spesso valori superiori a 2000 J/kg, con punte di 3000-3500 durante le ondate di calore feroci estive. Si tratta realmente di valori estremi se considerati alle nostre latitudini.

 

A questa enorme disponibilità di energia si aggiunge il cosiddetto wind shear, cioè la variazione di velocità e direzione del vento con la quota. Proprio per la tipica conformazione della Valle Padana, quando in quota arrivano correnti da sud ovest, c’è un forte richiamo da sud-est nei bassi strati.

 

Questo fa sì che le diverse inclinazioni dei venti possono generare con maggiore frequenza e le supercelle. Si tratta di fortissimi temporali, caratterizzati da una rotazione interna chiamata mesociclone. Questi sistemi riescono a rigenerarsi continuamente e possono colpire con enorme violenza, tra raffiche di vento furibonde e grandine gigantesca.

 

Uragani mediterranei, cicloni, forti temporali e grandine grossa. Purtroppo sono tutte caratteristiche dove con cui dovremmo convivere sempre più a lungo durante il corso dell’anno.

 

Cosa è cambiato

Fino a pochi decenni fa, la contemporanea presenza di CAPE elevato e forte wind shear nel Mediterraneo era relativamente rara. Oggi invece questa combinazione si presenta con frequenza crescente, soprattutto tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno.

 

La stagione temporalesca si è infatti allungata: il mare caldo continua a fornire energia anche nei mesi autunnali, mentre i fenomeni più violenti possono capitare sia nel cuore dell’autunno e addirittura a inizio inverno. Inoltre la primavera è da sempre stata una stagione piuttosto a rischio, soprattutto nella sua parte finale

 

. Avere una grandinata su un comune pedemontano può essere considerata normale. C’era anche un tempo e c’è tuttora. Quello che preoccupa è la paura Ogni volta che piove. Il rischio di avere fenomeni meteo estremi, per non dire violenti, addirittura ogni qualvolta ci sia un fronte freddo.

 

Questo perché le risalite calde (le masse d’aria sahariane) sono molto più intense e roventi di un tempo. Ne consegue che, il primo cedimento dell’alta pressione o all’arrivo di aria fredda da nord, si creano sempre le condizioni meteo climatiche perfette per lo sviluppo di temporali estremi.

 

Grandine sempre più frequente nelle prossime stagioni estive? La risposta è sì e potrebbe addirittura partire già in primavera e concludersi in autunno.

 

CREDIT

  • World Meteorological Organization (WMO)

  • Copernicus Climate Change Service (C3S)

  • Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC)

  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)

  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) (METEOGIORNALE.IT)

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