
Effetto serra ed emissioni umane: una premessa necessaria
(METEOGIORNALE.IT) Il cambiamento climatico che si sta verificando negli ultimi decenni viene attribuito all’eccessiva attività umana e all’immissione dei cosiddetti gas serra in atmosfera, che poi innescano ulteriori processi: ad esempio nel mare, nei ghiacciai e nel permafrost, da dove si liberano altri gas ancora più dannosi per quanto concerne l’incremento dell’effetto serra.
L’effetto serra, è bene ricordarlo, è una condizione del tutto normale. In caso contrario il nostro pianeta avrebbe una temperatura ben differente: notti gelide e giornate terrificanti per il grande calore. Invece l’effetto serra consente temperature più omogenee, che favoriscono la vita sul nostro pianeta da milioni di anni. Tutto questo avviene attraverso una combinazione di gas serra: quando alcuni elementi crescono a dismisura, si ha un aumento della temperatura; quando invece diminuiscono, si verifica un drastico crollo. A volte, però, si può avere un aumento di gas serra anche per cause naturali, come durante le eruzioni vulcaniche, in seguito alle quali si realizza un sensibile abbassamento della temperatura media. Sono episodi che si sono ripetuti anche nel passato.
Il clima è sempre cambiato, ma mai così in fretta
Il clima è sempre cambiato: basta pensare alla piccola era glaciale avvenuta fra il 1500 e la fine del 1800, oppure a quella ancor più intensa che si è registrata dopo l’anno 500 d.C. Tutte queste situazioni sono state chiarite, in modo approssimativo, dalla scienza. Non disponiamo di dati numerici certi se non per alcune rilevazioni effettuate su talune stazioni meteo operative intorno ai primi del 1700. La temperatura degli anni precedenti è soltanto stimata.
Negli ultimi decenni, però, il progresso tecnologico ci ha consentito di avere dei super-osservatori dal cielo, i satelliti, e il pullulare sempre più denso di stazioni meteorologiche, tutte conformi ai crismi richiesti dal WMO, l’organismo di riferimento mondiale per clima e meteorologia (possiamo definirlo così, in maniera semplice).
Le ondate di calore che si stanno verificando in particolare dopo il 2003, specialmente durante la stagione estiva, sono state particolarmente rilevanti. Inoltre, a partire dal 2020 abbiamo osservato un incremento di queste fasi roventi in intensità e in durata; nello stesso periodo è aumentata, ad esempio, la CO₂, che è un gas serra. Contestualmente, secondo altre ricerche, sono cresciuti anche altri gas serra: pensiamo alle emissioni di metano per via naturale, dovute proprio all’aumento della temperatura globale. Anzi, l’incremento della temperatura dovuto alle attività umane fa crescere altri gas serra che a loro volta aumentano ulteriormente la temperatura globale, tanto che il nostro pianeta continua a misurare, mese dopo mese, temperature fra le più elevate mai registrate. Si parla, è bene chiarirlo, della temperatura media mondiale, quindi dell’intero globo.
L’Europa, hotspot del Riscaldamento Globale
Dobbiamo ora analizzare ciò che succede a casa nostra, in Italia, e a margine quello che capita in Europa. Il vecchio continente viene definito l’hotspot del cambiamento climatico, perché più che in altri continenti si sta verificando un riscaldamento del clima e una variazione delle stagioni assai sensibile.
Notevole è il cambiamento delle stagioni invernali, molto visibile perché in molte località – non solo in Italia, ma anche in numerose aree d’Europa – non cade più la neve che invece scendeva un tempo; si registrano meno gelate invernali e un clima della stagione fredda decisamente meno rigido.
Durante l’estate, invece, sta succedendo un evento meteorologico che crea grande disagio: le ondate di calore. Queste generano enorme malessere soprattutto in quelle aree europee dove i climi sono generalmente caratterizzati da aria fresca, soprattutto di origine oceanica. In quei paesi si realizzano ondate di caldo improvvise, spesso fulminee, che portano la temperatura a livelli anche superiori a quelli che stiamo registrando in Italia. In questi giorni, per fare un esempio, ci attendono temperature record per il mese di maggio a Parigi e a Londra, con valori approssimativamente attorno a 32°C. Maggio non è estate: siamo ancora in primavera meteorologica, l’estate meteorologica inizierà il primo giorno di giugno. Eppure stiamo misurando, sia in molte aree d’Europa sia in Italia, ormai temperature estive: sembra proprio che siano arrivate non solo l’estate, ma anche un’ondata di caldo.
Pianura Padana finirà sotto la cappa con punte critiche fino a 37°C
Una massa d’aria proveniente dalle regioni subtropicali, quindi dal Nord Africa, associata a un’alta pressione si è dapprima estesa verso la penisola iberica e la Francia, poi si è espansa verso l’Italia, dove le temperature sono in rapido aumento. Nei prossimi giorni è atteso un grosso picco di calore soprattutto sul settore nord-occidentale italiano: le regioni del Nord Italia subiranno temperature elevatissime, tanto che i più sofisticati modelli matematici di previsione prospettano picchi sino a 37°C nella pianura piemontese, 36°C in quella lombarda ed emiliana, 34°C in quella friulana e 35°C nel sud della pianura veneta. Si tratta di temperature decisamente elevate, ben superiori alla media.
L’ondata avrà meno efficacia nelle regioni meridionali, dove invece affluisce un po’ di aria fresca proveniente dai Balcani. Tenete conto che, ad esempio, verso la Russia scende addirittura aria fredda dalle regioni artiche e si parla di un tempo inclemente: sono le classiche onde generate dalle correnti atmosferiche, dove da una parte si registra una risalita di aria calda e dall’altra una discesa di aria fredda. Il cambiamento climatico di cui ho fatto cenno ha però ridotto la velocità di propagazione di queste onde e quindi si generano condizioni di blocco atmosferico: sostanzialmente il tempo rimane come ibernato, bloccato. Le ondate di caldo perdurano per lunghi periodi, così come quelle di freddo o di maltempo, alterando sensibilmente il clima su alcune aree. Parliamo, ovviamente, di un clima che può avere un riflesso di settimane o anche di qualche mese. In questa maniera si generano situazioni che possiamo anche definire di meteo estremo, un meteo estremo soprattutto per quanto riguarda il caldo: bisogna dire che è questo l’evento atmosferico prevalente.
Precipitazioni più rare ma più violente
Il cambiamento climatico non sta causando soltanto alte temperature, ma anche un’alterazione della piovosità media: generalmente in tutto il pianeta si registrano precipitazioni meno frequenti, ma più intense. Si creano dunque condizioni meteorologiche estreme dal punto di vista delle precipitazioni: abbiamo piogge talmente violente da originare nubifragi particolarmente pericolosi, che mettono a repentaglio anche la sicurezza delle persone e creano danni, oppure vere e proprie alluvioni. Allo stesso tempo, però, si generano anche condizioni di scarsità di pioggia per lunghi periodi, con deficit mensili spesso colmati da piogge cadute in tempi brevissimi: il totale di pioggia che cade in quel mese, dunque, magari non è cambiato secondo le medie, ma è variato il numero di giorni di pioggia. Lo ripeto, sempre in linea generale.
Dove invece la temperatura è attorno a 0°C o al di sotto, la precipitazione piovosa si trasforma in neve, ed ecco le grandi nevicate; ciò non significa che fa più freddo che in passato, anzi: è esattamente il contrario. Secondo la fisica dell’atmosfera, infatti, per ogni grado Celsius di aumento della temperatura del pianeta cresce di circa il 7% l’umidità che l’atmosfera riesce ad assorbire. Un’atmosfera più calda ha dunque un’umidità maggiore: rispetto al periodo preindustriale, dato che il nostro globo è circa 1,5°C più caldo, abbiamo un’umidità atmosferica attorno al 13% superiore. Può sembrare poco, ma in termini specifici e a livello locale sono grossi numeri, e sono questi a generare gli eventi meteorologici estremi.
Tutti i servizi meteo del mondo si stanno attrezzando per il cambiamento climatico, sviluppando modelli matematici sempre più sofisticati al fine di prevedere il meteo estremo che – come sappiamo – può essere di caldo, di freddo, di precipitazioni ma anche di siccità. Tuttavia i cambiamenti climatici sono così veloci che non si riesce a stargli appresso. Contestualmente cambiano anche le abitudini delle persone, e quindi cambia l’edilizia, cambia soprattutto l’agricoltura: alcune colture che in passato non potevano essere coltivate perché il clima non lo consentiva ora vengono prodotte sempre più a nord.
Quando in passato faceva caldo: confronti fuorvianti
Ci sono ovviamente coloro che ci diranno, ancora una volta, che anche in passato faceva caldo, e che anche in passato è successo, ad esempio, che i vichinghi conquistassero questa o quell’area perché magari non c’erano i ghiacci. Innanzitutto in quei periodi non avevamo termometri per misurare quanti gradi ci fossero, perciò ci si muove sul terreno delle ipotesi. Ma ciò che sta accadendo negli ultimi anni è la rapidità con cui il clima sta cambiando, ed è questo a preoccupare molto di più rispetto all’aumento della temperatura in sé.
Un altro problema non da poco è che sul nostro pianeta siamo svariati miliardi e che le temperature, nei loro valori estremi, stanno crescendo parecchio soprattutto nelle aree più densamente popolate, anche – fra l’altro – in quelle povere. In India, ad esempio, sono morte migliaia e migliaia di persone; alcuni cronisti hanno misurato e pubblicato sui giornali e su riviste scientifiche come moltissime abitazioni, purtroppo la maggioranza, abbiano un isolamento termico assolutamente inefficace: si raffreddano durante gli eventi di freddo e si surriscaldano a dismisura durante le ondate di caldo. Pensiamo, tanto per fare un esempio, alle case con il tetto di lamiera.
Nei paesi occidentali abbiamo la fortuna di poter rinfrescare le abitazioni, ma non tutti possiamo permettercelo. C’è chi detesta il climatizzatore e poi però è costretto a usarlo, perché patisce il grande caldo e magari soffre di alcune patologie, come quelle cardiocircolatorie. Ogni anno, infatti, nell’Europa occidentale, nel Nord America e in altri paesi, migliaia di persone muoiono per le ondate di calore.
Politica e clima: una sintonia mancata
Tutto ciò è stato ben documentato soprattutto nei paesi dove il cambiamento climatico viene preso sul serio: tra questi, la Francia, la Spagna e, nel caso delle Isole Britanniche, il Regno Unito. In Italia questo cambiamento climatico, negli ultimi anni, non è preso molto sul serio anche per ragioni di politica.
Purtroppo la politica è entrata nel clima e in alcuni paesi – come ad esempio gli Stati Uniti d’America – è addirittura vietato agli enti pubblici utilizzare termini che indichino il cambiamento climatico. Molti siti web sono stati persino sospesi o chiusi, e sono state licenziate migliaia di persone. Questa è la dura realtà. Fra l’altro, gli Stati Uniti d’America erano il paese al mondo che offriva maggiori informazioni; in assenza di queste, altri paesi stanno dando notizie. Sempre negli Stati Uniti d’America, comunque, numerosi fondi privati finanziano studi di ricerca e, per fortuna, la ricerca non si è fermata.
Che il cambiamento climatico sia una realtà di questi ultimi anni, che corra così veloce e che la sua causa sia l’uomo dovrebbe portarci a decisioni drastiche a livello globale. Ci sono paesi sul nostro pianeta che neanche immaginiamo: da grossi inquinatori che lo erano fino a qualche anno fa, sono diventati portavoce del cosiddetto green e dell’energia rinnovabile. Fra questi paesi c’è la Cina: molti di voi avrebbero risposto altri paesi europei, e invece a sorpresa è la Cina a sfondare sotto questo aspetto. Ovviamente anche in Europa si fa tantissimo: molti paesi sono addirittura quasi autosufficienti per la produzione di energia rinnovabile, ma ci sono ancora molte situazioni da chiarire, perché l’energia rinnovabile è qualcosa che avviene troppo recentemente, ha bisogno di essere migliorata e soprattutto necessita di materie prime piuttosto rare; da qui sorgono altre problematiche non indifferenti.
Estate 2026: cosa ci dicono i modelli stagionali
Nel frattempo stiamo per affrontare l’estate 2026. I modelli climatici stagionali ci dicono che sarà un’estate calda, calda. Innanzitutto non ci sarà El Niño a procurarci guai: i guai semmai ci saranno nel 2027, ma siamo ancora lontani. Per il 2026 si prevede un’estate molto calda; le probabilità che possa essere rovente, addirittura come gli ultimi cinque, sono di almeno il 50% secondo alcuni studi. Un 50% non è poco, è abbastanza: c’è solo da augurarsi che ci siano dei margini di errore e che si verifichino condizioni capaci di alterare, localmente nel nostro continente, gran parte o parte della stagione estiva, portandoci correnti oceaniche. Questo addolcirebbe sensibilmente il clima della stagione che stiamo per affrontare e magari questo grande caldo dell’inizio dell’estate, che già vivremo nella fine della primavera, potrà essere soltanto un evento isolato. Ma purtroppo è molto difficile che accada: sono forse soltanto sogni a occhi aperti.
Credit (METEOGIORNALE.IT)
- Copernicus Climate Change Service – European State of the Climate 2025
- WMO – State of the Global Climate 2025
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- European Commission – Europe’s warming accelerates beyond global trend
- Royal Meteorological Society – State of the Global Climate 2025